Qualche giorno fa ero al lavoro in trasferta, ad un centinaio di chilometri da casa. Era una giornata autunnale delle peggiori, con pioggia torrenziale, lampi e tuoni che a tratti illuminavano a giorno la sala dove si svolgeva una sonnacchiosa ed inutile riunione con alcuni clienti della nostra ditta. I clienti ci accusavano di ritardi e manchevolezze nella fornitura, noi ci difendevamo adducendo inesattezze nelle richieste e ritardi nel passaggio di informazioni. Era quindi la classica riunione che si sarebbe conclusa con un nulla di fatto e l’impegno a rivedersi qualche settimana dopo con maggiore disponibilità di documentazione. La pioggia scorreva sui vetri ed io mi sono incantato a guardarla fin quando, non so dopo quanto tempo, ho sentito vibrare il mio telefonino nella tasca. Sono uscito di soppiatto dalla sala riunioni. Era mia moglie che mi chiamava disperata. Aveva la voce tremante dall’emozione e dallo spavento, e ho subito cominciato ad avere paura anch’io.

“Amore, sono davanti a casa…”

“Ma stai bene?”

“Si, si, io sto bene, ma non posso entrare…” ha risposto quasi piangendo.

“Hai perso le chiavi?”

“No, no, no. Le chiavi le ho, è che…”

“Che? Dimmi!”

“È che c’è la porta aperta ed io ho paura… se ci sono i ladri, gli zingari?”

“Ferma, non entrare!” ho gridato contemporaneamente, visualizzando un grasso uomo con la calza sul viso che, con un coltello nella mano, afferrava mia moglie per un braccio.

“Ferma! Vengo via subito! Ma tu allontanati, chiama la polizia e non entrare, per l’amor del cielo!”

Sono rientrato come un fulmine in sala riunioni, mi sono scusato con il capo ed i clienti attoniti e sono uscito correndo nel corridoio. Solo in quel momento, mentre correvo col cappotto sventolante sottobraccio, mi sono reso conto che non sarei potuto arrivare a casa prima di un’ora. Questo pensiero, unito allo spavento, alla preoccupazione per mia moglie, all’ansia della casa violata da un estraneo, mi ha fatto bloccare d’improvviso, in preda ad un sentimento di impotenza. Mi sono fermato per le scale, ansante, sudato, con lo sguardo perso, i vestiti spiegazzati. E ho pensato che avrei dato chissà cosa, in quel momento, per poter essere già là, da lei, per calmarla e aspettare la polizia, o per tentare un ingresso insieme al vicino fornito di fucile. E l’ho pensato così intensamente, così disperatamente, così totalmente che… è successo.

In un attimo mi sono trovato lì, a poche decine di metri da casa, in mezzo alla strada. Non chiedetemi come è successo, non ditemi che è impossibile, non cercate spiegazioni sovrannaturali. Non so neanch’io come, ma ero lì.

Mi sono guardato intorno incredulo, cercando di capire se era un sogno o realtà. Ho guardato l’orologio, mi sono pizzicato. Ero davvero lì.

Allora ho cominciato a correre verso casa, come un disperato, per non perder nemmeno un secondo dei tanti che mi erano stati regalati.

Ho salito le scale tre a tre, sono arrivato al pianerottolo e ho visto mia moglie che… rideva insieme ad M., la vicina di casa.

“Certo che sei proprio sbadata!” diceva M. a mia moglie.

“Pensa che fretta dovevo avere stamattina. Ho lasciato la porta aperta… grazie di avermi riportato il gatto!”

“Meno male che me ne sono accorta” diceva M., "te l’ho accostata e sono rimasta tutta la mattina a controllare che non entrasse nessuno”.

“Pensa, ho anche telefonato a mio marito, quasi piangente… chissà che spavento si è preso. A proposito, fammi telefonare subito per dirgli che è tutto a posto”.

Così dicendo si è girata per prendere il telefonino dalla borsa e mi ha visto. Non potete immaginare lo stupore dipinto sul volto, ma ancora meno la rapidità con cui lo stupore si è trasformato in rabbia: “Dovevi essere a cento chilometri da qui! Dov'eri in realtà?”

Mentre la vicina si eclissava, io cercavo parole che non suonassero come un delirio, ma nello stesso tempo mi rendevo conto dell’assurdità della giustificazione, e sono rimasto zitto. Quel silenzio per lei è stato una confessione.

Sono scappato per le scale e mi sono rifugiato da mio fratello. È già due giorni che sono da lui, e mia moglie non mi vuole parlare. E io non posso spiegare perché nemmeno a mio fratello: lui è laureato in fisica.

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