Ieri notte ho fatto un sogno. In sé non è una notizia molto interessante: secondo gli esperti tutti sogniamo, ma non tutti ricordano le proprie esperienze notturne, e io, appunto, sono fra quelli che non le ricordano. Il sogno della notte scorsa, però, me lo ricordo bene. Così bene che quasi mi sembra di confonderlo con la memoria di un fatto realmente accaduto.

Il sogno cominciava con una mia soggettiva, come se fosse un film e la macchina da presa riprendesse la scena davanti ai miei occhi. Vedo un incidente stradale: c’è molta gente, ma è come se tutti mi impedissero di vedere. Allora decido di avvicinarmi per osservare meglio. Mentre mi avvicino, qualcuno si fa da parte e finalmente noto che non c’è nessun ferito. Quello che credevo fosse un incidente, di fatto non esiste.

Poi si fa avanti una delle persone che sono lì sulla strada e, con un sorriso, mi dice che è stato tutto uno scherzo fatto a “quell’altro”. All’inizio non capisco chi possa essere “quell’altro”, ma arrivo a pensare che, se nessun incidente è realmente accaduto, allora quello che la gente sulla strada vuole far credere è un incidente simulato ai danni di “questo altro” non ben identificato.

Il tutto però è così strano. Penso: perché dovrebbero fare uno scherzo a quest’altro individuo? Il tipo che mi ha parlato prosegue dicendomi che vogliono che quell’altro creda che ci sia stato un incidente; ma non basta, vogliono che creda ci sia stato anche un morto. Di tutto questo, naturalmente, non mi danno alcuna spiegazione, e anche io non ne chiedo. È quasi come se non ce ne fosse bisogno. Ecco la logica allucinatoria dei sogni: prendo il fatto come una cosa normale, anche se una parte di me non può ignorarne la stranezza.

Vado a casa e c’è mio cognato seduto a tavola. Per una volta non mi fa paura. In effetti non ho molto da temere da lui; mi chiedo, in quel momento, come mai ne avessi avuta così tanta. Poi guardo fuori dalla finestra e vedo il granaio del vicino. Noto che c’è qualcosa che non va: nella notte scorgo delle luci gialle e rosse che illuminano il buio. Sono dei piccoli incendi. Me ne accorgo solo ora: piano piano, l’incendio avanza e comincia a bruciare anche il granaio.

Ma non vedo nessuno, là fuori nella notte, fare qualcosa per spegnere le fiamme. Non vedo né vigili del fuoco né polizia, neanche un’anima che si dia da fare. Allora guardo mio cognato, che intanto si è accostato alla finestra e si è accorto di quello che sta succedendo. Non ci diciamo nulla: usciamo di casa e andiamo verso il granaio. Le fiamme divampano e ci diamo da fare con quello che troviamo per tentare di placare l’incendio.

Tutt'a un tratto, come se niente fosse, il fuoco si spegne da solo così torniamo a casa. Mentre arriviamo, penso al primo incidente, a quell’altro che doveva essere la vittima dello scherzo, e al granaio in preda alle fiamme che si è spento quasi da solo. Penso se ci sia qualche relazione tra i due fatti.

Sto per parlare, mi volto verso mio cognato ma mi accorgo che non c’è, non è dietro di me. Guardo in giro e non vedo nessuno. Apro la porta e subito una luce accecante mi investe. Quando i miei occhi si abituano alla luce, mi accorgo che ci sono alcuni dei miei amici davanti a me, che cominciano a dire sghignazzando: «Ci sei cascato, eh!».

Allora capisco: “quell’altro” a cui fare lo scherzo probabilmente sono io. 

Faccio delle domande e uno dei miei amici sta per rispondere quando mi sveglio.

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