Quando suonò la sirena di fine turno Milla non reagì come tutti, non collegò il suono al generale cambio di umore che investì il personale della linea 412b, per lei era il primo giorno di una nuova vita, ripose i guanti solo quando dal fiume umano in uscita non si staccò una mano per batterle la spalla e una voce disse: “si va a casa!”
Gli scarponi rinforzati sembravano molto più pesanti del mattino, quando li aveva infilati, e la tuta era una conoscenza dolorosa per la sua pelle abituata a tessuti morbidi e di qualità. Le mani le bruciavano, le guardò dopo averle tenute per ore nei guanti da lavoro e riconobbe ogni punto di pressione degli ignoti pezzi meccanici che aveva montato tutto il giorno nella forma di dolorose vesciche destinate col tempo a trasformare per sempre le sue dita vellutate. Non poteva dire di essere stanca, era una sportiva lei, poteva reggere, ma la spossatezza che provava era del tutto nuova, si sentiva svuotata di un’energia profonda e per la prima volta nella vita si sentì lontana dall’essere viva.
Il fiume umano si spezzò in più trance per accedere agli elevatori, solo pochi livelli e avrebbero raggiunto le zone civili, sarebbero tornati a casa, a tre ore di tempo libero prima di dormire, per poi scendere di nuovo, al mattino, verso una nuova giornata di lavoro. Tutti i giorni tranne uno di completo riposo, ogni sei. 
Nell’ambiente chiuso dell’elevatore poteva avvertire l’odore di tutta quella gente, odoravano di lavoro, nemmeno lei faceva eccezione, trovò che la tuta puzzasse in modo insopportabile, solo un giorno prima se ne sarebbe vergognata, ora doveva tirare avanti tutta la settimana, non erano previsti cambi prima di allora.
Elevatore 11, piano 812, area est 2, via 49, numero 38. Milla diede uno sguardo alla ricevuta che le avevano dato con le indicazioni per raggiungere la propria abitazione, al mattino l’avevano condotta immediatamente al lavoro, non aveva nemmeno avuto la possibilità di vedere la sua nuova casa, pressappoco immaginava come potesse essere, aveva visto progetti tridimensionali di posti come quello, anche se non ci era mai stata di persona e neanche pensava che ci sarebbe mai stata, almeno non in qualità di inquilina.
 Il blocco fabbrica era un’enorme struttura che ospitava alla base i comparti lavorativi e ai livelli superiori quelli civili costituiti dalle abitazioni e dai servizi per gli operai: era opera della politica di ottimizzazione dello spazio, delle risorse e delle energie promossa da tutti i governi mondiali. L’ottimizzazione e il risparmio erano l’unica ricetta per salvare la civiltà umana da un profondo e irreversibile fallimento finanziario ed evitare il decadimento evolutivo di tutta la specie. Era una questione di sopravvivenza.
L’elevatore era quasi vuoto quando Milla raggiunse il proprio piano, all’uscita si trovò in una specie di piazza, almeno così si poteva definire quello spazio largo dal quale partivano innumerevoli direzioni, sembrava davvero un angolo di città, ma tutto era contenuto all’interno dell’enorme edificio del blocco. Si capiva subito che si trattava di una nuova, mentre con il suo biglietto in mano cercava di orientarsi nel dedalo di corridoi e si notava anche che veniva da una posizione sociale più elevata, per questo non le veniva risparmiato un sottile disprezzo. Ad un certo punto capì di aver sbagliato strada, sbuffando si rassegnò a tornare indietro quando una mano le strappò il biglietto con le indicazioni.
- Molto interessante – sussurrò una voce ironica – devo ricordarmi dove abita una ragazza tanto
carina.
- Guarda che pelle curata Lando, scommetto che questa qui è una signora con i fiocchi, non è 
vero? O almeno lo era. – aggiunse un altro individuo che l’aveva affiancata.
- Se ti accompagniamo noi ci fai vedere un po’ della tua pelle graziosa?
- Piantatela voialtri – tuonò una terza voce da dietro – Andate a farvi un giro! Dai qua. – l’uomo strappò di mano il biglietto al ragazzo e con ampi gesti invitò entrambi ad allontanarsi, cosa che avvenne puntualmente, senza neanche un fiato.
L’uomo aveva capelli e un accenno di barba grigi, dalle rughe del viso si poteva giudicarlo quasi un anziano, ma la statura imponente e la stazza fisica spiegavano come mai i due giovani non si erano messi a discutere con lui.
- Non si preoccupi, sono innocui quelli là, solo che non sanno comportarsi, per fortuna ero andato a ritirare le scarpe dal calzolaio, proprio qui dietro. Se dovesse avere ancora delle noie, si rivolga pure a me e le risolverò il problema. Non sopporto i bulli.
- Grazie infinite, lei è la prima persona ad essere gentile con me da stamattina. Milla Van Taght.
- Ernesto Rallo, per tutti sono Nenè. – rispose l’uomo stringendo la mano tesa della ragazza con
 la sua, enorme e callosa. – Primo giorno, normale che sia un po’ scossa, con il tempo ci si
 abitua e se si è furbi si impara a stare bene anche qui. Vedrà che incontrerà un sacco di brava
 gente. Vediamo…area est 2, via 49…non lontano da dove abito io, se vuole la accompagno per 
 un pezzo. Con me può stare tranquilla, lo sanno tutti che Nenè è un uomo d’onore.
- Con piacere, tutto quello che desidero ora è una doccia calda e un letto. – rispose Milla.
- Doccia? Ha un codice premio? No, vero? Eh, eh. Deve ancora imparare tante cose di questo 
 posto. Oggi non è giorno di doccia, potrà averla domani, l’acqua calda è razionata, fa parte del 
