Avevo tredici anni, facevo la terza media in una scuola privata, portavo una divisa blu, il colletto inamidato e soffrivo già di una forma acuta di angoscia.

Non era ancora quella metafisica. Era più concreta, più scolastica, più umiliante.

Si chiamava Lucio, aveva quattordici anni, i capelli biondi e non sospettava neppure che esistessi.

La mia angoscia nasceva tutta lì.

Non mi odiava, che sarebbe già stato qualcosa. Non mi evitava. Non mi lanciava neppure uno sguardo distratto, di quelli che a tredici anni bastano per costruirci sopra una settimana di illusioni.

Niente. Per lui ero trasparente come il finestrino dell’autobus che ci portava a scuola.

Io invece lo vedevo benissimo: la zazzera bionda, il modo idiota di ridere con gli altri, la sua allegria.

Speravo disperatamente che alzasse la testa almeno una volta, incrociasse il mio sguardo e si innamorasse perdutamente di me.

Non accadde mai.

Lui viveva dentro un universo maschile di primissima inutilità.

Parlava di calcio, di pallacanestro, di puzzette, di fratelli grandi, di tutte quelle cose rumorose che tengono i quattordicenni a distanza di sicurezza dalla tragedia altrui.

Io ero “angosciata” perché non mi vedeva.

Lui continuava serenamente a non vedermi.

Capite bene che a tredici anni ogni dolore pretende subito di essere assoluto. Per questo ero pronta a credere a chiunque sembrasse capace di spiegarmelo.

Fu in quel varco, apertissimo e un po’ buffo, che entrò Suor Lucina, insegnante di lettere, comunista. O almeno sosteneva di esserlo, spiegando che anche Gesù lo era stato prima di tutti.

Aveva comunque un santo per ogni occasione.

Bastava mostrare un minimo di turbamento e partiva subito la distribuzione degli esempi alti o alati: un convertito, un cuore inquieto, un’anima tormentata o uno dei tanti santi e martiri che popolavano il calendario.

Io non avevo un’anima tormentata. Avevo Lucio.

Ma per lei dovette bastare. Così fece un’eccezione e mi rifilò un pippone su Søren Kierkegaard.

Com’era prevedibile, non compresi nulla di metafisica. 

Capii solo che quel Søren doveva aver scoperto qualcosa di geniale, una soluzione per i problemi veri, tipo un quattro in matematica, cosa indossare alla festa di Antonella o calmare la tachicardia che ti prende quando sali sull’autobus sperando in un miracolo biondo.

Nella mia testa il ragionamento era semplice: se Søren si intendeva di angoscia, doveva aver trovato anche un sistema per non morire della propria disperazione. E se quel sistema esisteva, si poteva applicare anche al caso Lucio.

Semplice.

A dirla tutta, visto che c’eravamo, avrei approfittato anche per diventare un po’ più intelligente, che a scuola non faceva mai male.

Così andai in libreria a cercare lui, Kierkegaard Søren in persona.

Tra le tante pubblicazioni rimasi colpita da un libretto bianco. “L’angoscia. La malattia mortale”. Mi convinsi che quello fosse il manuale perfetto per me.

Il titolo era già una diagnosi impeccabile. A tredici anni, se il biondino dell’autobus non ti vede, quella non è una cotta. È chiaramente una malattia mortale.

Uscii dal negozio stringendo il volumetto tra le mani, come fosse una reliquia.

A casa mi resi conto che cercavo un manuale d’uso per il cuore, invece ci trovai il codice sorgente dell’angoscia in formato cartaceo.

In quelle pagine c’era la definizione più molesta e intricata della storia: «L’io è un rapporto che si mette in rapporto con sé stesso».

Volevo solo smettere di essere “innamorata”. Non capire la disperazione, non scoprire Dio, non diventare danese. Solo smettere di soffrire per un ragazzetto magro che non mi filava di striscio.

La filosofia e Søren, ovviamente, non mi guarirono.

Però l’adolescenza, in compenso, faceva il suo mestiere: prima ci muori, poi te lo dimentichi tra una fermata dell’autobus e l’altra.

Oggi Lucio, domani Enrico, quello carino dall’impermeabile beige, dopodomani Francesco col motorino, l’ex di Anna.

Cambiano i nomi, resta quella sproporzione meravigliosa e cretina per cui ogni dolore ti sembra definitivo finché non arriva il successivo.

Ripensandoci, poteva andarmi peggio.

Con la disponibilità di Suor Lucina verso i santi, avrei potuto finire direttamente nelle braccia di Sant’Agostino.

E lì sì che la faccenda si complicava.

 

N.d.R.: Mentre scrivevo, dalla libreria è rispuntato il vecchio e buon Kierkegaard dentro un volumetto ingiallito, il Diapsalmata.

Sant’Agostino, invece, non è rispuntato.

Ha preferito restare dov’era, in una posizione più consona alla sua natura: quella della minaccia.

