Ogni mattina, quando esco di casa, il canarino giallo della mia vicina canta felice. 

Ma cosa avrà da cantare quello lì, che è rinchiuso in una gabbia a semi e acqua. Sono più triste io che sono libero di andare dove voglio. Sorrido. Il lavoro, la morale, la vergogna di sbagliare, sono sbarre di una gabbia più stretta di quella del canarino. Almeno posso strafogarmi di ogni ben di Dio e affogarmi in mari di liquori. No. Desidererei farlo, ma la bilancia, la pressione, la glicemia, stringono attorno a me ancora di più le sbarre della mia invisibile prigione .

Quando ritorno a casa il canarino giallo canta ancora con più brio. Ma che acqua e semi danno da mangiare a quello lì? Li dovrei mangiare pure io. Il tempo passa. 

Giorno e sera s’inseguono velocemente. Io mi sento sempre più schiacciato dalla mia quotidianità. Il canarino giallo canta melodie sempre più allegre. 

Mattina, 7 luglio 2020. Sono veramente a pezzi. Il mio sonno è stato interrotto continuamente dal rumore del vento, che per tutta notte ha suonato ogni nota esistente e secondo me ne ha create pure di nuove. 

Arrivo nel cortile, un ramo è caduto sulla mia automobile distruggendone completamente il parabrezza. Il canarino giallo trilla che è una meraviglia. Le nuvole si aprono e un raggio di sole lo avvolge. Il canarino brilla come una pepita. Nello stesso momento un camion passa sopra una gigantesca pozzanghera, sollevando un'onda di fango che, prima di ricadere a terra, mi inzuppa dalla testa ai piedi. 

Rientro in casa, mi spoglio e faccio una doccia veloce. Per essere precisi, cerco di fare una doccia. Sono tutto insaponato, sto per risciacquarmi, ma l’acqua non esce. Ora ho scoperto che nella giornata di martedì 7 luglio, per lavori, è interrotta l’erogazione dell’acqua dalle ore 9. 

Il canarino giallo della vicina gorgheggia con la leggiadria di cento cori angelici. 

Ore 20.30, la giornata è proseguita come è iniziata. Una sequela di fastidiosi contrattempi mi hanno tenuto compagnia. Ritorno a casa completamente annientato in ogni mia parte.

Il canarino giallo della mia vicina è sempre lì nella sua gabbietta bianca. Il suo trillo di miele riempie le mie tristi orecchie. Ma che cosa mangia quel maledetto per… 

Sono folgorato da una magnifica idea.

Mattina, 8 luglio 2020, tutto il condominio è in subbuglio. Il canarino giallo della mia vicina è scomparso. I miei semisconosciuti vicini, influenzati da ore di sceneggiati gialli, sono posseduti dal demone dell’indagine. Sui gradini delle rampe delle scale, negli angoli dei pianerottoli, fino alle oscure cantine, si rincorrono i nomi dei possibili colpevoli.

Per ora, l’unica verità inconfutabile è che il canarino è scomparso e nell’aria non si ode più il suo trillo giocondo.

Scendo le scale fischiettando. Il mondo oggi mi sembra diverso, lo definirei meravigliosamente allegro. Io non so che semi mangiasse o che acqua bevesse il canarino della vicina. Ma la sua carne era molto saporita e mi ha trasmesso una piccola scintilla di buon umore.

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