New York City, giugno 2025

 

Clarissa si morse le labbra. Aveva zittito la suoneria del cellulare durante la visita alla Morgan Library, ignorato i messaggi WhatsApp e le telefonate, tutti registrati sotto lo stesso nome: Frank Carusino. Nemmeno da ‘Armando’ dove aveva cenato con Jessica, l'amica d'infanzia, aveva ripristinato il volume. Poi la musica assordante del Nebula avrebbe coperto anche il trillo più insistente. Guardò l'ora: le 3 di notte spaccate. Sfogliò l'agenda elettronica dell'iPhone e pigiò il dito sul nome di Frank, che al primo squillo rispose con tono beffardo.

 

"Clarissa... tesoro!"

 

"Scusa Frank. Leggo solo ora il tuo WhatsApp. Che storia è questa?”

 

"Che ne dici se ti racconto strada facendo? Se sei interessata a un tesoro etrusco ritrovato in un prato tra l'oceano e i monti Topa Topa... sbrigati! Ci vediamo sotto casa tua alle 4. Ok?"

 

“Ok.”

 

Riattaccò, si alzò in piedi, abbassò la leva dello sciacquone e sistemò gli slip al loro posto. Uscì dalla discoteca e respirò l'aria di una notte raffreddata da un acquazzone di fine giugno.

 

 

Cerveteri, Italia, 610 a.C.

 

“Aranth, ti prego! Costringi Tinia e Menerva ad accettare le mie offerte. Non sono stato generoso io con gli dei? Ho offerto pecore, maiali e buoi. Il mio cuore si strugge e il mio tempo non è l'eternità.”

 

“I capricci degli dei sono a volte inintellegibili e spesso si beffano delle nostre lacrime. Ma tu, Vail, non disperare. Le viscere di questa pecora saranno la loro voce e la loro sentenza.”

 

Aranth affondò delicatamente le dita nell'intestino ancora caldo della bestia sacrificata. Poi raccolse il fegato nella mano sinistra e palpò con la destra la circonferenza, il centro e le protuberanze giallognole dell'organo sacro. La sua espressione si fece cupa e la voce uscì a stento, flebile.

 

"Ancora non è giunto il tempo per la tua adorata Theflia di partorire eredi. Tinia e Menerva benediranno il tuo lavoro. Sarai prospero e protetto dagli dei..."

 

Vail non ascoltava più. La collera lo colse, incontrollabile. Colpì con uno schiaffo il cappello a punta del sacerdote che carambolò tra i resti della pecora sventrata.

 

“Diventerò quindi io lo zimbello di questa terra? Il mio clan scomparirà come polvere spazzata via dal vento? Le mie ricchezze saranno dilapidare tra chi non porta il mio nome?”

 

"Non provocare l'ira di chi ti ha elargito tanta ricchezza, nobile Vail!"

 

Per tutta risposta l'orafo etrusco assestò un calcio nel ventre di Aranth, che si piegò dal dolore. Vail uscì dal tempio e montò sul suo cavallo che, un attimo dopo, galoppava attraverso la campagna.

 

 

El Matador, California, giugno 2025

 

Sdraiato sul lettino posato sulla rena Sebastian Hood fissava silenzioso un orizzonte blu solcato dai gabbiani che volteggiavano tra le nubi, simili ad aquiloni appesi a un invisibile filo.

Lisciò il pizzetto bianco e osservò i due che a fatica camminavano nella sabbia per avvicinarsi.

 

“Ma guarda chi è venuto a trovarmi in questa oasi di pace. La cabina è la 27 e quello è il bar. Vi consiglio uno Spritz che a Brooklyn pagate il doppio senza questi meravigliosi burritos soffici come fiocchi di neve."

 

Frank tese la mano all'archeologo.

 

"Buonasera professore, come sta? Siamo onorati di affiancarla in questa avventura. Il tesoro etrusco..."