 programma di risparmio energetico. I servizi extra sono molto cari e non glieli consiglio, ma
 può ricevere dei bonus in premio sul posto di lavoro oppure vincerli ad una delle tante lotterie.
Milla non rispose, si sentì crollare, niente doccia e niente cambio vestiti, cominciava a sentire il peso di quello che la aspettava e le prospettive non erano per niente buone, certo non è che avesse molte alternative.
- Coraggio. - cercò di tirala su Nenè – Farà l’abitudine anche a questo. Sa che le dico? Quello
 che ci vuole ora è un bel pasto caldo, la mensa è sulla strada, perché non si ferma a mangiare
qualcosa con me? Il cibo non è tanto male ed è abbondante, una delle poche cose su cui il 
governo non risparmia, si vede che i blocchi produttivi funzionano a gonfie vele nel settore
alimentare.
L’area mensa era simile alla piazza che Milla aveva trovato all’uscita degli elevatori, differiva soltanto per la presenza dei tavoli, la tinta un poco più calda delle pareti e la linea vaporosa del banco dove i pasti venivano somministrati. Le mense raggruppavano un numero stabilito di abitanti, di solito un migliaio, le spiegò Nenè, tutte servivano lo stesso cibo a parte quelle più piccole, i ristoranti ai quali si poteva accedere nei giorni di vacanza o nelle occasioni speciali, ma questi facevano parte dei servizi extra e di quelli avevano già parlato. Il menù variava ogni settimana anche se sostanzialmente le materie prime rimanevano le stesse, le verdure e tutti i vegetali abbondavano, ma anche la carne non era male le dissero. Nenè le consigliò la bistecca con i funghi, la sua preferita, era evidente che ignorava che non si trattasse di una vera bistecca, bensì di un agglomerato di tagli poco pregiati impregnati di un aroma che riproduceva il gusto del filetto, o forse aveva deciso di non pensarci e godersi la sua carne, pur consapevole che i vitelli nascevano con una quantità limitata di filetto e che quello non sarebbe mai stato destinato alla sua tavola. Dopo aver ritirato un pasto completo di risotto, bistecca, dolce di zucca e un quarto di vino a testa, trovarono posto appena distaccato dalla bolgia del fine lavoro.
- Purtroppo se c’è una cosa che manca quaggiù è l’intimità, siamo tanti e lo spazio è quello che è, anche se il blocco è grande, sono le conseguenze dell’ottimizzazione globale. – attaccò Nenè versando il vino per entrambi. – Sicuramente ne avrai bevuto di migliore, ma questo scalda comunque il cuore e non manca mai, nei limiti della decenza, si intende. Al primo giorno alla fabbrica!
- Salute. – rispose Milla assaggiando prudentemente il liquido color porpora. Vino liofilizzato, senza dubbio, il sapore era naturale come quello del silicone, ma in effetti la sensazione di conforto restava piacevole.
- Allora signorina, ti va di parlare un po’ di te? Di solito quelli che arrivano dalle sfere più alte hanno una gran voglia di vuotare il sacco contro la condanna ingiusta che hanno subito, anche se in effetti non si tratta affatto di una condanna, è il destino di tutti quanti, è la necessità, non è più tempo per le pretese questo, ma solo di necessari sacrifici. Io facevo un lavoro simile a questo già prima dell’ottimizzazione, solo che ero in proprio, avevo una piccola officina meccanica, ma non si riusciva più a tirare avanti, quando hanno tagliato la luce e il gas si è tornati al medioevo, ora è molto meglio, c’è poco, ma per tutti. E tu? Di cosa ti occupavi?
- Ero una semplice impiegata, smistavamo dati sulla produttività delle industrie, previsioni di spesa, preparavamo il terreno per nuovi settori della società e del lavoro da ottimizzare, e poi un giorno ci siamo finiti dentro anche noi, probabilmente un altro ufficio come il nostro ci aveva valutati superflui e anche il nostro settore è stato ottimizzato, il personale in esubero eccolo qua.
- Ti piaceva quello che facevi? La tua vita, voglio dire, eri soddisfatta?
- Non posso dire che fosse un sogno certo, ma godevo di una certa autonomia e di aria libera.
- Anche qui non ti trattiene nessuno, puoi andare dove ti pare.
- Lo so come funzionano i blocchi Nenè, nessuno fa a spintoni per venirci, qui sei un numero, niente più.
- Non sono d’accordo, io mi sono procurato una certa stima, sul lavoro e tra la gente, secondo me quello che valevi fuori finisci per valere dentro, solo che qui non ci si nasconde più dietro a quello che ci ha regalato una famiglia agiata o amicizie influenti, si parte tutti dallo stesso punto, tutto è da dimostrare.
- Oh, io non sono certo nata con la camicia, solo che trovo che tutto questo sia una forzatura colossale, l’individuo va comunque rispettato, ma forse è solo una questione di abitudine, come dici tu.
Nenè rispose con un sorriso e un’alzata di spalle, non aveva alcuna intenzione di lasciarsi distrarre mentre si godeva il proprio pasto. Anche Milla consumò il cibo con un appetito che non pensava di avere, sentire qualcosa di caldo scenderle in corpo le donò una inaspettata sensazione di ritrovata umanità, così come inaspettata era l’atmosfera conviviale che si era creata con quel perfetto sconosciuto che le stava davanti. Fuori dal blocco sarebbe stato assolutamente contrario ai suoi principi, ma cominciava a capire che per sopravvivere avrebbe dovuto lasciarsi dietro tutto ciò che era stata fino ad allora e rinascere di nuovo, sotto nuove prospettive, totalmente ridimensionate.
 

