Una volta o l'altra ci sarebbe rimasto secco.
Così Bruno pensava del vecchio.
Lo vedeva arrancare tutti i giorni dalla casa all'orto. Pochi passi, ma nell'ultimo anno erano diventati parecchi.
Il Camillo aveva novant'anni, forse novantuno – Bruno non ricordava – e, a quell'età, un anno è lungo, come quando si è bambini.
Fino a due estati prima, il Camillo annaffiava, potava, raschiava, zappava... ma erano due estati prima.
«Il caldo», diceva, ed era vero perché, ogni anno, le estati erano più calde e più secche (e a questo punto il Camillo ci infilava il ricordo di quando era ragazzo e la neve cadeva a novembre e almeno due dita di bianco le lasciava sempre, sui monti e sui campi, fino ad aprile, come a ricordare a tutti che l'inverno era roba sua). Oppure: «È stata la caduta dell'altro autunno», quando era scivolato uscendo di casa, ed era vero (a volte il Camillo aggiungeva che non era una caduta stupida perché non esistono cadute intelligenti). Oppure: «Sono le medicine: abbassano la pressione», ed era vero anche quello.
Ma la verità vera era che erano gli anni, però questo non c'era bisogno di dirlo.
Così, tutti i giorni, dal terzo piano della villetta, Bruno vedeva il Camillo uscire dal piano terra e dirigersi verso l'orto con il passo lento e incerto di una lumaca sorpresa dal sole di mezzogiorno e si diceva che, una volta o l'altra, il vecchio ci sarebbe rimasto secco.
Magari l'avrebbero trovato così, con una mano aggrappata a un cespo d'insalata come alla vita che stava andando via.
Si chiedeva se fosse il caso di riferirlo alle figlie o alle nipoti, che venivano a trovarlo a turno. Pulivano, rassettavano, cucinavano – tutta roba che al Camillo non piaceva: ogni giorno se ne sentivano i brontolii poco prima della campana di mezzogiorno. Facile che avessero proibito al vecchio di trafficare nell'orto: di quello si occupavano i generi, e facile che lui, a bella posta, disobbedisse.
Forse era il caso di dire a una delle figlie che il Camillo se ne stava anche un'ora, un'ora e mezza, chino a terra a strappare erbacce che, probabilmente, vedeva solo lui.
Il vecchio rischiava davvero di lasciarci la pelle e, anche se le figlie avessero risposto a Bruno di farsi gli affari suoi, pazienza.
Per questo Bruno rimase sorpreso quando la maggiore gli domandò se poteva chiedere al vecchio di metter da parte un po' d'insalata anche per lui, per Bruno, quando andava a coglierla.
Bruno rimase interdetto e, lì per lì, farfugliò qualcosa che doveva essere stato un sì.
Magari, si disse continuando a riflettere, le figlie si erano rassegnate alle intemperanze del Camillo. O magari si erano proprio stufate e questo era un modo come un altro di sbarazzarsene. Che avessero bisogno di soldi? Una delle nipoti era una ragazza madre e sta' a vedere che...
Quell'anno, per l'appunto, aveva preso a lasciare tutti i giorni, per un'ora o due, la bambina dal nonno, anzi bisnonno. Lei, invece, la nipote, se ne andava a fare la cassiera nel supermercato di un paese a una dozzina di chilometri.
La bisnipote, Beatrice, l'anno prima zampettava appena, ma quell'estate correva con il saltellante, goffo, erratico incedere dei bambini piccoli.
Com'era quella faccenda degli anni che passano in modo diverso?
Così adesso ne aveva due da tenere d'occhio, si diceva Bruno – e subito soggiungeva che, dopotutto, non erano affari suoi.
Tant'è che, come da richiesta, domandò al vecchio Camillo di mettergli da parte un po' d'insalata.
E poi il vecchio non sembrava stare poi così male, anche se l'estate era calda, calda davvero, e il Camillo ripeteva che, quando era ragazzo, l'acqua d'agosto rinfrescava il bosco (Ferragosto non era lontano e, con esso, l'inizio del declinare del sole verso settembre), non era mica detto che, quell'anno, sarebbe stato così.
Ogni due o tre giorni Bruno si trovava un mazzetto d'insalata dentro un sacchetto sulla soglia di casa.
«Troppo caldo, troppo caldo e troppo secco», ripeteva il Camillo e, quando c'era la bisnipote, aggiungeva, indicandola: «Qua finisce che lei coltiverà banane».
Intanto, le mostrava gli ortaggi, quelli veri, mica quelli che si trovavano bell'e pronti al supermercato, adagiati dentro i vassoi come dentro piccole bare bianche: i pomodori, i fagiolini, i piselli, le taccole, le zucchine, di cui si mangiavano anche i fiori, benché fossero amari, e anche quelli che crescevano sottoterra, come le patate o le cipolle, e per cui bisognava aspettare.
Il Camillo le indicava alla bambina, puntando qua e là un grosso dito scuro quasi quanto la terra e dicendole senz'altro quale aveva bisogno di acqua, quale di sole e quanto.
«Troppo caldo, troppo caldo e troppo secco»: c'era da scommettere che lo dicesse raccogliendo l'insalata.
Spesso osservava i due dal balcone e, quando il vecchio si alzava, con un movimento che, negli ultimi giorni, gli sembrava più agile, agitava una mano in segno di saluto e si ritirava sentendosi indiscreto.
La verità, si accorse, era che un po' invidiava il vecchio e la bambina. Lei per la sorpresa che si prova ogni volta – e una sola volta – che si scopre qualcosa di nuovo e ogni giorno, a quell'età, era uno scrigno di meraviglie. Lui perché vedeva spuntare qualcosa che aveva atteso nel buio e nel silenzio di un tempo che non apparteneva agli uomini e, anche se nel corso degli anni si era domandato chissà quante volte se tutto quello zappare, strappare, potare, seminare, innaffiare, coprire avesse un senso, alla fine scorgeva due o tre germogli e li riconosceva.
Una mattina l'insalata non era disposta nel solito modo. Niente sacchetto, anzi le foglie erano sparse qua e là, come buttate a caso.
Erano più del solito, però, perché quella notte aveva piovuto e forse anche quell'anno, dopotutto, la pioggia avrebbe rinfrescato il bosco.
Bruno scese le scale e andò verso l'orto.
Chi lo avesse visto avrebbe detto che il suo passo era lento come quello di una lumaca sorpresa dal sole di mezzogiorno.
Il Camillo era seduto su una vecchia seggiola in paglia, come faceva a volte, la schiena appoggiata alla recinzione.
Accanto a lui, Beatrice osservava le verdure con ostinata concentrazione, come decisa a imprimersele bene nella mente.
Scorto Bruno, appoggiò l'indice sulle labbra. «Ti ho portato io l'insalata», bisbigliò.
Bruno osservò il vecchio Camillo, le grosse mani appoggiate sulle ginocchia, il cappello che nascondeva gli occhi, ma non una specie di sorriso.
La bambina rivolse a Bruno uno sguardo preoccupato e lui le restituì un gesto di approvazione.
Lei fece un sorriso come un germoglio, poi aggiunse: «Il nonno dorme».
Bruno le tese una mano, lei fece un passo, poi si arrestò, incerta.
«Lasciamolo riposare», disse Bruno a bassa voce. «Vedi com'è tranquillo?»
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