La calura estiva non piaceva affatto a Mastro Piccolo e quando la temperatura raggiungeva i quaranta gradi decideva di migrare verso il mare. Il paese in cui abitava era un paese del sud, di quelli più a sud di quanto si possa immaginare. Fatto di deserto, abusivismo espanso e calore umano. Non che questo giustificasse il precedente ma bastava a recuperare terreno sul piano sociale. I suoi concittadini erano piuttosto felici, gli alberi di fico curvati dal peso della maturazione, i grilli sobriamente si cimentavano in antichi canti e le donne nere davano vita al rituale della "salsa" come ad un torneo di burraco. Il Nord era lontano, quel Nord fatto di migranti e compari che tornavano a godere della lontananza invernale. Il numero di abitanti ad agosto quasi triplicava, frutto di quel temporaneo esodo al contrario che riempiva le spiagge di accenti strani e le strade in festa di vestiti scintillanti.

Mastro Piccolo dal canto suo non disdegnava, questo fervore faceva il pari con la solitudine dei mesi invernali. 

Il giorno d'agosto che era solito rimanere in spiaggia fino a sera coincideva con la festa patronale e con cura cercava di ritardare il ritorno anche quando era pronto a  farlo. Amava le strade desolate e desolanti. Quelle strade vuote di auto parcheggiate il più vicino possibile al centro della festa. Aveva tutto il Tempo d'osservare come fosse facile recuperare e porre rimedio al caos della sua mente. Finestrino abbassato, vento che accarezza la destra del viso, qualche fuoco spegnersi e le stelle a creare forme da indovinare. Il sedici di agosto non aveva eguali per Mastro Piccolo. Giunto a casa prendeva forma il finale  della giornata sua più rilassante: l'acqua della vasca si faceva tiepida, la luna la illuminava a mezza bocca, ogni silenzio restava al proprio posto e tutti gli altri sentieri della mente convogliavano in unico desiderio, il sigaro e un bicchiere di rum. 

Per Mastro Piccolo era questa la passione, il giorno della festa patronale.

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