Tutti i racconti

1
2
47

Lo so che aveva ragione lui

22 April 2026

Lo so che aveva ragione. Ero io ad averlo tradito. Ma era stato lui a sparire così, di punto in bianco, senza nessuna spiegazione e avevo creduto mi avesse lasciato. Cosa avrei dovuto pensare? Non rispondeva più ai messaggi e poi c'era il suo carattere instabile, il fatto che avesse già avuto questi [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Paolo Ferazzoli PRFF: I like.
    bella pagina scritta benissimo che tratta ancora una volta il problema [...]

  • Mita: Una storia che incuriosisce fino alla fine. Complimenti

1
1
80

Ogni Domenica

22 April 2026

Ogni domenica mattina, Laura e Marco seguivano un loro ben collaudato rituale. Uscivano dal portone di casa con passi lenti, godendosi il fresco dell’aria che profumava di fiori. Camminavano lungo le strade del paese, Marco con le mani infilate nelle tasche della giacca, Laura che accarezzava distratta [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

6
8
70

La coperta

21 April 2026

Quella notte Ettore aveva avuto freddo e al mattino si era svegliato tutto raggomitolato nelle lenzuola. Segno inequivocabile che era arrivato il momento di abbandonare il misero copriletto estivo e passare a qualcosa che non fosse solo decorativo, ma anche caldo. Approfittando del pallido sole [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Smoki: Innanzitutto grazie per i Like e i commenti. 🤩
    Mi ingrasso l'ego così! [...]

  • Lawrence Dryvalley: il quotidiano raccontato con intensa leggerezza. Poi quel "Il filo era [...]

3
4
63

Visioni d'autunno anche se siamo in primavera

Cose che accadono ammirando un'opera d'arte

21 April 2026

Amici lettori di Letture da Metropolitana, eccoci di ritorno per coinvolgervi in una storia colorata ad arte ispirata dalla visione di un quadro pittorico realizzato dall'artista Adriano Valerio Deandreis dal quale il sottoscritto ha estrapolato, anzi per meglio dire immaginato, una storia breve. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Smoki: Di Deandreis mi piace molto la palette di colori che usa. Vibranti e saturi. [...]

