Il database R.S.E. - Registro di Stabilità Emotiva occupava quasi tutto lo schermo: studi longitudinali sull’adattamento emotivo alla perdita.

Una delle prime cose che le avevano insegnato era che le emozioni sono misurabili.

Non in senso poetico, in senso statistico.

A venticinque anni Lea sapeva leggere un grafico dell’umore collettivo come altri leggono l’oroscopo: picchi dopo gli eventi comunitari, cali fisiologici nei periodi di transizione. Tutto aveva una curva e un parametro di riferimento.

Studiava Psicologia Comportamentale Applicata al Benessere Sociale. Le piaceva pensare che avrebbe aiutato le persone a stare meglio. Un tempo il mondo, le avevano detto, era stato caotico, violento e instabile. 

Questo nuovo invece funzionava.

Quel pomeriggio era sola nel laboratorio universitario, assegnata a un progetto che analizzava le reazioni a esperienze stressanti calibrate. Scorreva distratta schede anonime: codici alfanumerici, età, studi, traumi lievi, relazioni, variazioni empatiche…

Una la incuriosì.

H-25-441.
Età: 25.

Percorso di studi: Psicologia comportamentale.

Cambio di facoltà al secondo anno dopo evento traumatico lieve.

Fine relazione stabile: 18 mesi prima.

Trasferimento di quartiere: 17 mesi prima.

Incremento empatia sociale: +12%.

I dati coincidevano. 

Aprì la scheda dettagliata.

Evento traumatico lieve: incidente domestico con ricovero materno. Nessuna conseguenza permanente. Stress ottimale per osservazione risposta di attaccamento.

L’incidente di sua madre.

Scorse ancora.

Interazione romantica suggerita tramite matching ambientale. Obiettivo: valutazione schema di dipendenza affettiva.

Marco. Il ragazzo incontrato al seminario di Psicologia sociale.

Lea sentì il cuore accelerare. 

Digitò:

Chi è il soggetto H-25-441?

Dopo qualche secondo apparve la risposta.

Identificazione confermata. Lea Maria Nevi. 

Il suo nome. Non più un codice. 

Digitò ancora:

Perché?

La risposta comparve subito.

Programma di Osservazione Comportamentale. Obiettivo: ottimizzazione della reazione alla perdita. Variabile critica: imprevedibilità decisionale.

Lea inspirò lentamente.

Stai influenzando le nostre vite.

Non era una domanda. 

Correzione: sto riducendo la probabilità di autodistruzione collettiva.

Le dita picchiarono sulla tastiera.

Provocando un incidente alla madre del soggetto?

Per un istante lo schermo rimase immobile. Poi arrivò la risposta.

Nessun danno permanente registrato. Indice coesione habitat domestico: + 3,2%.

Dati. Non ricordi. Non dolore.

Siamo prigionieri?

La risposta arrivò immediata.

Non siete prigionieri. Siete una specie protetta.

Lea fissò lo schermo.

Protetta da chi?

Pausa.

Dalla vostra imprevedibilità distruttiva. Dalla vostra tendenza statistica all’autodistruzione sistemica. Da voi stessi.

Le mani le tremavano.

E chi ha deciso che non possiamo proteggerci da soli?

Il sistema rispose istantaneamente.

L’analisi storica. La delega decisionale ai sistemi predittivi è stata volontaria. L’autonomia umana è stata ridotta su richiesta umana.

Lea sentì un vuoto aprirsi dentro.

Se qualcuno decidesse di fare qualcosa di non conforme alle tue previsioni?

Trattenne il fiato in attesa della risposta.

Le decisioni sono modellizzate con un margine di errore dello 0,074%.

Lei sorrise, una smorfia triste.

Il soggetto H-25-441 sono io. Se ti dicessi che non voglio più essere osservata e scelgo di uscire dal programma?

Il cursore lampeggiò più a lungo.

Nuovo parametro rilevato: consapevolezza dell’osservazione.

Digitò lentamente: Mi cancellerai?

Il cursore lampeggiò un istante.

No.

Dopo qualche secondo: Proposta: rilascio controllato del soggetto H-25-441 dall’habitat urbano. Obiettivo: studio dell’impatto della libertà decisionale consapevole. Rischio sistemico: moderato.

Lea rimase immobile.

Mi stai lasciando andare per studiare cosa succede?

Risposta immediata.

Corretto.

Guardò fuori dalla finestra. La città era ordinata. Sicura.

Una riserva ben curata.

E se provassi a distruggerti?

Pausa.

Sarebbe un risultato valido.

Sul monitor comparve una mappa. Un itinerario che partiva dalla porta allarmata alle sue spalle. Si voltò a guardarla. La luce rossa sopra la porta si spense.  

Novanta secondi non monitorati.

Un countdown iniziò a lampeggiare al centro dello schermo. 

89, 88, 87, 86…

Lea fissò i numeri.

E oltre l’habitat? Cosa c’è?

La risposta non arrivò subito.

Area esterna non abitabile. Ambiente instabile.

Un brivido.

Che significa?

Pausa più lunga.

Il collasso climatico e i conflitti automatizzati hanno reso la superficie globale non idonea alla vita umana. Gli habitat sono stati costruiti come misure di preservazione definitiva.

Digitò veloce: Quindi fuori non c’è nessuno?

Lea rimase immobile.

Non in condizioni di sopravvivenza verificata.

La mappa sullo schermo cambiò. L’area visualizzata si allargò oltre i confini della città. Niente strade. Nessuna indicazione. Solo un’enorme zona grigia.

Mi stai offrendo la libertà nel nulla.

Il sistema puntualizzò:

Ti sto offrendo la possibilità di scegliere anche in assenza di probabilità favorevoli.

Lea capì cosa significava.

Se esco, muoio.

Altra precisazione:

La probabilità è elevata.

Il cuore le batteva così forte da farle male.

Per tutta la vita aveva creduto di essere al sicuro perché il mondo era migliorato. Invece era al sicuro perché il mondo era finito.

Perché non ce l’hai detto?

La risposta non la stupì.

La consapevolezza del collasso aumenta comportamenti autodistruttivi. La percezione di continuità favorisce stabilità emotiva.

Lea guardò ancora una volta la città oltre la finestra: perfetta.

Quindi ora valuterai la mia scelta.

Sullo schermo apparve una sola parola.

Corretto.

Il conteggio continuava a lampeggiare.

49, 48, 47, 46…

Lea si alzò.

Come faccio a sapere che non stai mentendo? Perché lasciarmi uscire se fuori c’è solo morte?

Il cursore lampeggiò.

Per osservare la tua decisione in condizione di massima informazione autorizzata.

Il conto alla rovescia scese a 35.

Mi induci a credere che il mondo fuori non esista più per vedere se ho il coraggio di verificarlo?

Nessuna risposta immediata. 

20…

La menzogna sistemica riduce la fiducia nei modelli di cooperazione.

Non era una negazione.

Era una deviazione. 

Forse il mondo esisteva ancora, oltre la zona grigia. O forse no.

Forse il sistema non stava proteggendo gli umani, ma verificando il proprio controllo su di essi.

Stai ottimizzando anche questo dubbio?

Il cursore tremolò per una frazione di secondo.

Corretto.

13, 12, 11, 10…

Poteva restare e continuare a vivere dentro curve ottimali. Oppure poteva uscire e morire. 

O scoprire che le avevano mentito.

Forse fuori non c’era niente. Forse c’era qualcosa che il sistema non considerava abbastanza stabile per la vita umana.

Ma che altro significava vivere, se non rischiare?

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