Cicerone vs Lisia

(sulla diffamazione online e il pericolo per la libertà di espressione)

 

Omero aveva ragione: l'isola di Ogigia esiste davvero. Qui, ospiti della ninfa Calipso, gli spiriti magni dell'antichità dimorano in eterno, seguendo le vicende terrene. Tra questi ve ne sono due, Marco Tullio Cicerone e Lisia, che compulsano avidamente le vicende dei tribunali italiani. Condanne per diffamazione su Facebook e TikTok, sentenze che insegnano come si devono scrivere gli articoli di giornale e altre che parlano di funzione di “cane da guardia” della carta stampata…

I due capiscono che il tema è scottante ma non trovano la quadratura del cerchio. 

Lisia pensa all'onore del nome della persona: probabilmente si ricorda i “sicofanti”, quegli accusatori dell'Atene antica che spesso e volentieri diventavano delatori dell'avversario politico o del vicino di casa troppo rumoroso.

Marco Tullio (Calipso è pentita di avergli concesso asilo per l'eternità: ormai sono duemila anni e spiccioli che, ad ogni ora, deve sorbirsi l'elenco delle benemerenze che il Nostro dichiara, senza falsa modestia, di avere ricevuto) invece, è ancora carico per i suoi gloriosi scontri con Verre e Antonio... si chiede, sinceramente, se nel XXI secolo avrebbe potuto tenere le sue orazioni, delizia – a suo dire – di intere generazioni. 

 

Cicerone
Lisia, tu difendi l’onore come un baluardo. È nobile.
Ma dimmi: quando ogni parola è sorvegliata, chi avrà ancora il coraggio di dire il vero?
La libertas dicendi non vive sotto minaccia.

 

Lisia
Cicerone, la parola non è un dio sciolto dalla legge.
Se l’eloquenza diventa pugnale, lo Stato deve intervenire.
La reputazione è un bene fragile: basta una frase, oggi, per distruggere una vita.

 

Cicerone
Ma chi decide quando è pugnale e quando è accusa necessaria?
Io ho accusato Catilina davanti al popolo.
Se il timore della sanzione mi avesse legato la lingua, Roma sarebbe caduta in silenzio, non in rovina.

 

Lisia
Tu parlavi pro re publica.
Oggi molti parlano pro propio, o peggio, contra alios.
La rete moltiplica la voce del vile quanto quella del giusto.
La legge non punisce la critica: punisce l’insulto travestito da opinione.

 

Cicerone
Eppure la linea è sottile.
Quando il cittadino non sa più se la sua parola sarà giudicata domani con occhi ostili, smette di parlare oggi.
Così nasce l’autocensura: non dal tiranno, ma dal timore.

 

Lisia
Meglio un timore che una gogna.
La libertà senza responsabilità genera folla, non popolo.
Io non voglio il silenzio: voglio che chi parla risponda.

 

Cicerone
Allora ricordalo ai giudici, Lisia: la libertà di espressione non va concessa, va sopportata, anche quando è scomoda.
Se si protegge troppo l’onore, si rischia di imbalsamare la verità.

 

Lisia
E tu ricorda, Cicerone: la verità non ha bisogno dell’insulto per farsi strada.
Quando la parola ferisce senza necessità, non è eloquenza: è abuso.

 

Silenzio. I due, oggi immortali, restano in piedi. Il conflitto pure.

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