«Credevo che non mangiavate il maiale» disse Emma guardando il pezzo di carne.
«Quelli sono musulmani. In Cina ci sono un sacco di ricette per il maiale».
«Ricette della nonna, eh? E magari vuoi che ti faccia usare la mia cucina».
«Altrimenti non mi credi».
Emma appoggiò la mano sul mattarello. Era quello più corto e tozzo, per la piadina. Lo fece scivolare sulla cerata che copriva la tavola e chiuse gli occhi. Il suono non era proprio come quello che ricordava. Gli somigliava, ma non era quello.
«Come hai detto che ti chiami?».
«Xiaomei».
«Scioméi» ripeté Emma con la “esce” dei romagnoli «E non sperare che mi sforzi di più».
La ragazza strinse le labbra. «Puoi non dire a nessuno del piercing, almeno? Ai miei non va che lo porti».
La vecchia emise una specie di sbuffo, o ringhio. «Va bene, ma quello che cucini lo mangi tu per prima».


Emilio era grasso.
Così appariva nelle foto. Tutti si complimentavano di quanto mangiasse e fosse grasso. Così Emma lo ricordava.
L’uomo in cucina era magro. Così magro da sembrare una cartolina di guerra, vista di taglio e giunta da un inverno russo che non finiva mai.
Però doveva essere Emilio perché sua mamma lo abbracciava piangendo da cinque minuti buoni.
Lei, Emma, no, non ci riusciva.

 

«E questo lo vorresti far mangiare alla gente?».
Xiaomei strinse la forchetta (niente bacchette in casa della vecchia) finché le nocche non diventarono bianche, poi aprì la mano. La posata cadde a terra con un rumore musicale, come di triangolo.
La ragazza si chinò per raccoglierla. Ci mise un po’ e, quando si rialzò, si asciugava gli occhi con il dorso della mano.
«Non è così cattivo da mettersi a piangere» disse Emma.
«La nonna… lo sapevo che...».
«Occorre una vita per imparare a cucinare. E poi non basta. Oggi avete tutti sempre fretta, sempre se cucinate. Le mie nipoti… colpa di quegli aggeggi che guardate sempre».
La ragazza si alzò, sciacquò la posata nel lavabo, tornò a tavola. «Mia nonna non ha tutto questo tempo».


Emilio si stacca da sua madre.
Guarda Emma per un istante, fa un passo, ma poi si ferma.
Quando è partito era una ragazzina o poco più, ma adesso…
Si volta di nuovo verso sua madre che si sta asciugando la faccia con il grembiule. Non lo toglie mai perché c’è sempre un sacco di roba da fare in casa, così è sporco e le lascia delle strisce grige sulla faccia.
«’E ba’?». Emilio ha chiesto del padre e lo ha chiesto in dialetto, ma la sua voce è strana, come se parlasse una lingua cui non è più abituato.
«In ’t l’ort» risponde sua madre. Nell'orto. Già. E dove altrimenti potrebbe essere? C’è sempre un sacco di roba da fare.

 

Emma fece una smorfia. «Soia. Bah».
«Ma ti piace» ribatté Xiaomei.
«I ciccioli sono un’altra cosa».
«Sì, ma non necessariamente migliore».
Lo sguardo di Emma corse al mattarello. Anche durante i pasti ce n’era sempre uno sul tavolo. Questa volta toccava a quello della sfoglia, appoggiato al lato del tavolo addossato al muro, come in attesa.
«Devo insegnarti a fare la pasta».

 

Emma segue suo fratello. È uscito di casa e sta girando l’angolo. Cammina come un sonnambulo, trascinando un po’ i piedi, quasi ricordassero la strada meglio della testa.
Emma si chiede come Emilio marciasse durante la Campagna di Russia e poi, durante la ritirata.
Si nasconde e lo osserva dirigersi verso l’orto.
Il giovane che ricordava non camminava così.
Piano piano, lo segue senza far rumore, a distanza.
È suo fratello, quello.
Ma è troppo magro.

