E sì, doveva accadere ed é accaduto.
La cosa che trovo insopportabile è questa sensazione di rabbia implosiva.
Mi spiego meglio, anzi, no, racconto.
Sono le ore 22 di una umida giornata autunnale a Milano e sto tornando a casa dopo un incontro con... con... difficile definirlo.
Mi trovo a pensare che, se il mio umore producesse effetti fisici, ogni mio passo fonderebbe l'asfalto e lascerei una scia di devastazione visibile da tutti i satelliti in orbita geostatica.
In sintesi, sono furiosa!
Mesi di conversazioni in chat con un individuo che sembrava avere le caratteristiche per essere un amico eccezionale e le basi per diventare qualcosa di speciale e ora mi sto chiedendo se fossero sue le mani che digitavano sulla tastiera conversazioni di alto livello, le stesse mani che sono andate a collidere brutalmente con il mio lato B e se fossero collegate con lo stesso cervello che, al computer, coinvolgeva così brillantemente il mio interesse, mentre stasera ha permesso, al laido individuo, di sparar cazzate con una cadenza di tiro degna delle più moderne mitragliatrici.
E no, non sono una tipa piena di assurde pretese, ma nemmeno sono scema.
Ci sono alcune regole per un primo incontro che non possono essere bypassate.
In primis trovo insopportabile che si riesca a farmi sentire come l'ultimo bignè su un vassoio in centrotavola, veder sbavare copiosamente l'individuo di cui sopra non mi ha messa di buon umore.
Poi, saranno cambiati i tempi, ma un minimo di galanteria non nuoce alla salute.
Non mi ha mai ceduto il passo, anzi un paio di volte mi ha tagliato la strada rischiando di farmi inciampare, rideva sguaiatamente attirando l'attenzione di tutti i clienti del ristorante ed è riuscito a narrarmi le sue performance sessuali con l'eleganza di un satiro attizzato, non percependo minimamente il mio disagio.
Sgradevole con le cameriere che mi lanciavano sguardi del tipo : -Ma dove l'hai trovato???-
Ci sono stati momenti in cui ho perfino temuto che cominciasse a ruttare.
Come delizioso intermezzo al suo sproloquiare, frasi del tipo: "La signora è a dieta" solo perché non prendevo il bis del dessert o "Con il lavoro che fai potresti essere la mia pensione", sublime eleganza d'intenti che non ho sufficientemente apprezzato.
Ma la migliore è stata: "Da me o da te?" ancor prima che ci venisse servito il caffè.
Ho cominciato a sentire un ribollire lavico direttamente dal mio stomaco, prima ancora che arrivasse l'antipasto e non c'è stato un suo gesto, una sua parola che riuscisse a sedare la potenza esplosiva che mano a mano diveniva micidiale.
All'arrivo del conto la chicca finale: "Facciamo alla romana?"
Si sono rotti gli argini, sono scattata in piedi, ho afferrato lo scontrino e penso di aver generato fulmini come la bobina di Tesla, anche la voce è sembrata provenire da una dimensione sconosciuta.
"Altolà, fermo lì, non ti alzare, non ti muovere, non fiatare! Al conto ci penso io, perché devo soffrire pagando per la cazzata che ho fatto nell'accettare di uscire con te!"
Ha socchiuso la bocca in un'espressione stupita, ho incalzato:
"Non ci provare, non dire nulla!"
Ho estratto il cellulare con la mano sinistra è ho trafficato rapidamente con il pollice
"Sei eliminato da Facebook e dalla mia vita, non esisti, non sei mai esistito e, se devi metterti le dita nel naso, aspetta che io sia uscita!"
Giro le spalle e sento che muove la sua sedia, mi volto, punto l'indice dritto al suo naso:
"Fossi in te non ci proverei!!!"
Resta inebetito in una ridicola posizione, chino in avanti, con il sedere lievemente alzato dalla sedia, riprendo la mia falcata verso la cassa mentre scoppia un fragoroso applauso.
Incredibile a dirsi, ma il gestore del locale mi ha detto che offriva lui, ringraziandomi per lo spettacolo edificante.
Gli ho stretto la mano, mi sono voltata verso la sala e ho fatto un inchino.
A pensarci bene non è stata una serata così tremenda.
Mi calmo, respiro l'aria umida e sorrido.
Si, è stato un'incontro interessante, da non ripetere.

 

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