Altrove si racconta delle vicissitudini che portarono il cane Harry, un bastardino mezzo cocker, mezzo setter e mezzo chissachealtro a diventare un vampiro. A noi interessa soltanto sapere che, avendo l’aspirazione di diventare scrittore, il nostro animaletto riusciva a trarre ispirazione soltanto bevendo il rosolio della Nonna e soltanto per tre minuti, o quattro, al massimo. Il nostro canide impugnò saldamente la fiaschetta contenente il rosolio rubato alla Nonna, inspirò profondamente, espirò, bevve una generosa sorsata e mise zampa a quello che la critica avrebbe immancabilmente riconosciuto come il suo vero capolavoro: “Cogitazioni alcoliche di un cucciolo”. 

 

MINUTO 1
Sempre caro mi fu quest’ermo colle donde osservo conigli rincorrere tristi cinciallegre. Tuttavia brama il mio cuore quella valle che mollemente scorre tra i due crinali e soprattutto il lago nel quale essa sfocia…

MINUTO 2

tra due catene non interrotte di monti. In essa valle trovasi un nettare più squisito di quello degli dèi, il rosolio che ispira tutta la mia arte.

MINUTO 3
Empii il calice del liquore sopraffino che la Nonna distilla dalle rosse rose e ad esso avvicinai l’avide labbra…

MINUTO 4

Che sfiga! Il calice è ormai vuoto…

 

Lesto lesto, Harry preme invio e attraverso il cyberspazio il manoscritto vola verso l’editore.

Sir Richard Francis Burton era uno zombie, reincarnazione di un noto poliglotta e avventuriero già fedele suddito di sua maestà la regina Vittoria, oggi redattore volontario di “Letture oltretombane”, una rivista che pubblica racconti online. Quando fu colpito dal colpo di coda del segugio postino, Sir Richard trasse un sospiro e iniziò a leggere. E dopo aver letto a commentare:

Harry@cani.net
Caro il mio quadrupede, il suo manoscritto mi sorprende. Lei unisce calembour e citazioni dotte al sapore del liquore che immagino, dolciastro, a imbrattarle il muso. Respingo l’opera perché troppo luogocomunista. Se mai dovesse, contro il mio consiglio, cimentarsi nuovamente in imprese letterarie, la prego almeno di voler usare, al posto delle sue improntine sporche di fango, i segni di punteggiatura appropriati che la sua tastiera senz’altro le offre.
Suo
Sir Richard Francis Burton

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