Il genio di Platone da sempre insegna la vita. E tra tante cose da lui dette e scritte, amo sempre ricordare questo illuminante pensiero:

"Ciò che mi sorprende di più dell'umanità è che ci annoiamo della nostra infanzia per poi desiderare di essere di nuovo bambini, perdiamo la nostra salute per guadagnare soldi, e poi perdiamo i nostri soldi per recuperare la salute. Pensando ansiosamente al futuro dimentichiamo il presente, al punto da non vivere né il presente né il futuro. Viviamo come non dovessimo mai morire e moriamo come se non avessimo mai vissuto."

Queste parole, profonde e intramontabili, racchiudono una verità che attraversa i secoli e parla direttamente all’anima di chiunque si prenda un momento per riflettere. Il filosofo ateniese non si limita a descrivere la condizione umana, ci invita a una presa di coscienza dolorosa ma necessaria. Il paradosso della vita moderna – o meglio, umana – è proprio questo continuo oscillare tra desideri contraddittori, tra un passato che disprezziamo e un futuro che temiamo, dimenticando irrimediabilmente il solo tempo che davvero abbiamo, il presente.

L’infanzia, quella stagione della vita tanto fragile quanto preziosa, spesso viene vissuta con insofferenza, considerata limitante e priva di libertà. Eppure, quando l’età avanza, si accende in noi una struggente nostalgia per quel tempo spensierato, per quella sicurezza affettiva e per quella meraviglia verso il mondo che solo un bambino può provare. Platone coglie questo paradosso e ce lo mostra sotto una luce nuova, quasi come un monito a vivere appieno ogni fase della vita, senza fretta di crescere o rimpianti per ciò che è stato.

Ma c’è di più. La perdita della salute in favore del denaro, e il successivo tentativo vano di riconquistare ciò che è stato sacrificato, rappresentano un ciclo pericoloso in cui l’essere umano si ritrova intrappolato. È un circolo vizioso che Platone denuncia con la sua consueta lucidità. Ci affanniamo a costruire un futuro materiale, lavorando incessantemente, spesso consumando noi stessi, per poi scoprire troppo tardi che la vera ricchezza è quella che deriva dal benessere fisico e mentale, dalla capacità di godersi il presente senza rimpianti né ansie.

Anche la dimensione temporale diviene un tema centrale in questa riflessione. Viviamo rincorrendo il domani, preoccupati per ciò che sarà, ansiosi per ciò che potrebbe accadere. E in questo modo dimentichiamo il "qui e ora". Il presente, che sarebbe invece il momento sacro dell’esperienza e della vita vera, spesso ci sfugge di mano. Platone ci suggerisce implicitamente che solo imparando a vivere nel presente, in piena consapevolezza, possiamo spezzare la catena degli equivoci esistenziali che ci imprigionano.

La conclusione è amara ma necessaria: viviamo come se fossimo eterni, ignorando la fine della nostra esistenza, e, quando arriva l'ultimo momento, sembra quasi che non abbiamo mai veramente vissuto. È come se tutta la nostra vita fosse stata un’ombra, una lunga attesa senza riuscire a partecipare davvero alla danza dell’esistenza.

Da queste parole si sprigiona un insegnamento universale. Platone non ci offre soltanto una critica della società o un’analisi filosofica: ci propone un invito a riscoprire la pienezza della vita, a correggere il nostro sguardo, a dare valore al tempo che ci è dato, a coltivare la salute, a vivere nel presente come chi sa che ogni istante è unico e irripetibile.

Questa riflessione ha oggi più che mai una risonanza speciale. In un’epoca dominata dalla velocità, dalla tecnologia, dall’apparenza e dalla pressione costante ad essere produttivi, rischiamo di perdere di vista ciò che davvero conta. Platone ci chiama a fermarci, a osservare, ad ascoltare la voce interiore che sa guidarci verso un’esistenza più autentica, più ricca di significato.

Imparare da Platone significa dunque riappropriarci della nostra vita, smettere di correre dietro a desideri effimeri che ci dissanguano, e cominciare a vivere con consapevolezza, gratitudine e saggezza. Solo così potremo trasformare la nostra esistenza in un percorso di crescita, bellezza e pienezza, per non arrivare al termine dei nostri giorni con il rimpianto di non aver vissuto davvero. Ed io ringrazio Iddio di avermi donato l'amore per la filosofia, perché la filosofia mi ha insegnato a vivere senza amare il denaro.

Riflettere su questo pensiero è un invito continuo a ritrovare il senso profondo della nostra umanità, a riconoscere la preziosità del tempo che ci è concesso, e a scegliere ogni giorno di vivere come se fosse il primo e l’ultimo, col cuore aperto, la mente lucida e l’anima in pace.

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