Appoggiato a un muro di mattoni scalcinati, lascio che i pensieri si perdano, per un istante, nel tempo.

Mi chiedo chi lo abbia tirato su, questo muro ruvido e stanco.
Forse in un giorno d’estate come questo, in fretta, con mani callose, per impedire alle radici testarde di un leccio — folto di foglie verde scuro — di spingersi nel campo coltivato.

Un campo che ora non coltiva più nessuno.
Solo argilla screpolata, dura come la memoria.
Sterpaglie secche che si spezzano al primo soffio di vento.

Il sole batte alto. È estate piena.
Una di quelle estati lucane in cui il tempo sembra fermarsi, sospeso tra la luce accecante e l’assenza di parole.

Un nibbio bruno appare tra le fronde, mi osserva senza fretta.
Negli occhi ha la diffidenza degli esseri liberi, ma anche la quiete di chi conosce ogni anfratto di questa terra.
L’aria è pesante, e questa breve ma irta estate lucana ovatta i miei pensieri, li rende lenti, quasi addormentati.

Una talpa sbuca dal terreno, cieca e tenace, come a cercare qualcosa che forse non esiste più.
La terra non ha più doni per chi non sa aspettare.

Sul muro sbeccato, le formiche hanno costruito un nido.
Non temono il sole, loro.
Temono l’inverno.
E in questo tempo breve, incandescente e crudele, trasportano con pazienza granelli, semi, frammenti — tutto ciò che servirà a superare il gelo.

Mi fermo a guardarle.
Mi domando quanto vivano.
Non lo so.
E forse non voglio saperlo.
Sarebbe troppo triste scoprire che chi ora lavora senza sosta non vedrà mai i frutti della propria fatica.

O forse…
Forse è solo altruismo puro, cieco e bellissimo.
Lavorare per chi verrà, senza pretendere nulla in cambio.
Noi, uomini pieni di calcoli e promesse dimenticate, ce ne siamo scordati da tempo.
Abbiamo smesso di costruire qualcosa che duri oltre noi stessi.

Ma verrà il tempo — lo so —
in cui ci pentiremo di non averlo più fatto.

L’ombra del leccio mi accoglie senza pretendere nulla.
Non vuole preghiere, né lodi.
Dona sollievo, e basta.

Là in fondo, nei campi arsi, due uomini robusti legano rotoli di fieno.
Il sole colpisce le loro schiene chine, ma nessuno si lamenta. Qui si lavora in silenzio.

Io, seduto, tiro fuori la borraccia. L’acqua è calda, ma la bevo con gratitudine.
Poi addento un pezzo di frutta: il sapore è semplice, vero, come certe verità che si imparano da bambini e che il mondo ti costringe a dimenticare.

Ripenso alla mia “andata”.
Alla fanciullezza che avevo lasciato alle spalle — o che forse non ho mai davvero lasciato.
A quante volte, arrivando qui, sentivo quell’odore di sterpi secchi.
Quel profumo ruvido, pungente, inconfondibile.

Io, figlio della città, lo riconoscevo subito.
Perché quello era l’odore della Lucania.
L’odore di casa.
Dell’origine.
Dell’unica verità che ancora oggi mi consola, mentre il tempo scorre e io resto qui,
appoggiato a un vecchio muro,
a ricordare —
e a sentirmi, finalmente, intero.

Chi la sfiora soltanto nei mesi estivi potrebbe pensare che la Lucania sia fatta tutta di luce dorata, colline che sembrano lingue di rame, campi abbrustoliti dal sole dove il giallo si mescola all’ottone e l’aria vibra di calore.

È una terra aspra, che profuma di finocchietto selvatico, sterpaglie bruciate e pietre calde.
Una terra di serpi e vipere, di cardi spinosi che resistono dove nulla dovrebbe crescere.
Eppure, tra le rocce e la polvere, spuntano le rose.
Non sono coltivate, non sono protette.
Fioriscono da sole, silenziosamente, come un miracolo che non ha bisogno di essere annunciato.

Gli alberi, nodosi e antichi, chinano i rami verso i viandanti, offrono frutti zuccherini come gesti d’ospitalità senza parole.
L’acqua c’è, nascosta, discreta come la grazia.
Bisogna saperla cercare.
Con rispetto, con pazienza, con amore.
A volte, la si trova dove meno la si aspetta: una goccia limpida che filtra da una fenditura nella roccia, lungo un sentierino di montagna dimenticato.

I Lucani attraversano la vita senza fare rumore.
Come i gatti.
Vivono a voce bassa, con quella grazia antica di chi sa che tutto passa, e che le parole, spesso, sono superflue.
Osservano, ricordano, resistono.