 

“Carusino! Si goda questo venticello gentile. Domani, se proprio il destino lo vorrà, ne parleremo dettagliatamente. Ora, figliolo, si spogli alla 27 o vada a godersi un bel gelato su quel terrazzo a strapiombo sul mare.”

 

Clarissa era affascinata dallo sciabordio delle onde e il profumo della salsedine la metteva di buon umore. Rivolse all’archeologo uno sguardo complice.

 

"Diceva... cabina 27?"

 

 

Buca delle Fate, Italia, 610 a.C.

 

Zenia afferrò con mani sicure un vaso di terracotta colmo di vino e ne versò una parte in una piccola anfora. Con le dita rugose sollevò del miele conservato in un barattolo per aggiungerlo al vino. Raccolse alcune foglie di assenzio che sbriciolò con le unghie lunghissime e taglienti. Infine aggiunse alla mistura acqua di mare e tre foglie di mandragora. Spalmò infine della pece per sigillare l’anforina che consegnò a Vail.

 

“Bevila con lei quando il sole è alto, il corvo gracchia e la cicala frinisce. Che gli dei ti assistano.”

 

Vail uscì all'aperto impaziente di tornare a casa e scomparve poco dopo nel bosco in sella al suo cavallo, mentre Zenia accarezzava un filo d'oro impreziosito da cornaline e lapislazzuli con cui Vail l'aveva pagata. Gli occhi le luccicavano e un sorriso comparve sulle sue labbra. Uscì dalla grotta e avvicinò la bocca alle orecchie del suo mulo, intento a scacciare le mosche con larghi colpi di coda.

 

“Andiamocene! Non è più questo il luogo della nostra dimora.”

 

Arroyo Sequit Park, California, giugno 2025

 

L'ispettore Torres aveva collocato la refurtiva ritrovata in un casolare di Arroyo sotto la tenda militare che i federali gli avevano messo a disposizione.

Sebastian Hood si era scelto un angolo della tenda ben illuminato dove aveva piazzato una tavola di legno stesa sopra due cavalletti. Il naso era incollato al display del PC per analizzare con estrema attenzione fotografie e filmati attinenti ad alcune necropoli etrusche: dalle grotte di Cerveteri al sito di Tarquinia e, ancora, agli scatti di anonimi turisti riprodotti a migliaia nel web: caratteri incisi nella roccia e quasi cancellati dal tempo, monili, vasellame e oggetti che avevano miracolosamente attraversato venticinque secoli di storia.

Un luccichio attirò l'attenzione di Clarissa, che con Frank, aveva seguito l'archeologo all'interno del tendone. Diede di gomito al reporter:

"Oddio, guarda Frank! Due bocche che sembrano ululare come lupi alla luna...”

 

Hood si sfilò gli occhiali e li ripose sulla tavola di legno. Estrasse dalla tasca un fazzoletto, ripulì le lenti dei Ray-Ban e indicò le maschere luccicanti che sembravano fissare il vuoto con la bocca spalancata.

 

“Sono due lamine d'oro aderenti, in origine, ai volti dei defunti. Nei loro lobi si praticavano due fori per infilarci due sottili cordicelle legate tra loro dietro la nuca e fissare così le lamine al viso.”

 

Clarissa osservava affascinata la foggia delle maschere, un naso che sembrava ancora respirare e labbra che parevano pronte a muoversi per rivelare chissà quali misteri.

 

"E non mi dica che queste meraviglie sono state modellate 2.500 anni fa!"

 

“Esattamente, madamoiselle. Per un uomo e una donna decisamente facoltosi.”

 

Frank interruppe gli scatti ai reperti e si rivolse a Sebastian.

 

"Professore, posso chiederle che significato hanno queste uova di terracotta frantumate a metà?"

 

“Non è terracotta, è bronzo. Simboleggiano la vita, la fertilità e la ricchezza. Ma perché quelle otto siano state spezzate in due, tutte allo stesso modo, è davvero un mistero. Otto… La perfezione secondo il popolo etrusco, che mal si concilia con le uova frantumate volontariamente."

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