«Ellie! Ellie!»
«Rispondimi, amore... Ellie!»
«No, Ellie!»

La voce della madre echeggiava tra le case del quartiere, come un richiamo affettuoso, quelli che i bambini fingono di non sentire quando hanno troppa fretta per andare. Per voltarsi. 

Il mondo intorno era quieto. Immobile, come dopo un salto.

«Mamma.. scusa, ora devo andare.»
«Ma torno presto. Ti voglio bene.»

 

Ellie correva. Correva come mai prima. Sembrava volasse: ogni battito d'ali la portava più vicina a Tomás. Il vento le carezzava il viso e i suoi boccoli rossi si agitavano, come se stesse pedalando la sua bici dentro un sogno senza fine.

 

Ma quel pomeriggio, non c'era la bici.

 

C'era solo lei. Non sapeva bene come, ma sentiva che doveva trovarlo. Doveva raggiungerlo. Avvertirlo. Dirgli di attendere ancora un poco. C'era una sorpresa. Di quelle che arrivano col vento.

 

Tomás.

Non l'aveva mai incontrato prima. Ma lo cercava da quell'attimo. Era come un amico inventato, eppure reale.

L'amico che l'avrebbe portata con sé. 

Per sempre.

 

«Ellie! Sei tu?»

Una voce la chiamava. Una voce familiare.  Una figura nel vento, come la sagoma di un bambino, le veniva incontro, scalzo anche lui. Indossava una maglietta troppo larga e sorrideva con la bocca e con gli occhi.

Si chiamava Emiliano, ma tutti lo chiamavano Sol, perché sua madre diceva che anche quando respirava piano, portava la luce. 

Era da qualche anno che non si vedevano. Eppure era come se non si fossero mai persi di vista. 

Sol era sempre stato innamorato di Ellie, nel modo puro e silenzioso con cui ci si ama a dieci anni.

«Sol!», gridò Ellie, e gli saltò al collo ridendo.

Lui la fece girare su se stessa, con una risata che le fece eco.

«Quanto tempo!», disse lei.

«Sono passati quasi tre anni, ma sembra ieri», rispose lui.

Si guardarono negli occhi un momento, come per ricordarsi tutto in un attimo.

«Ora però devo andare», disse lei, «c'è qualcuno che mi aspetta. Ma torno presto, Sol.»

Sol annuì, prendendole la mano per un istante. «Ti aspetto, Ellie.»

Le loro dita si sfiorarono. Il vento li separò piano, come due aquiloni che si lasciano.

Ellie riprese a correre tra il cielo e le correnti, come una rondine impaziente. Non sapeva se stava sognando o volando, ma tutto le sembrava giusto.

 

 

Sotto di lei, El Paso arrossiva in un cielo viola e arancio. 

Le case basse gettavano ombre lunghe, le strade cominciavano a brillare di fari e luci al neon.

Poco più in là, Ciudad Juárez, al di là della frontiera, accendeva le sue prime stelle artificiali. 

L'aria era sottile, sospesa tra due mondi. Un confine di luci. Lo stesso respiro dell'alba. Un ponte fatto di sogni. 

Dove tutto sembra lontano. Eppure, basta un soffio per attraversarlo.

 

Con l'agilità e la velocità di una libellula, Ellie percorse il corridoio silenzioso, sfiorando muri e finestre, finché vide il volto di Tomás dietro un vetro. Dormiva. O forse, l'aspettava. Si chinò verso di lui, vicinissima.

«Tomás... Tomás... attendi, attendi ancora per un pochino», sussurrò all'orecchio.

Poi gli sfiorò la fronte con un soffio — o forse era un bacio.

 

 

A diverse miglia da lì, il cielo vibrava sopra una piccola base operativa. Un elicottero, un KVIAFire STAR, ronzava come un insetto impaziente.

Il pilota di turno, quella sera, era Seamus O'Connor: irlandese di terza generazione, un metro e novanta per almeno trecentoventi libbre distribuite con generosità e una certa grazia. Amava due cose: volare e Springsteen.

Riusciva a far alzare in volo un elicottero con qualsiasi condizione meteo, o almeno così giuravano tutti all'ospedale. 

Quel giorno aveva la radio spenta. Troppo silenzio. Troppo rispetto.

Un sanitario gli si avvicinò con passo misurato, portando tra le mani una borsa isotermica. La sollevò come si solleva qualcosa di sacro.

«È piccolissimo...», disse. 

Poi aggiunse, con un filo di voce: «...ma batteva forte.»

Seamus annuì. Non disse nulla. Salì a bordo. 

Il portellone si chiuse con un suono sordo e profondo, come una promessa.

 

Il cielo sopra El Paso si aprì.

 

 

Ciudad Juárez. Corridoi silenziosi. Luci spente.

Nell'ufficio della caposala, un allarme discreto illuminò lo schermo. Corazón disponible compatible.

 

La caposala trattenne il fiato. Poi lo lasciò andare piano.

Nessun dettaglio. Nessun nome. Solo una speranza.

Ma bastò quella notifica per accendere il reparto.

Le luci si accesero tutte insieme, come a giorno. 

Telefoni che squillavano. 

Voci che si accavallavano. 

Zoccoli che correvano nei corridoi.

«Preparate la sala operatoria.»
«Allertate il team.»
«Ambulanza all'eliporto. Arrivo previsto tra quaranta minuti.»

 

In una stanza dell'ospedale, poco più in là, una donna sedeva accanto a un letto da giorni. Forse settimane. Forse erano trascorsi dei mesi.

Aveva gli occhi asciutti, ma solo perché avevano smesso di piangere. Era distrutta più dalla speranza che dalla fatica.

Speranza: una parola dolce che, quando dura troppo, pesa come il cemento.

Guardava Tomás dormire. O forse sognare. Si chinò su di lui per sistemargli una ciocca umida sulla fronte.

Un segno. Come l'impronta di due piccole labbra leggere. Sfumata, appena visibile sulla pelle bagnata.

 

Dal lungo corridoio, una voce, a tratti spezzata dall'emozione:

«Alma Delia...»

Una pausa.

«Alma Delia.»

Lei non si voltò subito.

Poi la voce tornò, più forte:

«Alma Delia... il cuore per Tomás.»

Un'altra pausa.

«C'è il cuore per Tomás.»

 

Era la voce di Clara, un'infermiera che conosceva Tomás da anni. Lo aveva visto ridere, reagire, peggiorare.

E quella donna che ora accarezzava la fronte di suo figlio, la chiamava per nome da troppo tempo per essere solo una madre qualunque.

Alma Delia restò in piedi, immobile. 

Il silenzio la avvolgeva. Poi si portò lentamente le mani al viso. 

E per la prima volta da molto tempo... pianse.

 

 

Un sole enorme, tra le nuvole, illuminava un sentiero di vento. Ellie era tornata dove Sol l'aspettava. In cima a una collina di luce. 

Lei gli corse incontro.

«Sol... abbracciami forte. Ora resta solo il tuo cuore a battere per noi.»

Sol la strinse forte. 

Per un attimo il vento tacque.

Poi, molto lontano, il cuore di Ellie ricominciò a battere.

 

Lei sorrise.

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