Come le formiche, i Lucani si muovono presto durante l’estate.
Non è fretta, è saggezza antica.
Raccolgono e mettono da parte tutto ciò che sarà essenziale quando il freddo coprirà le loro case e i loro campi.
La legna si impila contro i muri, in cataste ordinate che parlano di pazienza e fatica.
Il cibo non si spreca mai: si conserva, si condivide, si rispetta.
L’estate, qui, non è fatta per il riposo — o almeno, non solo.
È fatta per assicurarsi che l’inverno passi sereno, senza paura.
Ogni gesto, ogni fatica, ha un senso che guarda lontano.
Perché qui si vive così: preparando il futuro con mani operose, senza proclami, senza rumore.

Esiste qualcuno più saggio dei Lucani?
La domanda mi sovviene improvvisa.
La risposta?
Francamente… non credo.

La Lucania dona.
Ma solo a chi non pretende.
Odia l’arroganza, respinge chi arriva con rumore, chi alza la voce, chi crede di poterla dominare.
Ama invece i silenzi lunghi, le parole non dette, i sospiri che si portano dietro una vita.
Ama gli occhi che osservano senza giudicare, i passi lenti, le mani che si poggiano sulla pietra per sentire il calore che vi è rimasto impresso dal sole.

I suoi paesi, che d’inverno dormono come vecchi cani acciambellati accanto al camino, d’estate si ridestano.
Per qualche giorno, si lasciano attraversare dal clamore dei turisti, dai sorrisi pieni di nostalgia degli emigranti che tornano dalla Germania, dall’Olanda, dal Belgio, dalle Americhe…
Tornano con le valigie piene di regali e con un cuore che ha il peso delle cose non vissute.

O viandante, se capiti in questi luoghi, fermati.
Ascolta il vento tra i rami, guarda la polvere che si solleva sotto i tuoi passi, lasciati invadere dal silenzio che qui ha un suono tutto suo.

Respira l’anima della Lucania.
E non potrai più farne a meno.

Io, appoggiato a questo vecchio muretto di pietra, sento che non ho bisogno di altro.
Qui, dove il tempo rallenta e la terra parla sottovoce, so che tutto ciò che conta davvero…
è già accaduto.

Tutti i racconti

1
1
21

IL RACCONTO DI DIO

DIO SI FA UN GIRO NEL QUARTIERE

22 August 2026

Erano giorni che si diceva che nel quartiere girasse una macchina sospetta. Un attentatore, forse, ma chi veniva ad attentare alla vita di disperati come noi? Le bombe, se ci vedevano, sarebbero implose da sole. Allora, l’ipotesi più accreditata era che potesse essere un maniaco. Io ascoltavo questi [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
1
16

La mia famiglia

22 August 2026

La mia famiglia è sparpagliata. Un pezzo qua e un pezzo là. Amiche lontane e vicine, sorelle nel cuore, ognuna con la sua vita e presenti come anime fluttuanti. Vecchi amori che restano, trasformati, migliorati. È due creature che parlano una lingua diversa dalla mia, fatta di carezze, accudimento [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

7
11
46

Pedicure

… un giorno lontano in autobus…

21 August 2026

Quel vecchio la guardava con un occhio solo; l’altro non si capiva bene dove puntasse, ma quello buono era fisso su di lei. Si girò dall’altra parte e si spostò più in là. La fissava ancora. Sì. Anzi, i loro sguardi si incrociarono: o meglio, gli occhi di lei incontrarono l’unico occhio di lui. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Ondine: Dax: no non lo sapeva nessuno che fosse un poeta. Dopo la sua morte - succede- [...]

  • Teo Bo: Scritta con la penna e col cuore. Mi hai trasportato in una realtà dove [...]

4
11
29

Gabriel

21 August 2026

Uno sguardo di troppo Un incontro forzato Uno sparo nel buio Una giusta condanna Gabriel do Santos anni 25 brasiliano, bianco, capelli biondi, pelle ambrata e corpo da efebo. Gesti gentili, ma occhi freddi e determinati. Ora era in piedi reggendo sulle mani il kit di vestiario che l’Istituto [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Un racconto che sa fi vento gelido. like

  • Teo Bo: Urka! Momento giallo vissuto con intensità. Grazie per la gratificazione [...]

