Nove minuti…

 

Nove fottutissimi minuti lo separavano dalla salvezza. O dal baratro. Punti di vista. 

Stava sudando copiosamente ed il respiro si faceva sempre più affannoso. Il fatto che aspirasse una sigaretta dietro l'altra non lo aiutava certo a calmarsi. Ne aveva fumate una mezza dozzina in poco meno di un'ora. Tanto era che aspettava. Il caldo non accennava ad allentare la sua morsa. Mentre camminava nervosamente avanti e indietro, alzava folate di polvere secca che gli stavano asciugando la gola. Cosa avrebbe dato per un goccio? Un dolore pungente alla testa gli annebbiava la vista e lo stava facendo impazzire. Doveva resistere. Una manciata di minuti ancora. Controllò di nuovo le lancette dell'orologio. Il tempo non passava. Più lo controllava e meno passava. All'orizzonte uno stormo di uccelli si alzò in volo all'improvviso facendogli intuire che qualcosa o qualcuno si stava muovendo. Cominciò a prepararsi. Ammesso che potesse esistere davvero una preparazione. Ci fu uno stridere lontano. Lacrime di sudore freddo cominciarono a colargli dietro la nuca. Avvertiva la paura che gli attanagliava lo stomaco. Una parte di lui voleva fuggire. Ma non sarebbe servito a niente. Sapeva che sarebbe rimasto. La testa martellava incessantemente. Non era roba per cuori deboli quella. 

 

Otto minuti… 

 

Si tolse il cappello e si deterse la fronte con il dorso della mano. Se almeno avesse avuto un goccio da bere. Anche se era accecato dal dolore, conosceva ciò che tra poco sarebbe accaduto. Proprio lì. In quello stesso posto. Maledizione, la testa gli faceva un male cane. Neanche un goccio per togliere la polvere dalla gola e instillargli un po' di coraggio. 

Il sole era alto e disegnava cerchi di luci, dolorosissimi per i suoi occhi. Dalla tasca anteriore destra estrasse un foglietto di carta a brandelli, ormai quasi illeggibile ed incrostato di sangue rappreso. 

Mentre a fatica rileggeva quanto c'era scritto ripeteva a memoria quello che già sapeva. 

 

Sette minuti…

 

In sette minuti avrebbe avuto tutto il tempo per montare sul suo pick up e tornarsene indietro a tutta velocità. Scappando via. Non sarebbe servito, lo sapeva. Avrebbe solo ritardato di poco la fine, allungando l'agonia. La pelle si era seccata e tirava soprattutto dalla parte della ferita. Si meravigliò che tutto sommato riuscisse a rimanere calmo. Non era agitato. Era preparato. Aspettava quella resa dei conti. Solo se non avesse lasciato in quel tugurio la boccetta, adesso avrebbe potuto buttare giù un po' di liquido per reidratare le budella.

E se avesse parlato? Un piano B, diciamo. Del resto un bravo generale è colui che oltre a un attacco sensato pianifica anche un’efficace ritirata, si disse. Ma subito dopo quasi rise di se stesso. Non era mai stato bravo per la strategia. Era incline all'azione, quello si. Per questo lo avevano usato, sfruttato, defraudato. La rabbia cominciò a montargli dentro. Cercò di scacciarla per non perdere la calma. Ma senza qualcosa da bere era difficile rimanere lucidi. 

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