«Credi davvero che la dissolutezza e l'altruismo si escludano? La bellezza della vita che hai appena vissuto sta proprio nel fatto che eri entrambe le cose. Eri l'uomo che dava una mano ai ragazzi il martedì pomeriggio e quello che si perdeva nei locali il venerdì notte. Imperfetto, disordinato. Umano. Se ti rimandassi giù con la fermezza morale di far bene solo una cosa, diventeresti un santo da cartolina o un cinico calcolatore. La bontà calcolata al secondo giro vale zero, Michele. È solo contabilità.»

Michele restò interdetto, ma non domo. Sfoderò un sorriso sfidante.

«Ok... facciamo così allora» disse, sporgendosi a sua volta. «Cancellami la memoria. Rimandami giù e fammi ripartire da zero, come nuovo! Nessun vantaggio, tabula rasa. E quando sarà ora ci vedremo di nuovo qui... e faremo i conti di quello che ho fatto al secondo giro! Ci stai?»

Pietro scosse lentamente la testa, lasciando andare una risatina spossata.

«Pretendi che il cosmo resetti un'intera linea temporale solo per darti un secondo tentativo a fondo perduto. Per cosa? Per fare una scommessa con me al prossimo giro? Il valore dell'avventura che hai vissuto sta proprio nel fatto che non ha un tasto di riavvio. Se potessi ripeterla, ogni tua scelta, ogni tuo dolore, persino il bene che hai fatto a quei ragazzi, perderebbe peso. Diventerebbe tutto finto.»

Pietro fece il giro della scrivania, si posizionò al fianco di Michele e sfiorò il ferro battuto del cancello.

 «E poi, Michele, lasciami dire un'ultima cosa...» continuò Pietro, voltandosi a guardarlo di traverso con un'espressione enigmatica. «Tu continui a mendicare un secondo giro di giostra sulla Terra solo perché dai per scontato che l'avventura sia finita. Chi ti ha detto che dietro questo cancello ci sia un riposo noioso o una nuvoletta con l'arpa?»

Michele lo fissò, aggrottando le sopracciglia. «Perché... cosa c'è dietro?»

«E io che ne so?» rispose Pietro con un'alzata di spalle sorniona. «Magari quello che hai vissuto giù non era la 'storia principale', ma solo il prologo, il riscaldamento. Magari fa tutto parte della stessa identica avventura, e tu stai qui a fare il capriccioso per tornare indietro a rivedere il primo capitolo quando il volume vero deve ancora cominciare. Davvero vuoi perderti quello che c'è dopo solo per la paura di non aver capito il trailer?»

Michele restò spiazzato. Pietro aveva appena toccato l'unico tasto a cui un tipo curioso e sfacciato come lui non poteva resistere: il terrore di perdersi il pezzo forte.

«Pensi... pensi che sia roba forte?» balbettò Michele, tradendo per la prima volta una sfumatura di meraviglia.

«Io dico solo che chi ha paura di passare quel cancello non è un vero avventuriero,» concluse Pietro, facendo un cenno vago verso la luce oltre le sbarre. «È solo uno che si accontenta delle repliche. Ora fai te. Se vuoi tornare a fare il sabato sera a giugno, la porta per la Terra è quella là in fondo. Se invece hai il fegato di vedere quanto è alta la posta in gioco... il cancello è aperto.»

Michele fissò la luce. L'orgoglio e la curiosità gli mandarono il cervello in cortocircuito. Si sistemò il colletto della camicia di lino per l'ultima volta, sfoderò il suo solito sorriso spavaldo e varcò la soglia a passo rapido, convinto di andare incontro alla sfida definitiva.

Appena il pesante battente si chiuse con un rimbombo sordo, la postura solenne di Pietro crollò all'istante.

Il Santo lasciò andare un lungo, esausto sospiro. Si tolse la pesante aureola, la appoggiò sul bancone con un clink metallico e si passò la manica della tunica sulla fronte grondante di sudore.

Si girò verso l'angolo della scrivania, dove un giovane cherubino magrolino stava trattenendo il fiato con la penna d'oca a mezz'aria sopra il registro delle entrate.

«Woah...» sbuffò Pietro, sgranchendosi la schiena con un crocchiar di vertebre. «È andata bene anche questa volta! Pazzesco. Gli ho buttato lì la storiella dell'avventura più grande e ci è cascato come una pera cotta! Mamma mia, quanto è stata dura con questo qui... Ma abbiamo vinto ancora noi!»

L'angelo crollò sulla sedia, tirando un sospiro di sollievo, e tracciò un segno di spunta verde accanto al nome Michele.

Pietro si risistemò la tunica, si versò un sorso d'acqua da una brocca di terracotta e, senza concedersi un secondo di pausa, urlò a gran voce verso la nebbia fitta della fila infinita:

«Avanti il prossimo! E per favore, se qualcuno vuole spiegarmi perché non ha capito la vita, lo dica subito che vado a prendermi un caffè!»

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