Quanto ti ho aspettato! Hai popolato i miei sogni, rendendo il riflusso gastrico meno fastidioso, e tollerabile la soffocante calura estiva. Ora che ti stringo fra le mie braccia sono felicissimo. Mentre guardo i led della batteria passare dal rosso al verde, immagino le tantissime avventure che vivremo insieme. Tutto è pronto, giro la manopola e si parte. Un uomo, il suo monopattino grigio e rosso, lo splendente futuro davanti a lui, le preoccupazioni dietro di lui. Questo straordinario mezzo di trasporto mi apre le strade del mondo, facendomi sentire come un novello Cesare trionfante, che sul suo cocchio d’oro riceve il giusto trionfo tributatogli dal popolo. Purtroppo tutte queste emozionanti energie positive, sono continuamente disturbate da pedoni, automobilisti, ciclisti, buche insidiose e fastidiosi cartelli segnaletici. 

Da qualche giorno questo florilegio di emozioni è stato impreziosito dall’arrivo di una novella vicina, Rosamunda. Una procace siciliana dalle labbra di fuoco e dai capelli di notte. I condomini immediatamente si sono lamentati del suo cagnolino Zuzù. La signorina Rosamunda con parole chiare e limpide come i suoi occhi, mi ha spiegato che il povero Zuzù abbaia in continuazione perché si deve abituare alla nuova sistemazione. Il trasloco gli ha causato una persistente costipazione e una odorosa flatulenza. Oh povera indifesa creatura! Mentre Rosamunda la stringe al suo turgido seno, penso come la gente sia crudele, e sorda ai tenui gridi d’aiuto delle creature più deboli e indifese.

È venerdì sera, finalmente la settimana lavorativa è giunta al termine. Sul mio monopattino procedo spedito verso casa, quando in lontananza vedo la giunonica sagoma di Rosamunda. Il suo ritmico ancheggiare mi rapisce lo sguardo. Il profilo del suo petto mi fa esplodere la circolazione sanguigna. Sono carico come una molla, sto per affiancarla quando il procedere del mio futuristico mezzo è interrotto. Prima ero in paradiso, ora sono disteso a terra. Il naso si è spalmato sull’asfalto tingendolo di rosso sangue. Sento le grida disperate di Rosamunda. Nonostante l’indicibile dolore che mi sconquassa il corpo, il pensiero di quanto il mio triste destino abbia turbato la giunonica signorina mi infonde un grande senso di pace. Mi rialzo a fatica. Mi volgo verso Rosamunda per rassicurarla. Attorno a me non c’è nessuno. Il monopattino ha perso una ruota; la caduta ne ha danneggiato il manubrio. Un gruppo di passanti è raccolto attorno a Rosamunda in lacrime. Non capisco. Ma sono io che sono caduto e grondo sangue. Perché sono tutti attorno alla signorina? Un atroce dubbio mi esplode in testa. Forse la mia caduta le ha procurato un danno? Zoppicando mi avvicino. Quando Rosamunda mi vede mi si getta contro tempestandomi di pugni e calci. Scopro che l’incedere del mio monopattino era stato interrotto dal lungo guinzaglio a cui era collegato il cagnolino Zuzù. Contro la mia volontà, il contraccolpo dell’impatto ne aveva spezzato il collo, causandone una irreparabile morte.
La signorina Rosamunda divenne l’ospite di punta in ogni trasmissione d’intrattenimento, ove ogni volta, raccontava, con sempre nuovi particolari, quei tremendi momenti in cui aveva visto il povero Zuzù esalare il suo ultimo respiro. Io ero descritto come un mostro. Come potevano ricoprirmi di fango in questo modo? Io che, del tutto disinteressato avevo difeso l’adorabile cagnetto dai continui attacchi dei miei insensibili vicini? Con mia grande sorpresa furono proprio quei condomini, mentre il mondo mediatico mi martirizzava, ad accogliermi come un eroe. Lì, per tutti, ero colui che li aveva liberati dalla tirannica voce di quell’infame mucchio di pelo, riportando la pace. 

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