Arianna fremeva. Non vedeva l’ora che suonasse la campanella: aveva già preparato lo zaino con libri e vocabolario e controllato di non aver lasciato nulla nel banco. La professoressa continuava a spiegare, ma lei non ascoltava, limitandosi a guardare fuori dalla finestra mentre la compagna di banco la osservava incuriosita. 

Il trillo improvviso la fece scattare in piedi come una molla, in prima fila nello sciame di ragazzi che invasero il Lungo-Parma davanti al vecchio ma elegante edificio del liceo. Il brusio e le risate delle amiche l’accompagnavano mentre a passi rapidi si dirigeva verso il Parco Ducale, dove aveva promesso a Claudio che si sarebbero incontrati. 

Timido, di poche parole ma capace di osservazioni molto profonde, Claudio sapeva commuoverla con una semplice frase; aveva trovato il coraggio di chiederle un appuntamento come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non era solita comportarsi così, ma quella volta aveva accettato subito, spontaneamente e senza porsi nessun dubbio, tanta era la fiducia che il comportamento di Claudio le ispirava. 

Lo vide da lontano, seduto su una panchina di fronte al laghetto, mentre osservava il maestoso incedere dei cigni. Appena la scorse balzò in piedi e le andò incontro con un sorriso e si offrì subito di portarle lo zaino caricandolo allegramente sulle sue spalle. Passeggiarono a lungo, dimenticandosi di controllare l’orologio; parlarono di tutto, anche se gli argomenti più frequenti erano, come al solito, gli studi: già, perché Claudio frequentava il secondo anno alla facoltà di Fisica, materia che era fra le più ostiche per Arianna, innamorata di storia e letteratura.  

 Una domenica pomeriggio Claudio l’aspettò vicino a una siepe profumata di biancospino e quando furono vicini le chiese di chiudere gli occhi. «Adesso indovina che cos’è!» le disse con fare misterioso mentre le avvicinava al viso un oggetto che emanava un delicato profumo... «Violetta!» esclamò lei sorridendo beata e quando aprì gli occhi prese dalle mani di lui una elegante boccetta di vetro contenente un liquido trasparente dal delicato colore azzurro-violaceo.

 «Brava, hai indovinato, è la famosa Violetta di Parma, il simbolo della nostra città dai tempi della duchessa Maria Luigia.» 

Passarono giorni bellissimi: gli incontri si ripetevano quotidiani, l’appuntamento al Parco era diventato automatico, non c’era neanche più bisogno di mettersi d’accordo.

 Il primo bacio era arrivato come la cosa più naturale del mondo, come se l’avessero aspettato e voluto da sempre, mani nelle mani, occhi negli occhi, i corpi vicini in un abbraccio dolce e appassionato. 

Poi, durante l’estate, l’imprevedibile: il padre di Arianna dovette trasferirsi per lavoro in un’altra città, lontana centinaia di chilometri. Incontrarsi diventò molto difficile, praticamente impossibile: una decina di lettere, qualche cartolina, poi tutto finì. 

 

*

 

  Ritrovarsi dopo tanti anni all’ombra di quei viali non le sembrava vero: la decisione di stabilirsi di nuovo in quella città che aveva tanto amato era arrivata quasi automatica, anche se non aveva con essa più alcun legame affettivo. Però, al momento di scegliere, era stata la prima che le era venuta in mente, perché pensava che lì avrebbe potuto sentirsi a casa. Così, nel giro di pochi giorni, aveva cercato un semplice appartamento per sé e i due figli e aveva traslocato, lasciando per sempre la grande città dove aveva vissuto, malvolentieri, fino alla scomparsa del marito. In fondo a Parma ci aveva lasciato il cuore, come amava raccontare ai figli e ai pochi amici sparsi per la Penisola: al seguito del marito, ufficiale di carriera come lo era stato suo padre, aveva girato l’Italia in lungo e in largo, con qualche puntata anche all’estero, e ora sentiva il bisogno di un po’ di stabilità. Immersa in questi pensieri non si accorse che l’automobile davanti alla sua aveva bruscamente rallentato a causa di un ragazzino che aveva improvvisamente attraversato la strada: non riuscì a evitare il tamponamento. Scese subito per scusarsi con il conducente che a sua volta si era fermato accostando sul ciglio della strada. «Mi scusi, è stata colpa mia, confesso che mi ero distratta, sono pronta a prendermi le mie responsabilità...» «Sempre affascinata dai fiori di questo parco, vero Arianna?» «Ma lei mi conosce? Io non... Claudio!» «Di passaggio a Parma?» «In realtà sto terminando di traslocare proprio in questi giorni, ho la casa in totale subbuglio!» «Quindi è una cosa definitiva, devo arguire.» «Penso proprio di sì, sono stanca di peregrinazioni senza fine.» «Immagino, mi ricordo della tua partenza improvvisa a causa del trasferimento di tuo padre.» «Ecco, non contenta di come avevo vissuto, anch’io ho sposato un militare e ho continuato a girare per il mondo con mio marito.» «E ora vi siete stabiliti qui.» «Sì, ho scelto Parma perché dopo la scomparsa di mio marito niente mi tratteneva più a Roma, che è stata la sua ultima sede di servizio. Ma dimmi di te, tu cosa hai fatto di bello in tutti questi anni?» «Dopo la laurea ho frequentato un corso di specializzazione negli Stati Uniti dove mi sono fermato alcuni anni a lavorare presso l’università di Chicago; lì ho conosciuto quella che adesso è diventata la mia ex-moglie. Ora lavoro in un centro di ricerche collegato all’università di Parma.Tu invece?» «Io insegno lettere nel nostro amato liceo.» «Quanti ricordi, vero?» «Già... Ma torniamo a noi: è molto grave il danno che ho fatto alla tua carrozzeria?» «Gravissimo, dovrai pagarmi un prezzo molto alto.» «Davvero, oh povera me!» «Sì, dovrai venire a cena con me questa sera stessa, e non ammetto repliche.» «Se la metti su questo piano, non posso fare altro che cedere alla violenza.» «E fai bene perché sarò puntualissimo stasera sotto casa tua: aspetta che ti lascio un promemoria.» Così dicendo si chinò a raccogliere dal ciglio della strada un mazzolino di violette appena spuntate e glielo porse con un gesto elegante. «Così ti ricorderai della Violetta di Parma, ora come allora.» 

  

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