C’era una volta un mondo in cui il tempo scorreva al contrario.
Non era il passato a farsi più lontano, né il futuro a venire incontro: erano le persone a rimpicciolire, anno dopo anno, recuperando a ritroso ogni stadio della loro crescita. Così, chi aveva accumulato saggezza ed esperienza non era grande e alto, ma minuscolo, piccolo come un bambino di tre o quattro anni.

Il più piccolo fra tutti era Re Lirio, alto appena una spanna e potente come nessun altro. Aveva occhi vivacissimi e profondi, che parevano vedere attraverso i segreti della terra. Al suo fianco c’erano i suoi cortigiani più fidati: Maestra Muma, che aveva già raggiunto la statura di un bimbo di cinque anni, e il Consigliere Tibo,” di sei anni d’aspetto, quindi ancora molto giovane e poco autorevole agli occhi del regno.

La servitù era composta da individui appena più alti dei cortigiani, perché era impensabile che qualcuno alto un metro e settanta potesse assistere con delicatezza il re nelle sue incombenze quotidiane. Come avrebbe potuto inginocchiarsi, porgere il cucchiaio o allacciare la veste cerimoniale senza rischiare di schiacciarlo?

Più ci si allontanava dalla corte centrale, più la statura aumentava.
E alla fine c’era il Corpo di Guardia, uomini e donne dalla statura… normale.
Essi avevano un ruolo puramente simbolico, poiché nel Regno della Statura nessuno aveva memoria di guerre. Non esistevano desideri di conquista, né sete di vendetta: ambizioni troppo grandi per un popolo che, inevitabilmente, diminuiva giorno dopo giorno nella propria forma e nei propri sogni.

I bambini – quelli veri – non sognavano affatto di diventare alti. Sapevano che non sarebbe successo, e anzi osservavano gli adulti ridursi a minuscole figure autorevoli, come se la maturità fosse un ritorno al punto d’origine. Crescere significava rimpicciolire, e quindi anche le ambizioni diventavano minuscole e semplici.

In quel mondo la Storia stessa era soggetta al rimpicciolimento.
Più ci si allontanava nel tempo, più gli avvenimenti diventavano minuscoli, tanto che dai registri scomparivano del tutto. Le pergamene antiche erano scritte con caratteri così piccoli da risultare illeggibili agli occhi della generazione attuale. Le grandi questioni, se mai erano esistite, si erano dissolte non per oblio volontario, ma per una  contrazione della memoria.

E così, nel Regno della Statura non c’erano guerre:
non perché tutti fossero buoni, ma perché nessuno ricordava più le vecchie questioni. Il passato, quella Storia con la S maiuscola che nel nostro mondo sembra destinata a generare dissidi, lì diventava una scia impercettibile, che si perdeva nel tempo.

Re Lirio, minuscolo sovrano, amava ripetere:

— “Più piccoli diventiamo, più grande è la pace.”

E nel suo regno nessuno aveva motivo di dubitarne.

Ma vi era anche una stagnazione tecnologica e culturale: si avevano degli oggetti che in un lontano passato qualcuno doveva aver progettato ma non si sapeva chi lo aveva fatto e seguendo quali principi ispiratori li avesse costruiti: i progetti, infatti, facevano parte di quegli archivi ormai illeggibili.

Nel grande Archivio del Regno della Statura, dove i papiri erano custoditi in scaffali sempre più stretti man mano che si procedeva verso le epoche più antiche, lavorava Orlan, un giovane apprendista bibliotecario. Era alto, ancora nella fase della crescita, e si muoveva con goffaggine tra quei minuscoli scaffali.

Un giorno, mentre stava riordinando un mucchio di pergamene, Orlan notò un rotolo:

lo prese con cautela e lo srotolò sul tavolo.
Rimase senza fiato.

I caratteri erano piccoli, sì, ma non tanto minuscoli da risultare invisibili. Si potevano leggere. Orlan socchiuse gli occhi, si avvicinò al foglio e iniziò a decifrare quelle righe. Parlava di un tempo in cui le persone crescevano e restavano grandi, in cui le figure autorevoli erano giganti con vesti che sfioravano il suolo: il potere non era legata alla piccola statura. 

Era un mondo impossibile, un mondo che nessuno avrebbe potuto immaginare.
Orlan rimase sconvolto da quella scoperta: una pergamena del genere non avrebbe dovuto esistere.

Se fosse stata così antica, avrebbe dovuto essere rimpicciolita fino a un puntino.
E invece no. Resisteva alla contrazione del tempo.

Decise di portarla a Re Lirio. Entrò nella sala del trono, dove il sovrano minuscolo, circondato dai suoi cortigiani appena più grandi, ascoltava dispute di portata minuscola.

Orlan si inginocchiò, ma non bastò: era ancora troppo alto per Sua Bassezza. Allora si sdraiò a terra e tese il papiro.
Il re Lirio lo lesse lentamente, muovendo appena le labbra sottili.
Alla fine disse:
— Questo… non può esistere.

I cortigiani cominciarono a vociferare. Qualcuno sussurrò che la pergamena era un falso.
Ma il re scosse la testa.

— Se questo è vero, allora il mondo è stato diverso.
E se il mondo è stato diverso… può cambiare ancora.

Quella notte, il regno fu attraversato da grandi paure.
La notizia filtrò tra i servitori, poi tra gli abitanti della cerchia più grande, poi tra i membri del Corpo di Guardia.
Per la prima volta, gli alti guardarono i piccoli non con ammirazione, ma con sospetto.
E i piccoli iniziarono a temere che quella fragilissima pace, basata sull’oblio, potesse incrinarsi.

Qualcosa era successo.
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