Le forze dell'ordine avevano perlustrato le rive del laghetto e i sommozzatori avevano scandagliato il fondo fangoso.
Il pomeriggio del giorno prima erano arrivate alcune volanti a sirene spiegate; l'area era stata circondata, i pescatori del circolo erano stati sentiti sul posto e poi allontanati.
Si erano visti i soliti curiosi e qualche giornalista. 
In paese non si parlava d'altro: al bar, nei pochi negozi, in farmacia. Nell'ufficio del sindaco regnava il caos: impiegati andavano e venivano. Qualche assessore era riuscito ad avere udienza, i telefoni avevano squillato senza sosta.
Solo in serata erano giunte le prime indiscrezioni: alla stazione dei Carabinieri era pervenuta una segnalazione anonima. All'indicazione del luogo erano state allegate delle fotografie che ritraevano il cadavere di un uomo riverso su un sacco di plastica nero. Sul petto nudo erano visibili dei fori di arma da fuoco.
Però, nonostante le accurate ricerche, i Carabinieri non avevano trovato nulla. Il RIS aveva analizzato le fotografie e stabilito che non poteva trattarsi di un fotomontaggio. Quindi era stata esclusa la possibilità che si trattasse di una burla di pessimo gusto.
La mattina del quarto giorno, il figlio del barbiere, uno sveglio ragazzino di undici anni, aveva trovato in fondo al giardino di casa un sacco nero intriso di sangue. Aveva chiamato il padre e questo i Carabinieri. All'interno erano stati rinvenuti i resti di un'enorme nutria ammazzata presumibilmente a bastonate. Nessuna impronta significativa: non si poteva stabilire nessuna correlazione con gli eventi precedenti. 
La cosa parve prendere una nuova piega quando l'operatore della cooperativa per la raccolta rifiuti, nello svuotamento di un cassonetto, scoprì i resti di un pastore tedesco strangolato con la propria catena. Il cane apparteneva a un'anziana vedova che viveva in una casa a ridosso del laghetto. Da qualche giorno la signora lamentava la scomparsa del suo bel cane. 
Forse effettivamente qualcosa era successa al lago. I Carabinieri fecero una nuova perlustrazione al laghetto includendo anche il perimetro della casa dell'anziana signora, ma neanche questi ennesimi sforzi dettero risultati. Altro che nuova piega, si era finiti in un vicolo cieco.
La popolazione si era divisa: c'era chi credeva che ci fosse in circolazione un pazzo assassino, chi invece che i Carabinieri avessero preso una grossa cantonata e che in giro ci fosse uno stonato, ma non un killer.
Poi le Forze dell'Ordine, non essendoci stati significativi sviluppi, avevano archiviato il caso e come sempre accade, la notizia, dopo aver destato l'attenzione di tutti ed essere stata sulla bocca dei più, perse completamente di interesse.  
Quindi nessuno notò che una notte una macchina scura aveva costeggiato la casa della vecchia signora senza che il suo cane da guardia si fosse messo ad abbaiare in quanto già defunto. E nessuno vide un uomo scendere circospetto dal veicolo e trascinare a fatica sino alla riva due pesanti sacchi, caricarli su una barca e gettarli al centro del lago. Di delitti in paese non si parlava più.
Eppure Silvano aveva ucciso Aldo, il suo compare in affari, perché aveva provato a tradirlo mandando ai Carabinieri le fotografie del cadavere di Lucio, indicando il luogo dove trovarlo. Per fortuna Silvano aveva scoperto e mandato a monte il piano di Aldo. Così gli erano rimasti due cadaveri da occultare; alla fine però gli era andata ancora bene: aveva solo per sé il carico di droga sottratto a Lucio. Coi mandanti di Lucio poteva incolpare Aldo dell'accaduto senza che potesse difendersi, e se qualcuno avesse cercato sia Lucio che Aldo, nessuno avrebbe certamente pensato al laghetto perché scandagliato per ben due volte nel giro di breve.
Nella rozza testona di Silvano si era compiuto il delitto perfetto, anzi un duplice delitto perfetto. 
E sarebbe stato così se non fosse comparso sulla scena uno svitato cacciatore di nutrie: convinto che il suo compito divino fosse quello di ripulire il paese da queste fastidiose bestiole, si dava da fare per sopprimere il maggior numero di esemplari. Ai miti paesani ne regalava di nascosto qualcuno infilato nei sacchi neri della spazzatura.
Era stato proprio per questo che, avendo visto il lavoro dei Carabinieri al laghetto, si era convinto di fare altrettanto per debellare anche lì le sue numerose nemiche. Munito di barca e pesante rete aveva fatto un'incredibile pesca: due grossi pesci di nome Aldo e Lucio, alquanto morti e piuttosto malconci erano affiorati da due grossi sacconi. 
Non trattandosi evidentemente di nutrie, lo svitato cacciatore o meglio pescatore, aveva avvisato i Carabinieri.
Così era ricominciato il caos di qualche mese prima; stavolta però c'erano due cadaveri, delle possibili identificazioni, possibili analisi di proiettili, qualche traccia. E questo non solo per i Carabinieri, ma anche per quelli che stavano cercando da tempo di capire che fine avesse fatto il loro carico di roba preziosa... ora Silvano aveva le ore contate, altro che delitto perfetto!

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