Il treno viaggia veloce - come i miei pensieri - attraverso questa pianura desolata.

Dal finestrino comincio a riconoscere il paesaggio che mi sono lasciato alle spalle anni fa, il giorno in cui fui arrestato dallo sceriffo Kane per la rapina alla banca, il giorno che gettai la mia vita nel cesso.

Ho subito accettato di fare i nomi degli altri coinvolti nel colpo, quei bastardi di Dean e Sam. Mi hanno lasciato indietro e sono fuggiti con i soldi, non potevano certo aspettarsi il mio silenzio.

In cambio, i giudici mi hanno garantito riservatezza: niente aula, niente esposizione. Per la sicurezza di Mary, soprattutto.

Mi sono fatto quattro anni di galera, il tempo necessario a calmare le acque, poi la riduzione di pena e i domiciliari.

Con quei due da tempo dietro le sbarre e dopo che avrò scontato i tre anni che mi mancano, ci rifaremo una nuova vita altrove. Ci sposteremo vicini al confine con il Messico, pronti per ogni evenienza.

Il treno entra lentamente in città fischiando, come per annunciare il mio ritorno, e una brusca inquietudine turba il mio desiderio di rivedere Mary.

Dai due agenti che mi scortano ho ottenuto di non essere ammanettato quando la incontrerò… Sono di parola e mi liberano prima di scendere dal treno. Sanno bene che non voglio essere in nessun altro posto. 

Uscito dalla stazione, il sole mi abbaglia mentre imbocchiamo la Main Street verso Sud. È tutto come ricordavo: il locale di Bob, la gas station dei Carter, la maledetta banca…

Poi vedo Mary risplendere al sole giù in fondo alla strada, mi aspetta sugli scalini di casa. Indossa un vestitino a fiori che ne esalta le forme sognate per troppe notti. Un ampio cappello incornicia i suoi boccoli dorati e le sue labbra rosse come ciliegie.

Mi corre incontro, ci stringiamo forte e ci baciamo come fosse la prima volta, come fosse l’ultima. 

Le dico di entrare in casa, devo parlare da solo con i due agenti prima. 

Si avvicina una macchina, rallenta mentre ci affianca, penso sia qualcuno che mi ha riconosciuto…

̶ Ti salutano Sam e Dean!  ̶ Sento prima che partano le raffiche. 

Non avverto dolore, tutto è ovattato.

Giro la testa e vedo gli agenti a terra come me.

Mary urla il mio nome ma è come se fosse lontana mille miglia… Se la caverà, è una ragazza tosta. 

Che bello averti riabbracciato. Chiudo gli occhi solo per un attimo, Mary. 

 

NdA. Questo testo è stato sviluppato rielaborando e ampliando un precedente microracconto intitolato “Il Ritorno”, già pubblicato su LdM in data 29/06/2024. Se siete curiosi… 

>> https://www.letturedametro.it/racconti/14000 

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