Cerveteri, Italia, 610 a.C.

 

Il sole ormai alto nel cielo accompagnava il frinire ininterrotto delle cicale e un corvo gracchiò. Con infinito amore Vail offrì a Theflia il vino preparato da Zenia e bevve con lei, avidamente, da un mestolo colmo fino all'orlo.

La sorte sembrò favorirli. Theflia rimase incinta ma il parto, apparso subito molto complicato, stroncò le vite del feto e della donna.

Vail guardava incredulo il corpo inanimato di Theflia e lo strinse a sé mentre piangeva lacrime disperate. Un urlo bestiale si liberò dalla sua gola:  

"Perché tu e non io?"

 

 

Arroyo Sequit Park, California, giugno 2025

 

Sotto la tenda militare allestita dai federali nel bosco di Arroyo, l’ispettore Torres consultava l’inventario della refurtiva sottratta ai criminali, già in gattabuia, accusati di furto e traffico illecito di opere d’arte trafugate quasi sicuramente dall'Italia.

Poco più in là, Hood analizzava i particolari di alcune fotografie reperite sul web. Si concentrò sull’ultima, un'istantanea scattata da un anonimo turista in chissà quale sito o tomba: in Italia centrale se ne contavano a centinaia scavati nel tufo e nella roccia.

 

"Ecco l'arcano!"

 

Frank e Clarissa indirizzarono lo sguardo sul soggetto indicato da Sebastian Hood. La donna si portò una mano alla bocca:

“Oddio! Quest'uomo sembra esporre il proprio corpo ai serpenti che lo stanno divorando.”

 

L'archeologo aprì una seconda schermata e posizionò il cursore sull'immagine tratta dal sito di Etruscan Times.

 

“E questo è il demone Tuchulcha, riconoscibile dal viso d’avvoltoio, dalle orecchie d’asino e dai serpenti barbuti che sembrano muoversi tra le sue dita, pronto ad accompagnare lo spirito degli sventurati oltre le porte dell'Ade.”

 

Tornò alla schermata precedente, richiamando l’attenzione di Clarissa e Frank sulla fotografia scattata dall'ignoto turista.

 

“Vedete qui? La stessa figura, Tuchulcha, ha una mano allungata verso l’uomo assalito dalle serpi che, a sua volta, cerca il braccio teso del demone. Ai loro piedi compare una frase, appena visibile, quasi interamente cancellata dal tempo."

 

Allargò l’immagine, che adesso appariva sgranata, confusa. Si schiarì la voce, pronto a cimentarsi in una traduzione attendibile delle parole che ancora si distinguevano, almeno in parte.

 

“Dunque: ciò che si può leggere o intuire potrebbe essere così decifrato: puia, significa consorte, moglie. Theflia è probabilmente il nome della donna. Dopo questo spazio di parete sbriciolata compare il termine Ais, vita. E ancora Lautn, stirpe. Vers, sventura. Segue un nome proprio maschile: Vail. E, dulcis in fundo, guardate cosa compare appena sotto le parole incise.”

 

"Le uova!"

 

Clarissa sembrava euforica per un'associazione che le vorticava nella mente. Concatenava pensieri ad alta voce mentre Frank pendeva dalle sue labbra diventate un fiume in piena.

 

"Moglie, fertilità, sventura, stirpe. Le uova rotte a metà rappresentano la vita spezzata dalla sventura!"

 

Hood batté le mani sorridente.

 

"Brava, Clarissa!"

 

"Volete spiegare anche ai poveri reporter senza intuito e fantasia quel che avete scoperto?”

 

La donna prese per un braccio il collega.

 

“Vieni, ti racconto una storia che un anonimo turista di chissà quale paese mi ha appena suggerito."

 

 

Cerveteri, Italia, 610 a.C.

