Sono un insegnante e quello che vi racconto è successo circa un anno fa, nella scuola media dove mi ero insediato da poco. Ho incontrato, per la loro prima lezione con me, una seconda classe piuttosto rumorosa, cosa non insolita in ragazzi e ragazze di undici anni. In fondo a questo gruppo numeroso, un po' defilata, c'era una ragazzina dall'aria svogliata che mi è sembrata molto annoiata. Ho avuto subito l’impressione che fosse un tipino snob e piuttosto maleducata, come se volesse far notare a tutti la sua diversità e disinteresse. Ma poi, come ci hanno insegnato nei corsi di formazione, ho riportato l'attenzione sul gruppo degli altri cercando di non darle troppa importanza. Quindi, iniziando a descrivere l'attività che avremmo svolto nell'ora di lezione che ci aspettava, non le avevo più prestato molta attenzione. Dopo una mezz'ora passata a elencare i diversi argomenti che avremmo affrontato nel corso dell'anno ho notato che quella ragazzina, dapprima quasi assente, ha cominciato ad interessarsi all'attività, ha iniziato a fare domande e a partecipare. Una decina di minuti dopo eravamo diventati quasi amici! E allora ho scoperto che si chiama Ginevra e che la mamma avrebbe voluto praticare il suo sport preferito, il tiro con l'arco, una cosa che mi è sembrata veramente insolita. Mi ha raccontato dove vive, mi ha descritto la sua casa e la sua stanza, che le piacciono gli animali (purtroppo non li può tenere in casa) e che soprattutto le piacciono le persone. 

Nella pausa ricreativa successiva mi ha raccontato che pochi giorni prima suo papà, che non vive con lei, l'ha accompagnata in una fattoria dove c'era la ricostruzione di un villaggio preistorico con tre capanne e tanti oggetti del periodo. Con una dolcezza inaspettata mi ha raccontato che, una volta arrivati, il suo papà le ha detto:

-Immagina che con una macchina del tempo hai viaggiato fino a qui e vedrai che sarà tutto come un bel sogno!             

Subito dopo l'ha affidata ad una ragazza, fantastica a suo dire, che le ha spiegato come si campava in quel periodo storico e come si sopravviveva. Dopo la descrizione di diversi dettagli e particolari, del laboratorio a cui ha partecipato creando oggetti con l'argilla e la produzione della farina prodotta macinando il grano con le pietre, con un sospiro malinconico ha concluso che è stato tutto molto bello e interessante e che la sua guida l'ha abbracciata quando si sono salutate. Peccato che il suo papà ha ricevuto una telefonata e non ha partecipato quasi per niente alla visita. Ho capito che il non detto diceva tutto. Che forse avrebbe preferito passare più tempo con lui e non con la guida.

Più tardi, ho ripensato a lei e a ciò che mi ha raccontato. Mi ha colpito la sua disinvoltura e la sua spontaneità. Parlava con una naturalezza sorprendente e il suo atteggiamento così amichevole era inatteso per una ragazzina della sua età. Aveva una sensibilità e una dolcezza speciali. E nel suo sguardo si leggeva una profondità difficile da incontrare negli occhi dei ragazzi. Insomma, mi ha fatto capire che dietro gli atteggiamenti a volte antipatici si possono nascondere mondi meravigliosi, intensi e non di rado armoniosi. La morale è che spesso ci si sbaglia a fermarsi alla prima impressione e che le persone, piccole o grandi che siano, spesso nascondono la loro vera natura, magari involontariamente, per i più svariati motivi.  

Mi sono innamorato di quella ragazzina e avevo voglia di rivederla ancora. E poi è successo, l'ho rivista, ma la magia non si è ripetuta. Quel momento speciale è rimasto isolato e irripetibile. Ho avvertito un po' di delusione. Avrei voluto che l'intesa del primo giorno fosse l'inizio di un bel rapporto con una allieva speciale. Peccato. Però mi è rimasta una piacevole sensazione e un piacevole ricordo da mettere nel cassetto delle cose belle che ci possono capitare.

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