 

«Nonna chiede come hai fatto a convincermi a togliere il piercing».
«Dille la verità. Dille che ti ho chiesto che cosa succede se ti cade in mezzo alla soia e un cliente lo ingoia».
La donna dall’altra parte dello schermo disse qualcosa rivolgendosi ad Emma. Era giovane. Decisamente giovane. Più di Loredana. Probabilmente della stessa età di Gabriella prima del 2003. Prima che Gabriella smettesse di invecchiare.
«L’ho fatto» rispose Xiaomei. «Dice che ti ringrazia. Chiede se ti piace come cucino».
«Dille… be’, facciamola corta e dille di sì, poi salutala: è ora di stendere l’impasto. Come si saluta in cinese?».
«Ni chi fàn le ma».
«Non fai la mano? E che razza di saluto è?».
Xiaomei rise. «Noi diciamo “ni ho”: è più semplice, ma la nonna vive in campagna».
«E allora?».
«È un saluto tradizionale. Letteralmente significa “hai mangiato?”».

«È un po’ che non senti la nonna?».
La voce di Lella era sovrastata dagli schiamazzi dei figli di Saverio e lui dovette urlare loro di fare meno chiasso. Le vacanze erano uno stress.
«E tu?».
Anche se i ragazzi si erano zittiti, Saverio non udì niente. Dopo un po’, sua sorella parlò: «Ho paura di telefonare e sentire che ha cacciato la badante numero sei».
Toccò a Saverio tacere e i ragazzi ne approfittarono per riprendere a fare baccano.


Fino a quel momento, Emma non si è accorta di come, negli ultimi tempi, suo padre zappi la terra lentamente.
Affonda l’attrezzo con lo stesso ritmo con cui il nonno si dirigeva alla fermata della corriera. Con lo stesso ritmo dei passi di Emilio che ha appena chiuso il cancello dietro di sé.
Suo padre è tutto concentrato in quel gesto e non si accorge del giovane finché questi non è che a pochi passi. A questo punto si ferma.
Emma li osserva da fuori, nascosta dietro la siepe.
Emilio non dice una parola.
Suo padre si rizza lentamente.

 

«Non ti colleghi, oggi?».
Xiaomei appoggiò la mano sul computer, senza aprirlo, ma non disse niente.
Neanche Emma parlò.


«E così siamo alla badante numero sei. Lo sapevo» sbottò Saverio.
Dall’altra parte del telefono giunse un fruscio.
«Come dici? In Cina? La vecchia è riuscita a fare scappare quella povera ragazza fino in Cina?».
Seguì un altro silenzio, più lungo, tanto che anche i figli di Saverio fissarono il padre che si era ammutolito ed era diventato pallido come se non fosse mai andato in vacanza.


Il padre di Emma fissa Emilio.
Si appoggia con gli avambracci alla zappa, poi ne solleva uno e alza la falda del cappello.
Ad Emma sembra di scorgere un luccichio nei suoi occhi, ma è troppo lontana e poi potrebbe essere un gioco del sole.
Suo padre chiede al giovane: «T’è zà magnè?».


Xiaomei non aveva il computer.
Guardò il tavolo, come in cerca di qualcosa. Il mattarello per la sfoglia era al solito posto, ma lei non lo afferrò.
«Sei arrivata tardi» disse Emma.
«La Cina è lontana. Il fuso orario».
«Come il 31 agosto 1946».
La ragazza aprì la bocca come per parlare, ma poi la richiuse. Emma disse una frase in dialetto. Xiaomei le rivolse uno sguardo interrogativo.
«Ti ho chiesto se hai già mangiato» disse Emma.

 

Tutti i racconti

0
0
2

Vita e morte di un fiore reciso

Genius - Sfida di scrittura proposta da Luigi Annibaldi - Scegliere il punto di vista della storia

05 November 2026

Ciao. Sono un petalo — o meglio, quel che resta del bellissimo tulipano rosso di cui facevo parte fino a poco fa. Ero in compagnia di altri cinque splendidi petali e tre sepali, tutti di un rosso fuoco vivido. Ora, invece, io, i miei fratelli e il gambo verde ci troviamo spiaccicati sul marciapiede [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

0
0
2

Le Cronache intonacate del Regno di Minfonia: Gli effetti della Maledizione sul Re (2/4)

Vol 1: Il destino della Reggina Reggella

05 November 2026

Nel frattempo, mentre i Cavalleros cavalcavano fra trappole, trattorie e tratturi, la Reggina si destava nell'ala detestata del Castello Palazziale. All'interno di una istanza dell'alveare, tra alveoli, concubine e concubicoli, vi stava asseggiolata la Reggina su uno strallo di marzipane. «Oibò», [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