Tutti i racconti

0
0
5

Giovanna (2/2)

26 October 2026

Intanto la sirena sempre più incessante continua a rompere la quiete della sera. Quando arrivano con la sirena ancora accesa fino all’ingresso, vuol dire che il caso è grave. Con un rumore di gomme che graffiano la ghiaia l’auto si ferma di botto e ne scendono veloci gli ausiliari aprendo il retro. [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
4

Daredevil: Chance (3/3)

REDDE RATIONEM

26 October 2026

Uno stabile vicino all'Hudson, sul tetto. Solo il vento, solo due respiri. Uno regolare, l'altro stanco. Azar avanza, dicendo: «Sai qual è il tuo problema, Murdock? Credi ancora nelle eccezioni.» Matt replica seccamente: «No.» «No?» fa eco Azar. Matt: «Credo negli uomini.» Azar: «Sono [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
2
23

Giovanna (1/2)

pronto soccorso

25 October 2026

È la vigilia di Ferragosto. Dopo la dura prova affrontata per il Covid, quest’anno è stato intenso e stancante oltre ogni dire. Lavoro al pronto soccorso come infermiera professionale. L’ondata di caldo che ci ha accompagnati per la primavera e tutta l’estate sembra non volersi fermare. Questo [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

1
1
9

Daredevil: Chance (2/3)

25 October 2026

Mattina seguente, Tribunale. Il rumore della città arriva al Tribunale come un’onda lontana. Clacson, passi, voci. Per chiunque sono solo rumori. Per Matt Murdock sono una mappa. Il cuore accelerato degli avvocati prima dell’udienza. Il fruscio delle toghe. Il respiro trattenuto dei clienti che [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

5
10
56

Addio Aurora... arriva Rompino

24 October 2026

Mentre l’autobus la sballottava lungo la strada che la portava al lavoro, Giuliana si sentiva, né più né meno, come tutte le altre mattine. Si portava appresso il consueto torpore dei pendolari, che cercava di smaltire rubacchiando qualche attimo di sonno lungo il tragitto, standosene seduta un [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Rubrus: Ho iniziato ad usare il computer nei primi '90 dello scorso secolo: era [...]

  • MaricaR: Ciao Rubrus, innanzitutto grazie per avermi letto e commentato. Anch'io [...]

1
1
19

Daredevil: Chance (1/3)

24 October 2026

Notte. Buio. Matt è in piedi. Non sa dove. Non sente il vento. Non sente la città. Solo una voce. Laura: «Matt.» Si gira. Il cuore accelera. Matt: «No.» Laura: «Perché continui a dire no quando sai che sono io? Non mi hai presa.» Il ricordo torna. La caduta. La mano. Il centimetro. Quel [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

7
9
50

Il fiore di Venilia

23 October 2026

C’era una grande magnolia di fronte alla casa. Venilia la ricordava da sempre, da quando, ancora piccina, sentiva la voce di sua madre che la chiamava. Poi, un giorno, non la sentì più. Le zie le dissero che era partita per un lungo viaggio, ma lei non dimenticò mai quella voce e non credette mai [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • zeroassoluto: Un'altro racconto in cui una donna si libera del suo violentatore.
    Like

  • Dax: Commovente e triste.Like

4
5
39

Ci svegliammo di botto

23 October 2026

E ci svegliammo di botto mentre tutti fuggivano cercando qualcosa di diverso. Era stata una bella serata quella appena passata. Senza rancore né amore, una splendida serata di fredda passione alla luce di un vecchio lampione. Ci ferimmo felici di farlo, ci illudemmo senza vergogna. Si, fu proprio [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

3
6
29

Fuori dal forno

23 October 2026

Lavoravo come cameriera nel ristorante più grande del mio paese, sproporzionato rispetto alle dimensioni di quella cittadina. Troppo spazioso e con troppe ambizioni: soldi spesi in decorazioni per ogni stagione e altrettanti per pagare una trentina di ragazzini impegnati con lo studio ma comunque [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • zeroassoluto: Nella mia attività lavorativa, sia in Puglia, sia in tutto il nord Italia [...]

  • sveronic: Grazie zeroassoluto, indipendentemente dalle proprie volontà i colleghi [...]

6
5
41

Kael

22 October 2026

Il vapore denso e l’odore acuto del bitume fresco salivano in spire grigie verso il cielo notturno. Sotto la luce cruda dei fari da cantiere, un gruppo di operai lavorava alacremente per sistemare la strada, stendendo pezze di catrame e sigillando le crepe dell'asfalto. Muovendosi a ritmo serrato [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

  • Lo Scrittore: Prima di tutto un grande like. Parlare di questi argomenti diventa sempre più [...]

  • Dax: Povero Kael.Almeno, nella morte, ha trovato un'illusione di solidarietà. [...]

5
6
50

Il porto canale

22 October 2026

Dovrei votare per il sindaco e non so per chi altri ma non sono preparato, non ho studiato nemmeno stavolta. Francesca è a corto di idee, anche se non passerebbe mai a casa una domenica di sole ormai estivo. Propongo di andare a mangiare il pesce. Anche questo è un voto, un inno al disimpegno. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Piso81: Leggere è anche viaggiare. Non è un viaggio a metà ma [...]

  • Dax: Ci sono periodi belli e ricchi di sensazioni che,spesso, non percepiamo.A distanza [...]

4
3
31

In punta di piedi

21 October 2026

Cosa distingue un incubo dalla realtà? E se la realtà fosse un incubo? Hai presente quando dormi, sogni, e qualcosa che accade intorno a te compare anche in sonno? Ti sento intorno a me. Ma non ti vedo. Ti percepisco. Dove sei? Forse, sto dormendo. Forse, tu sei sulla punta dei piedi e stai camminando [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

Torna su