Mettiamo che una mattina ti alzi e tutto quello che di solito non ti piace, ti disturba, ti infastidisce, sia sparito, anzi si presenti come lo avresti voluto da sempre. 

La cosa ti può far felice, ovvio, anzi ti fa felice, ma non ti insospettisce un poco? 

Stamattina mi sono alzato e non avvertivo i miei soliti dolori muscolari di sessantenne antisportivo in sovrappeso, segno di una giornata con scarsa umidità o segno che le congiunzioni astrali erano a mio favore. Il caffè che mi preparo ogni mattina, con la solita sgangherata caffettiera, che dimentico sistematicamente di sostituire, mi offre un liquido denso e corroborante, degno di un bar blasonato. 

L’auto che per pigrizia non metto mai al riparo in garage la sera, anziché essere il solito blocco di ghiaccio, mi appare liscia e nitida, dicasi altrettanto delle strade, sgombre e pulite, manco fossero passati di notte con macchine lava e asciuga. 

Forse hanno profumato pure l’aria, ma questo non posso dirlo con sicurezza perché non ho abbassato il finestrino per constatarlo. 

Arrivo al lavoro e la custode dello stabilimento, che di solito manco mi saluta, mi accoglie con un gran sorriso. 

Comincio ad avvertire una strana sensazione in petto, non proprio piacevole. 

A mezzogiorno Carmen mi chiama per invitarmi sabato sera a cena da lei. Carmen, la mia Carmen. La corte serrata che per mesi le ho fatto, fino a quella telefonata, mi sembrava la infastidisse. E ora l’invito a casa sua. 

Una cena. Di sabato. A questo punto oltre alla puntura al petto, sento un nodo in gola. 

Come se non bastasse, nel pomeriggio concludo un affare complesso con estrema facilità, che mi procura, udite udite, i complimenti del capo. 

Basta, sono sfinito! La giornata è stata vergognosamente troppo buona. Nel sangue mi circola miele.

Così, quando tornando a casa vedo il camion dei pompieri nel parcheggio del mio condominio e scopro che è dal mio appartamento che proviene il fumo, mi tranquillizzo. 

Non mi scompone il fatto che  parte del mobilio sia irrecuperabile. 

Contengo a stento il mio buonumore con i pompieri e i vicini.  

Ora sono in albergo, il più caro della città, perché negli altri non c’era posto. 

Per raggiungerlo, abito in periferia, credo di aver visto il lampo dell’autovelox, quindi probabile multa in arrivo. L’ascensore rotto mi costringe ad una gran sudata per raggiungere la mia stanza. Spero che nel corpo la composizione del sangue abbia raggiunto ora la sua consueta dose di amarezza. Mi spoglio per mettermi a letto. Nello specchiarmi in bagno vedo con orrore che il mio petto è annerito di formiche. Macché amarezza, il miele é fuoriuscito da me con il sudore e ci vorrà una doccia infinita per togliermele da dosso. Maledetta, appiccicosa felicità!

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