Il tango è un sentimento triste che si balla, nessuno è stato capace di esprimere questo sentimento come il grande cantante Carlos Gardel.

E nessuno saprà mai eguagliarlo.

Esiste in Buenos Aires il suo monumento funebre, c’è la sua statua e molte signore anche giovani, in discreto numero si recano presso la tomba, sempre pulita, posano dei fiori, stanno un poco li presso e ricordano ora questa, ora quella canzone.

Poi prima di andare via, l’accendono e mettono, una sigaretta tra le labbra della statua.

È uno dei morti più vivi che conosco, ma forse non è mai morto perché la sua voce si continua a sentire in tutti i quartieri di Buenos Aires.

Pare che prima di morire abbia scritto la migliore delle sue canzoni, ma che non abbia avuto il tempo di cantarla.

Pochi amici l’hanno letta, e nessuno la sentirà, anche i migliori interpreti di tango non hanno il coraggio per giusta modestia di cantarla “nadie puede igualarlo” (nessuno può eguagliarlo) dicono.

Ma se non si può cantare forse si può raccontare.

Racconta di un bimbo e una bimba, cresciuti assieme nello stesso quartiere, capaci di provare l’un per l’altro quell’amore sconfinato, che solo i bimbi sanno provare.

Poi la famiglia di Clara, così è il suo nome, si trasferisce in Cile perchè il padre è ingegnere minerario e la sua ditta possiede un giacimento di rame nei pressi di Santiago.

Raoul, così è il suo nome, resta con in mano una foto e le lettere che lei gli scrive costantemente.

Lui non è di famiglia benestante, il padre fa il pescatore.

Però ha racimolato una trentina di pesos, e messo pochi oggetti e viveri nel suo zaino, la mattina presto di un giorno piovoso scappa da casa, va a cercare Clara.

Su un treno merci diretto verso il Cile fa conoscenza con varia umanità, barboni, disoccupati e un sonatore di “bandoneon”, che rende il viaggio di per sé scomodo, meno penoso.

Si avvicina il Cile il treno già arranca sulle Ande.

A un passaggio a livello incustodito, passa la macchina col padre e Clara, il destino si avvicina…

Il macchinista vede il mezzo e tira il freno, ma la velocità è troppo elevata, la macchina viene sbalzata via già mezzo fracassata e nel cadere a terra si ribalta più volte.

Scendono tutti dal treno per vedere se qualcuno s’è salvato.

Così Raoul trova Clara, riversa senza vita nel sedile posteriore.

Raoul vive ancora ma è morto e nel tango scrive un tango dopo l’altro, vaga di paese in paese e li canta agli angoli delle strade, perché nessun ristorante e nessuna milonga lo vuole.

I suoi tanghi sono così struggenti che chi gli ascolta si accascia nel pianto e non consuma.

E così trascina la sua vita, aspettando di morire anche fisicamente, nella speranza di rivedere Clara nell’altro mondo e i suoi occhi sono secchi, lui piange col suo tango.

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