  • Rubrus: Forse per i colori molto carichi, le forme più arrotondate, le proporzioni [...]

3
3
141

Il quotidiano

20 April 2026

Flavio Rossi uscì dalla banca con la ricevuta ancora tra le dita, piegata in quattro come faceva sempre. Era una mattina qualunque nella bassa modenese: aria ferma, odore di polvere e di campagna, il rumore lontano di un trattore. Aveva appena fatto un bonifico e stava già pensando a cosa mangiare [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Simone Bulleri: La scrittura è efficace, e ben restituisce il tema di fondo: siamo programmati [...]

  • Lo Scrittore: Nulla da eccepire, tutto rientra nella normalità del quotidiano. Eccellente [...]

4
4
203

Quella notte

20 April 2026

Partita di poker al bar del porto con Sordo, Bubi e Fiato. Mi avevano spolpato. Avevo chiesto un ultimo giro per riemergere dalle fogne. Guardai la mia mano, un full. Sordo e Fiato lasciarono con delle smorfie, restò Bubi che calò una scala reale. «Ascolta Bubi» dissi abbassando la mano perdente, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Lo Scrittore: bravo Simone, perfetto nelle tre fasi - prima, durante e... dopo! like

  • Lawrence Dryvalley: Ritmo, una generale atmosfera nella seconda parte da horror-black-comedy, finti [...]

24
18
145

Tempo perso

Memorie de uno villico

19 April 2026

Lo giorno 7 de ottobre 1582, nello bosco che circondava da ogni lato lo castello de Monte San Senzaterra, si combatterono, ponendo alcuno limite alla loro ferocia, due opposte fazioni de cavalieri. L'una detta de li Servitori de lo Real Ordine Celeste, l'altra nota come Comunione de li Servitori [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

6
5
52

L’ultimo giorno di Archimede

19 April 2026

La mia città sta morendo. Lo capisco dal silenzio tra un rumore e l’altro. Dopo quasi due anni di assedio, Siracusa è stanca. Le mura hanno resistito, le macchine che ho progettato hanno tenuto lontani i Romani più a lungo di quanto chiunque credesse possibile. Ma anche la scienza, che coltivo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
4
116

Il gatto Tommasino

18 April 2026

La carne del canarino allegro mi aveva fatto veramente bene. Il mondo mi appariva giocondo. Quando il carrozziere mi ha presentato il preventivo per aggiustare la macchina, con grande serenità ho scelto di lasciarla alla meno costosa perizia del braccio meccanico dello sfascia carrozze. Guardandola [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

8
12
284

Password n° 2047

Domotica prossima ventura

18 April 2026

Non cambi la password da troppo tempo: aggiornala. 2.11.1969 Nella password ci devono essere delle lettere. 2 novembre 1969 È imprudente usare come password la propria data di nascita o quella dei propri cari. Creane una che non sia facilmente decrittabile e che non sia a te strettamente collegata. [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: triste e divertente....litigo spesso con le password di lavoro 😢.Like

  • Rubrus: E' impossibile avere un rapporto sereno con le password

3
2
54

Modena, 1971

17 April 2026

C’è una foto di Luigi Ghirri che, appena la vidi, mi fece provare una sorta di sentimento, un’aria di famiglia. Qualcosa che aveva a che fare con la mia storia, ma anche qualcosa che la raccontava — la mia storia — più di un racconto: bastava quella foto. Lì c’era tutta la mia storia. È una delle [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Smoki: Anche io ho sempre pensato che Ghirri fotograsfasse la quotidianità [...]

  • Dax: Like

7
12
155

Un istante

17 April 2026

Il 12 luglio del 2005, in un anonimo paese di una regione qualsiasi, Francesca entrò in un bar, diede un’occhiata in giro, comprò un gratta e vinci, uscì e scoprì di aver vinto trenta euro. Non una gran somma, ma abbastanza per acquistare un pallone da calcio e rivelare così a suo figlio il regalo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Virginia Lupo: Sia lodato Gesù Cristo signora Gigia
    Questo racconto mi fa pensare [...]

  • Luigia: Grazie Virginia, il fatto è che il controllo conta quasi come il non-controllo. [...]

Torna su