Due amici di pari forza sulla scacchiera, si sfidarono a una partita a scacchi.

Decisero di non usare l’orologio, tempo di riflessione illimitato.

La prima mossa del bianco fu due passi del pedone di Re. Superarono l’apertura uscendone in perfetto equilibrio di posizione e di pezzi. Nel centro partita i vari tentativi di attacco del bianco si dovettero fermare contro una perfetta difesa del nero. Erano ancora in equilibrio.

Era estate in un tranquillo giardino pubblico, in una placida giornata di sole, poco vento, qualche chiacchiericcio lontano e risate di bambini che giocavano. Il cielo, verso sera, s’annuvolò e iniziò a piovere. Quando finì, il cielo mise in scena un meraviglioso tramonto pieno di nubi multicolori.

Mentre l’ombra lunga dei due uomini si proiettava sull’erba, il giardino si era svuotato e regnava un perfetto silenzio, ideale per giocare.

Ma ormai c’era poca luce, i due avevano bisogno di mangiare qualcosa e dormire un po’, concordarono quindi per una pausa. C’era un chioschetto ancora aperto lì vicino, mangiarono qualcosa e chiesero al gestore se potevano soffermarsi al riparo per riposare un poco. 

Li risvegliò l’alba.

Sul mare si vedeva il luccichio del sole che si levava, poi colline, alberi e una distesa d’erba con panchina, tavolino e scacchiera che li aspettavano.

Intanto il chiosco aveva riaperto, presero un caffè e si avviarono al solito posto: ben riposati, i due sarebbero stati pericolosi anche per un campione.

Il bianco riprese il gioco con un attacco, ma il nero resistette bene e si ristabilì una situazione di equilibrio.

Il tramonto cadde nuovamente e un'altra notte succedette al giorno, poi un'altra alba, poi sole splendente, poi altri giorni… I due ormai avevano perso la cognizione del tempo.

Le loro famiglie ne avevano segnalato la scomparsa alla polizia e loro, dimentichi di tutto, continuavano a giocare.

Così arrivò l’autunno. 

Attacchi, difese e contrattacchi, niente da fare, erano sempre in equilibrio. Si accorsero che c’era un freddo terribile , così, all’improvviso.

Per mangiare s’erano arrangiati con i piatti semplici che il chioschetto del giardino pubblico preparava e per dormire il titolare indulgente (ormai erano clienti fidati), aveva attrezzato due lettini all’interno.

Ora all’aperto però tremavano, così non si ragiona bene, per giocare avevano dimenticato tutto. 

Purtroppo i soldi stavano finendo, ma si vergognavano a tornare a casa poiché pur di continuare la loro partita, si erano scordati di tutto e tutti, dal lavoro ai parenti, perfino degli animali domestici.

Decisero di fare un blitz ad uno di quei negozi compro-oro, che stava a due isolati di distanza. I loro Rolex, ricordo del matrimonio di entrambi, sparirono in un istante dentro la cassaforte del commerciante, molto soddisfatto dell’affare concluso.

Un altro giretto, pochi passi fino al mercato rionale: sarebbero bastati due cappotti pesanti e caldi, al resto non pensarono. 

A casa le mogli si disperavano e i bambini piangevano. Al lavoro si chiedevano dove fossero finiti e i giornali informavano delle ricerche dei due scomparsi, ma loro non avevano tempo di leggerli.

Erano trascorsi ormai quattro mesi e i due dovevano quasi scostare la barba per vedere il gioco, puzzavano come capre e non se ne accorgevano, i vestiti  incollati alla pelle eppure continuavano a giocare!

Il tempo trascorse tornò di nuovo l’estate e i due erano ancora lì, come rapiti da quella partita. Ignari del fatto che le mogli si erano fatte un altro compagno dal momento che erano stati dati per morti.

“Non c’è niente da fare - disse quello che aveva i bianchi, - è stata una bella partita ma non c’è modo che tu o io la possiamo vincere."

“Accordiamoci per una patta.” Propose l'altro.

“Si va bene, ma è meglio tornare a casa, i nostri saranno disperati. Abbiamo bisogno di una doccia e di un letto pulito.”

Così tornarono alle rispettive case che trovarono vuote. Per fortuna l’acqua corrente c’era ancora, così come qualche vestito rimasto negli armadi. 

Passarono in banca a ritirare quanto rimasto, i conti bancari conservavano ancora una minima disponibilità non essendo stati ancora ufficialmente dichiarati morti. Dopo andarono ai rispettivi luoghi di lavoro dove scoprirono di essere stati licenziati per le troppe assenze. Seppero dai colleghi che le loro famiglie si erano trasferite senza lasciare recapito, per iniziare una nuova vita.

Dopo lo smarrimento iniziale, si ritrovarono, si guardarono e si abbracciarono.

Poi quasi all’unisono dissero: “Ti ricordi a che punto abbiamo lasciato la partita? Dai che magari la terminiamo!”

Nel giardinetto, tutti i giorni, a ogni ora, ci sono due vecchi che giocano a scacchi. Le famiglie passeggiano, i bambini giocano e tutti quelli che li vedono chiedono: “Come va la partita nonnini?"

E loro immancabili: ”Ancora in perfetto equilibrio ma prima o poi finirà."

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