 

Il dolore che gli spaccava in due il cuore lo stava consumando. Le ricchezze accumulate per una progenie in cui non poteva più sperare non lo consolavano. Aranth l’aruspice lo aveva deriso e additato come spergiuro e nemico degli dei. Zenia era fuggita e non poteva neppure vendicarsi di una strega bugiarda che lo aveva abbindolato. L’amore di Theflia non lo avrebbe mai più consolato e Vail non voleva vivere nemmeno un battito di ciglia senza lei accanto. Il desiderio di morte non era mai stato così violento, ossessivo.

Chiamò a sé il suo servo Mamarke poco prima che la notte coprisse con il suo velo buio le case e le strade del villaggio. Sfilò da una tasca alcune monete d'argento che riportavano come figura la testa di una medusa.

 

“Tieni. Recati da Laris il mercante e fatti consegnare tutti i serpenti velenosi di cui dispone."

 

Quando Mamarke tornò, aveva con sé una cesta dentro la quale sette serpenti si divincolavano eccitati. Vail congedò il servo e il silenzio calò nella stanza. L’orafo pose una mano sopra la cesta acquistata da Laris, chiuse gli occhi e posò un ginocchio a terra.

 

”Ascoltami, Tuchulcha. Tu che conosci la strada per arrivare a Theflia, guidami tra i meandri dell'Ade e accompagnarmi da lei. Ti offro il mio corpo, fanne ciò che vorrai. Ma ti prego, portami là dove hai nascosto il mio giglio, affinché io possa gustare, anche se per un solo istante, l’infinita bellezza del suo sorriso."

 

Recitata l’ode, si avviò verso una cassapanca e la scoperchiò. Prese la cesta dalla quale rovesciò le sette serpi nella cassapanca.

Si tolse i vestiti e rimase nudo. Poi si calò là dove aveva ficcato i rettili, che subito affondarono i loro denti aguzzi nella sua carne.

 

 

Arroyo Sequit Park, California, giugno 2025

 

”Allora questa storia me la racconti o avevi solo voglia di prenderti una boccata d’aria fresca?”

 

Clarissa condusse Frank a un piccolo masso su cui si sedettero.

 

“Mettiamo in fila i fatti. La frase decifrata da Hood, se completata con un po’ di fantasia, potrebbe diventare un lamento disperato. Il nome di Theflia e quello di Vail, suo probabile consorte, compaiono vicino alle uova che rappresentano progenie e fertilità. Ma queste uova sono state rotte volontariamente a metà. Qualcosa di tragico è probabilmente accaduto e i termini ‘vita’, ‘stirpe’ e ’sventura’, riportati l’uno accanto all’altro, sembrano rafforzare questa tesi. Forse una maternità interrotta o la morte prematura di un erede. O forse semplicemente un figlio mai concepito."

 

Frank si grattò il capo pensieroso mentre Sebastian raggiungeva i due e interveniva sorseggiando una Pepsi appena stappata.

 

“Probabilmente questo Vail era un uomo ricco, forse un capo clan. Restare senza prole avrebbe condannato la sua stirpe alla scomparsa. Un nome che cadeva nell’oblio, ricchezze senza eredi destinate a chissà chi. Una disgrazia insopportabile per la cultura etrusca. Purtroppo non sono citati né l’autore né la località degli scatti, ma non dovrebbe essere complicato risalire al luogo. Forse Tarquinia, Velletri o chissà: un sito minore collocato tra Umbria, Toscana e Lazio. Torres contatterà al più presto gli italiani per chiedere una collaborazione nelle indagini."

 

Clarissa picchiettò le dita sul masso.

 

“Beh... vorrà dire che scriverò un articolo di grande effetto. Che ne dice di un capoclan che non può avere figli, che cerca l'aiuto degli dei e che, per tutta risposta, perde la moglie amata più delle sue ricchezze? E che infine impazzisce, sino a togliersi la vita?”

 

Sebastian Hood osservava una nuvola che il vento trascinava verso la costa. Rispose come rivolgendosi a un cielo carico di misteri.

 

“È una bella storia, potrebbe funzionare."

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