3 IN FUGA

 

Tutte quelle ombre scure sui sentieri boschivi, la nebbia umida e spessa che prima inghiottiva e poi vomitava i loro corpi, le acque scure immobili del lago sottostante, incalzavano i 3 in fuga a correre sempre più in fretta.

 

Le 2 guardie di frontiera li braccavano ormai da due ore ed erano ben equipaggiate: scarpe da montagna, abiti pesanti, torce elettriche per illuminare il sentiero antistante..e soprattutto  fucili con i quali sparavano raffiche a ventaglio non appena credevano di aver scorto le loro sagome.

 

Loro, invece, i 3 in fuga, avevano scarpe logore, vestiti leggeri e rattoppati, nessuna torcia. Filavano nel buio incespicando tra le radici degli alberi, cadendo e rialzandosi in fretta per non perdere il contatto con il  Capo che li precedeva.

 

“Oggi pomeriggio vi porto in una città oltre il confine, facciamo un bel giro, mangiamo un buon gelato, ritiriamo un pacchettino e vi riporto a casa per cena”.

 

Così aveva detto loro quella mattina il Capo che, proprio in quel momento, sussurrò loro  “Piano..accidenti..fate piano!” poi con il braccio fece cenno di spostarsi dietro di lui. Nascosti spalla a spalla tra i rami di un fitto cespuglio, i 3 non osavano neanche respirare.

 

Perfino Leo, il più piccolo, riusciva incredibilmente a tenere sotto controllo il battere dei denti.

 

Poi, rinculando, il Capo li sospinse verso l’imboccatura di una grotta profonda, zeppa di pipistrelli e ragnatele nere. Leo, che era sul punto di urlare e piangere, si buttò con le pupille nere dilatate e la bocca spalancata e muta nelle braccia di Ada, sua sorella maggiore. Un vento ormai gelido sibilava tra i rami dei castagni. I due ragazzi, schiacciati l’uno contro l’altro stavano per svenire, sopraffatti dal terrore dell’inspiegabile piega che avevano preso gli avvenimenti di quello che doveva essere un bel pomeriggio in gita e con gelato.

 

Il Capo si voltò di scatto, corse verso di loro e se li strinse forte al cuore “Zitti, per amor di Dio, zitti!!”

 

Le 2 guardie silenziose, ma ben visibili agli occhi dei  3 in fuga ormai abituati  al buio totale della grotta dei pipistrelli, passarono oltre l’imboccatura della vecchia trincea: Gino, il Capo,  l’aveva ben mascherata con un grosso cespuglio secco dopo essere entrato  per ultimo.

“Scendiamo verso il lago” disse un gendarme all’altro “devono essere andati giù di là. Seguimi!”

 

Gino, Ada e Leo stettero in silenzio abbracciati per un tempo che sembrò loro infinito, poi finalmente il padre esultò sottovoce   “Siamo salvi ragazzi!” - fece un largo rassicurante sorriso ai suoi  figli di 8 e 10 anni, se li scostò amorevolmente dal petto, li baciò in fronte e dritto, fiero, contento di averla scampata anche quella volta, indicò con il braccio teso il fondo della grotta.

 

“Di là, ragazzi, passeremo di là! Conosco bene questo cunicolo e qui… - aggiunse il Capo rovistando dietro uno spuntone di roccia – scommetto che c’è una torcia  per illuminarci la via del rientro! Eccola! Magia!! Visto! Nessuna paura! Adesso seguitemi svelti e tranquilli. Dovete fidarvi di vostro padre! Cammineremo per questo cunicolo e in mezz’ora arriveremo dritti dritti al nostro paese, a casa nostra!”

I due ragazzi  guardarono il padre come se lo vedessero per la prima volta e abbracciandosi arretrarono impauriti.

 

Allora Gino,  sfinito, si sedette su un pietra liscia e scura, accese la torcia e fece cenno ai ragazzi di accovacciarsi davanti a lui. Con voce stanca e profonda pronunciò  uno dei pochi discorsi della sua vita:

 

“Non pensavo che le cose andassero così.. Mi dispiace ragazzi.. ma sappiate che questo è l’ultimo viaggio della mia vita. Da domani avremo un bel po’ di soldi e finalmente vi potrò comprare scarpe e vestiti nuovi, una televisione, un frigorifero e magari una macchina! Eh.. che ne dite? Ci sta anche una macchina, così la domenica portiamo  a spasso  la mamma! Ma soprattutto coi soldi che avremo, voi potrete studiare e diventare.. dottori..avvocati..ingegneri.. non so, quello che vorrete voi! Non sarete dei montanari ignoranti come me!”

 

I due bambini avevano la testa ovattata, non capivano. Per loro le cose  importanti erano  il presente, la mamma, il papà, i nonni, gli amici.  Il futuro??? Cos’era? Però ascoltarono il padre in religioso silenzio. E lui proseguì questa volta con tono imperioso:

 

“Dovete giurarmi, qui, adesso, in mezzo ai pipistrelli, che non racconterete mai a nessuno quello che è successo oggi, nemmeno a vostra madre. Anzi dovete dimenticare, è stato un brutto sogno! Giurate!!”

 

Ada e Leo promisero e per convalidare il giuramento portarono  alle labbra sporte a mo’ di bacio gli indici delle mani incrociandoli due volte, dritto e rovescio.

 

Gino si alzò, si sistemò bene il prezioso zaino sulle spalle e intimò “andiamo!” si voltò rapido, illuminò con la torcia  il fondo della caverna dove c’era l’ingresso della vecchia trincea che lui ben conosceva e si incamminò silenzioso così da poter sentire bene il rumore dei passi dei suoi bambini dietro a lui.

 

Aveva dovuto trascinarli in quell’avventura per tentare di sviare i sospetti dei finanzieri che ormai l’avevano puntato.

 

“Una famigliola felice che lecca il gelato, forse non desta sospetti” aveva pensato quella mattina.  Era l’ultimo viaggio, il più importante e doveva assolutamente farlo: la posta in gioco era troppo alta e le minacce di ritorsione che aveva ricevuto erano state terrorizzanti.

 

“Al punto di mettere a repentaglio la vita dei miei figli?”

 Si chiedeva disperato mentre procedeva veloce coi bambini dietro a lui.

“Maledetta vita!” si ripeté mentre le lacrime gli scorrevano sul viso sporco di terra e di rabbia.

 

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