0
0
2

Fairy Lights

05 November 2026

Dal calare del sole fino all'alba, nelle notti di luna nuova, nei campi attorno al villaggio compaiono migliaia di lucine danzanti. Elisa sta praticamente trascinando, con la forza dei suoi otto orgogliosi e intrepidi anni, la povera Caterina. — Dai, Cate! Corri! E Caterina, che era già in pigiama [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

4
3
23

Le Cronache intonacate del Regno di Minfonia: Gli effetti della Maledizione sul Re (1/4)

Vol. 1: La Maledizione

04 November 2026

Poema cavalleresco imbizzarrito e sbizzarrito, dove il suono conta più della correttezza grammaticale e, talvolta, persino del significato. Letture demenziali da taschino per allitterati e illetterati, da leggersi solennemente ad alta voce. Tra Rabelais, Dario Fo e l’Ecologica Spurghi. Erculeo [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • MaricaR: Ti spetta un premio dall'Accademia della Crusca, farò tesoro di [...]

  • zeroassoluto: uè, uè, uè! ... è arrivato l'arrotinolo...
    Aspettiamo [...]

3
3
16

La nave degli uomini perduti (4/4)

04 November 2026

Si svegliò di soprassalto, sudato, spaventato, in lacrime. Si lanciò fuori dal letto, a petto nudo, indossava solo le braghe del pigiama. Calzò le pantofole e, con le lacrime che colavano sul viso offuscandogli la vista, corse sul ponte della nave. Scese la scala che dal castello di comando conduceva [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

3
3
25

Il Presidente

04 November 2026

Il Presidente venne svegliato dolcemente, con un lieve tocco sulla spalla. «Signor Presidente... Signor Presidente... È ora di svegliarsi.» Il Presidente si svegliò, si stropicciò gli occhi e disse: «Ti rendi conto, Pedro, che potrei farti condannare per alto tradimento?» «Sì, signor Presidente. [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • MaricaR: Questo racconto è stato pubblicato proprio il giorno giusto per un MAGA [...]

  • zeroassoluto: Carri armati contro chi protesta: un'idea definitiva, altro che il coprifuoco [...]

2
2
21

La museruola di zucchero

03 November 2026

Un’onda montante dal buio del mio universo, sgorga di getto come un toro d’acqua, e si…si…si ho fame ti voglio divorare avido di te La museruola da mastino non può nulla e’ di glassa di zucchero ho fame ho fauci che sembrano un sorriso non ti fidare agitati sgomenta non essere mantide voglio [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

3
2
9

La nave degli uomini perduti (3/4)

03 November 2026

L’uomo allora iniziò a parlare un italiano traballante con marcato accento teutonico. Si chiamava Hans Sturz…Storz qualcosa, veniva da Amburgo e si era imbarcato a Kiel. Tacque, forse aspettando un riscontro dall’altra parte del tavolo. Non arrivando risposta, il tedesco si guardò attorno come [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

4
4
35

Tre problemi, tre soluzioni

03 November 2026

C’era una volta, su di una collina, un piccolo villaggio abitato da creature di ogni tipo. Aveva case di ogni forma, dimensione e colore, e chi vi passava alla ricerca di avventura trovava sempre qualcosa di interessante da fare. Al centro del villaggio c’era una piazza a forma di stella che ospitava [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

3
2
20

La nave degli uomini perduti (2/4)

02 November 2026

Giorgio era sempre stato un sognatore, un carattere mite ma determinato nelle azioni. Quando decideva di fare una cosa nessuno poteva fermarlo o farlo ragionare, questo specialmente in età giovanile, la sua tranquillità era lo scudo della sua volontà. Le auto erano la sua passione, i motori mondi [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

2
4
38

La terrazza

02 November 2026

Amavo molto le terrazze di sera. Mi ci rifugiavo spesso quando dovevo pensare, perché da lì contemplavo la città illuminata che era per me una continua fonte di ispirazione e di ricordi. Quante luci, quante storie si ammiravano dall’alto. Era incredibile quel brulicare di vicende e di racconti, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

1
1
19

Il Cantico Dell'Alba D'Ottone

02 November 2026

Fra le zaffate di rose e i marmi silenti, l’amor si cela, maestà di torbide correnti. È la gemma preziosa sulla conchiglia antica, raro soliloquio di luce, propizia e amica. Come vetro increspato in specchi di mercurio, vibra nel petto l’anima in una danza siderale. È il fosforo nascosto in cremisi [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

Torna su