6
10
61

La donna volante

20 August 2026

Volava, volava, volava. Le bastava chiudere gli occhi, anche solo per un istante, e in quel buio lei poteva scorgere le nuvole, tutte intorno a sé. E mille giochi di luce le danzavano intorno, quando i raggi del sole si insinuavano in quel manto candido e soffice. Non importava chi ci fosse [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

4
13
44

Che fare?

20 August 2026

Che condizione strana. Più mi fai felice più sono spaventato. E tu sei come me: sei spaventata. Come faremo a sapere come si concluderà tutto questo? Ci distruggeremo a vicenda, oppure ci salveremo l'un l'altro? Nel frattempo, però, che male. Quanto mi pesava il petto, sapendo che stavo costruendo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Leobiagi: ciao Mary. Non sono sicuro che non soffrire mai nella propria vita possa essere [...]

  • Mary: Magari esseri di luce, non so...comunque anche essere innamorati della sofferenza [...]

4
4
41

SOGNO ALCHEMICO

19 August 2026

Nigredo Era calata una notte scura senza luna. Lui stava percorrendo il sentiero nel bosco con l'istinto di un animale selvatico. Il maestro gli aveva appoggiato la mano sulla fronte ed era rimasto in silenzio ad occhi chiusi a pregare. Alla luce di una candela gli aveva indicato la porta e lo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: carino....ma c'è un continuo?Like

  • zeroassoluto: Mi piace capire, like!.. da wikipedia:
    Magnum Opus (alchimia) - Wikipedia [...]

6
9
53

Zia Evelina

19 August 2026

Pomeriggio inoltrato di metà luglio. Squilla il telefono. «Pronto?» «Buongiorno, lei è il signor Gustavo Fiorito?» «Sì, sono io.» «La chiamo dallo studio del notaio Velasco. Dovrebbe venire venerdì prossimo alle 18 per comunicazioni riguardo alla signora Evelina Santorelli, deceduta un mese fa.» [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Rubrus: Ognuno ha il diritto di vivere come vuole: basta non far male a nessuno. PEr [...]

  • Riccardo: molto molto dolce! Un plauso ad Evelina, donna che non si è piegata [...]

7
7
61

Finché non verifichi

Anatomia di un'attesa

18 August 2026

La luce del frigorifero si accende. Fuori è buio. Resti con lo sportello spalancato senza prendere niente. Una bottiglia d’acqua, mezzo limone e un contenitore sigillato con la pellicola. Lo sposti di un centimetro. Richiudi. Sul tavolo il telefono si illumina. Lo raggiungi pensando sia lei. Non [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Ondine: Hai descritto perfettamente l'attesa di un amore perfetto distante e idealizzato [...]

  • zeroassoluto: Amore malato lontano dagli occhi, a senso unico.
    Amore sbagliato di chi [...]

5
10
41

I tempi della mia infanzia

Quando la famiglia e la comunicazione erano valori inestimabili

18 August 2026

Bei tempi quelli della mia infanzia: un mondo sospeso tra semplicità e calore umano, un’epoca in cui il senso di appartenenza al nucleo familiare e alla comunità era il vero tessuto connettivo della vita quotidiana. Ricordo come tutto ruotasse attorno all’amore genuino, al rispetto reciproco e [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • zeroassoluto: Tempi passati purtroppo. Allora di giocava in cortile con tutti i ragazzini [...]

  • Gennarino: zeroassoluto: Grazie per aver letto e commentato. Buona serata.

3
4
39

Diario di una Mangiuomini – 17 Luglio 2XXX

17 August 2026

Caro Diario, sono un po’ di giorni che non ti scrivo. Sono stata... via. Ma finalmente ho raggiunto l’undicesima posizione! Certo quel mezz’uomo e mezzo piccione mi ha quasi messo alle strette con tutto quel... guano... Bleah. Mi si era pure appiccicato tra i capelli... Una delle battaglie più [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • zeroassoluto: Le bambine devono essere addestrate al combattimento dalla nascita.
    Like

  • Anderwritten: Grazie a tutti del feedback!

    Rispondendo a Paolo: Più che "votata" [...]

6
7
51

Senza la logica della volpe

17 August 2026

Stamattina, appena alzata, ho subito realizzato che il piede sinistro non mi doleva più, dopo mesi di tormenti. Inoltre mi sono sentita piena di energia, un fatto estremamente raro per me. Ho cominciato addirittura a rassettare la casa, ancor prima di far colazione. Fatti oggettivamente mai registrati [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Dax: Carino ma ora?Senz'anima cosa farà la protagonista?Like

  • Rosa rosa: Grazie a tutti. Scrivo di getto in seguito ad un pensiero o lavorando su qualcosa [...]

Torna su