Luca si imbarcò su una nave-chiatta all’alba. Il Fiume del Tempo scorreva lento sotto di loro, riflettendo i cieli azzurri di quella giornata.
Alla guida della chiatta c’era Fonsghe, un uomo magro, con la pelle segnata dal vento e gli occhi dello stesso colore del cielo.
‘Prima volta su una chiatta?’ chiese senza staccare le mani dai comandi.
‘Sì.’
Fonsghe accennò un sorriso.
‘Allora ascolta bene. Qui ogni corrente è un pericolo. Il Tempo non scorre mai calmo.’
Indicò l’orizzonte. ‘E poi ci sono loro: le Navi Clessidra. Possono attaccare dall’alto, e comparire all’improvviso.’
‘Con cosa ci difendiamo?’ chiese Luca.
Fonsghe batté una mano sul fianco della nave.
‘Antitempo. Piccoli cannoncini. Non uccidono il nemico, ma lo immobilizzano nel tempo.’
La chiatta avanzava lenta sul Fiume. Fonsghe rallentò e indicò l’orizzonte con il mento.
‘Guarda bene, ragazzo. Non tutte arrivano a destinazione.’
Luca si sporse dal bordo. Più avanti, altre chiatte navigavano, silenziose, cariche di container.
‘Sembrano tranquille’ disse.
Fonsghe scosse la testa. ‘È quello che pensano tutti.’
Un’ombra attraversò l’acqua. Poi un’altra. Dal nulla emersero le Navi Clessidra, le vele tese.
‘Eccole’ disse Fonsghe, senza alzare la voce. ‘I Clessidriani.’
Le navi attaccarono. Una chiatta venne colpita sul fianco; i cannoncini di antitempo spararono, deformando l’aria, ma non bastò.
‘Perché non scappano?’ chiese Luca, con il fiato corto.
‘Perché il Tempo non ha vie di fuga’ rispose Fonsghe. ‘Quando decide di prenderti, ti prende.’
Un container si aprì e il suo contenuto cadde nel fiume. Appena toccò l’acqua, svanì.
‘È… sparito.’
‘Distrutto per sempre’ disse Fonsghe. ‘Quel fatto non è mai esistito. Nessuno lo ricorderà.’
Un’altra chiatta venne colpita. Lo scafo si spezzò e lentamente affondò nel Fiume del Tempo.
Luca sentì un brivido. ‘E chi cade lì dentro?’
‘Non torna’ rispose Fonsghe. ‘Mai. Il Fiume del Tempo non restituisce nulla.’
‘E noi?’ chiese Luca. ‘Potrebbe succedere anche a noi?’
Fonsghe lo guardò per un istante. ‘Non potrebbe. Noi dobbiamo impedirlo… è questa la battaglia.’
Le Navi Clessidra si allontanarono, lasciando dietro di sé solo acqua immobile.
‘Questo è il motivo per cui trasportiamo i fatti’ concluse Fonsghe. ‘Alcuni si salvano. Altri affondano. E nessuno può scegliere quali.’
Luca strinse le mani sul bordo della chiatta.
Poi ombre più vicine attraversarono il Fiume del Tempo. Le Navi Clessidra emersero come predatori, le vele tese, gli scafi pulsanti di sabbia luminosa.
‘Preparati!’ gridò Fonsghe. ‘Arrivano!’
I cannoncini di antitempo iniziarono a sparare. Ogni colpo deformava l’aria, strappando istanti al presente. Una Nave Clessidra arretrò, ma le altre continuarono ad avanzare.
L’impatto fu devastante. La chiatta venne colpita sul fianco. I container si aprirono, riversando fatti incompiuti nel fiume. Il Tempo li divorò all’istante.
‘Salta!... è l’unico modo per salvarti… addio amico!’ urlò Fonsghe.
La chiatta si spezzò e affondò nel Fiume del Tempo. Luca fu trascinato giù, ma riuscì ad aggrapparsi a una fiancata di una Nave Clessidra. Si issò a bordo e si nascose nell’ombra dello scafo.
A quel punto li vide.
I Clessidriani non erano uomini. Avevano corpi scuri, e al posto della testa una clessidra trasparente. La sabbia scorreva incessante al loro interno, segnando il tempo del fiume. Quando si muovevano, la sabbia accelerava. Quando si fermavano, rallentava.
Il protagonista trattenne il respiro.
La nave attraccò poco dopo al Porto dei Clessidriani. Nascosto tra le ombre, Luca sbarcò.
Trovò la principessa rinchiusa in una sala di cristallo temporale. I suoi occhi si illuminarono quando lo vide.
‘Sapevo che qualcuno sarebbe venuto.’
Non ebbero tempo di dire altro.
Il Signore di Marmodian apparve. La sua figura era imponente. Anche lui aveva una testa a forma di clessidra, più grande delle altre, con sabbia nera che scorreva lenta e minacciosa.
‘Tu non appartieni a questo tempo’ disse con voce cavernosa.
‘Appartengo alla resistenza” rispose Luca.
Il duello fu feroce. Ogni colpo piegava il tempo attorno a loro come qualcosa di fisico. Il Signore di Marmodian prevedeva le mosse, mentre il ragazzo reagiva d’istinto e fuori ritmo.
Con un ultimo sforzo, colpì la clessidra.
Il vetro si infranse.
La sabbia esplose nell’aria, riversandosi a terra. Il Signore di Marmodian crollò, sconfitto.
La principessa e Luca presero uno dei piccoli incrociatori senza equipaggio dei Clessidriani e tornarono al mondo delle chiatte. Il ragazzo fu accolto come un eroe. Il Direttore, e i navigatori del mondo delle Chiatte lo incoronarono principe, colui che aveva restituito al tempo la possibilità di scegliere.
E poi…
Si svegliò.
La luce del mattino entrava dalla finestra. L’aria profumava d’acqua e di estate. Era nell’appartamento sul Lago di Garda. Sentì dei passi.
‘Sei sveglio?’ disse una voce familiare.
Sua madre entrò nella stanza. Viva. Sorridente. Reale.
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