C'era una volta una giovane donna che viveva in una valle dove tutti avevano nodi ai piedi e passavano la vita a cercare di liberarsi. Era il regno dei Fili invisibili, perché questi nodi c'erano ma erano tessuti con un filato invisibile all'occhio umano. Ognuno, chi più chi meno, doveva ingegnarsi con bastoni, sedie con le ruote, stampelle per non cadere, perché camminare era sempre ostacolato da questi nodi fastidiosi che rendevano le persone nervose e tristi.

La ragazza sapeva tessere ogni tipo di filato. La grazia che metteva nel fare il suo lavoro era quella delle danzatrici del re. Era arrivata da piccola in questo paese orfana di padre, insieme a sua mamma, che prima di morire l'aveva avviata al mestiere, intuendo in lei dedizione e perizia. 

Crescendo, anche lei aveva iniziato ad avere questi nodi ai piedi. I suoi compaesani cercavano di togliersi i nodi con ogni mezzo: li strappavano con rabbia, li nascondevano sotto i tappeti, li maledicevano ogni volta che facevano male. E lei aveva imparato a fare lo stesso.

Aveva lunghi capelli scuri che raccoglieva in una treccia arrotolata perché non la impicciassero nel suo lavoro, che le occupava gran parte del tempo. Rimasta sola, si era stabilita in un piccolo appartamento con un bel terrazzo che guardava sul bosco.

Un giorno, mentre andava a comprare la frutta al mercato, incontrò una vecchia filatrice, dalle mani rugose come il viso, ma dagli occhi luminosi e vividi, cerulei e limpidi, che sorridendo le disse:

«Tu cerchi di strappare i tuoi nodi, lo vedo, ma l'ultimo nodo non è sempre una prigione: a volte l'ultimo nodo è quel filo prezioso che ti impedisce di cadere appena prima di essere pronta a camminare.»

La ragazza non capì, ma volle raccogliere il messaggio dell'anziana donna e allora si sedette con quel groviglio ai piedi che aveva combattuto per anni e l'osservò. Smise di tirarlo, smise di odiarlo...iniziò soltanto ad ascoltarlo. All'inizio non sentiva niente, ma poi cercando nel silenzio scoprì che ogni filo era un ricordo, una paura, un addio, una speranza rimasta in sospeso. Cominciò ad accogliere questo silenzio che si faceva ricordo, paura, speranza. E più lo accoglieva, più il nodo perdeva forza. Passarono i giorni, e ogni sera si sedeva in ascolto, due, tre, dieci minuti, un'ora.

Finché un mattino accadde qualcosa di inatteso.

Fu il nodo, dopo averle insegnato tutto ciò che doveva sapere, ad allentare lentamente la presa.

La ragazza si alzò e iniziò a camminare.

Voltandosi indietro vide quel groviglio rimasto sulla terra. Non era il nemico che aveva immaginato per tutta la vita. Era stato il mezzo con cui aveva imparato la pazienza e conosciuto il coraggio, con il quale era diventata la persona che ora finalmente poteva proseguire. Provó a correre e sentì la brezza sul viso e una sensazione di leggerezza. Tornó ad osservare quel groviglio, lo portò al telaio e lo tessé in un piccolo tappeto intrecciato che collocò all'ingresso della sua casa. Tutti coloro che entravano in casa sua ci passavano sopra, ma non lo vedevano.

Da allora, nel Regno dei Fili Invisibili, si racconta che esistano nodi che non arrivano per imprigionarci.

Arrivano per trattenerci quel tanto che basta a far nascere dentro di noi la forza necessaria per andare oltre.

E quando quella forza è finalmente pronta... non serve più sciogliere il nodo.

Basta fare il primo passo. È lui, silenziosamente, a lasciarci andare.

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