Marta sta lavando la lattuga quando sente Francesco alla porta: lo scatto della serratura e poi il rumore delle chiavi lanciate nella ciotola.
Ha già apparecchiatola tavola con cura: il suo runner preferito, piatti, posate, bicchieri a stelo, due lunghe candele e la bottiglia di vino pronta per essere stappata.
Il soriano balza dallo sgabello e corre verso l'ingresso arrotolando il tappetino.
“C'è solo il gatto che mi dà il bentornato?”
Non ha voglia di rispondere, è sempre la solita frase.
Anche se stasera è un venerdì sera speciale e lei è uscita prima dall'ufficio proprio per organizzare tutto in tempo. Tornando a casa si è preparata nella mente il discorso, anzi tutta la strategia.
Ora deve solo controllare la gratinatura del cassoulet nel forno e ripassare velocemente.
Ripassare la lezioncina del come fare a dire di no.
Asciuga le mani nel canovaccio e lo chiama incamminandosi verso il soggiorno: “ Come è andata? Stanco?”, ma le arriva il rumore dell'acqua della doccia e torna in cucina.
Quando suo marito entra in cucina con le pantofole di spugna e i capelli ancora gocciolanti quasi non lo sente.
Alza il viso e con un gesto da attrice gli indica la tavola: “ Tutto pronto! Apri tu il Morellino?”

Alle nove la cena è già finita e Francesco è soddisfatto: “Certo che il tuo corso di cucina francese sta dando buoni frutti...” e alzandosi dal tavolo fa scoppiare la bomba: “Guarda che ieri ho detto ai miei che li avremmo raggiunti in montagna per il fine settimana.”.
Marta deglutisce e guarda la pila di piatti nel lavello.

Giovedì, quando aveva ascoltato dietro la porta dello studio la telefonata del marito con la suocera, si era bloccata di colpo.
Poi le erano salite lacrime di rabbia.
Tutto si ripeteva come al solito: lui che decideva anche per lei, e lei che per tutto il week-end rimaneva nello chalet a guardare fuori dalla finestra mentre lui si divertiva sui campi di sci.
“Colpa tua - si era detta, in uno sprazzo di lucidità - sei tu, tu che non sai più importi, che lasci tutte le decisioni grandi e piccole a tuo marito e che così reciti il ruolo di mogliettina devota e scema.
E' tempo di reagire, di cambiare”.
Così l'idea era stata: far finta di niente, preparare una bella cenetta, e dopo, con calma, parlargli.
Senza tante moine, non era certo il tipo, ma da pari a pari, e senza perdere il controllo.
Ora, in cucina, si sente un nodo in gola e la tentazione di lasciar perdere.
Ha paura di mettersi a pregare, magari di piagnucolare, mentre Francesco le parlerà, con quel suo fare paternalistico così irritante, delle gioie della vita ad alta quota.
Respira a fondo e passa i palmi delle mani sulle cosce. Sente i jeans ruvidi e graffia con l'unghia una piccola macchia del sugo.
“Non ci vuoi andare? E allora dillo, diglielo che vuoi stare a casa tua, tu e lui da soli, come tanto tempo fa, come ai bei tempi del vostro amore, a parlare e ridere di niente, magari un cinemino in centro, magari una passeggiata lungo i viali....”
“Sistemi tu? Vado a vedere la tele”.
Marta sobbalza. Alza gli occhi e lo vede: sta bene con il dolcevita verde di Natale, risaltano i suoi occhi neri e quel suo sorriso da squalo, e poi vede le sue spalle che si allontanano.
Il rumore ritmato della lavastoviglie in sottofondo le sussurra “Non importa, non importa, non importa...”.
Le candele si sono consumate e la cera rossa è colata giù.
Spegne la luce e resta ancora un attimo, lì, al buio, da sola, prima di andare di là.


Francesco sprofonda nella poltrona con il telecomando delle televisione in mano.
E' stanco, si passa la mano sul volto, sente la ruvidezza della barba lunga.
Stringe tra pollice e indice la base del naso e poi si massaggia le tempie.
Accende la tv, ma seleziona il tasto silenziatore e guarda bocche che si aprono e si chiudono, espressioni e smorfie di persone famose.
“Dov'è finita la mia tenera e dolce Marta sempre così allegra e piena di voglia di vivere ?”.


Si, è stanco, ma gli affari vanno bene e non può allentare proprio adesso tornando a casa presto come una volta. Sorride al ricordo di altri lontani venerdì sera; dopo cena chiacchieravano per ore, parlavano dei progetti, dei sogni, di quando sarebbero diventati vecchi insieme. Gli occhi di lei brillavano e la sua vocina accendeva anche i suoi entusiasmi.
Poi era venuta la malattia e la morte del padre di Marta e lei si era come spenta.
Lui si era caricato tutta la pesantezza del suo cuore e lei dopo crisi d'ansia e notti insonni si era appoggiata a lui. “Fai tu. Vedi tu. Va bene quello che vuoi” gli ripeteva.
Ma da qualche tempo sembrava ridestata, con una nuova leggerezza nel passo e voglia di fare nei piccoli progetti di ogni giorno.
L'avvicinamento a casa del lavoro poi l'aveva spinta a frequentare quel corso di cucina.
Perfetto: nuove amicizie e un obiettivo divertente.
E quella sera, dopo tanto, l'apatia se n'era andata: gli era sembrata la Marta di prima.
Andare in montagna avrebbe dato un'ulteriore spinta al miglioramento: respirare l'ossigeno profumato di neve e di pini, sciare insieme e la notte sotto il piumone si sarebbero tenuti stretti .


Tira fuori dalla tasca il piccolo astuccio blu: sogna ad occhi aperti la sua donna felice che lo abbraccia con il luccichio del ciondolo prezioso al collo.
“Sì, sarà un bel week end” si dice rialzandosi per prendere il giornale.


Quasi si scontrano in corridoio e si sorridono.
Marta pensa di avere ancora tutta la notte per convincerlo.
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