Anche quell’anno avrei trascorso le vacanze dalla zia al mare, una sospensione magica e calda alla normalità della mia vita cittadina. I concetti di tempo e luogo li percepivo come un’emanazione della persona che si occupava di me. La zia aveva ottime emanazioni, perché mi coinvolgeva in attività straordinarie come preparare le conserve, cuocere il pane nel forno a legna, nutrire gli animali da cortile, raccogliere la frutta tiepida lasciandosi blandire dalla sua dolcezza. Senza contare le spedizioni alla spiaggia segreta, che ci aspettava col sorriso a mezzaluna della baia dietro i canneti elastici.

La perfezione di felicità, se non contiamo il neo per la nostalgia di casa e il tormento per la presenza del fratello della zia. Venanzio era uomo sgradevole e scorbutico. Dava ordini a qualunque donna cadesse nel suo orizzonte e, se non veniva esaudito secondo il suo intendimento, utilizzava le percosse per esternare l’insoddisfazione. Io non sfuggivo al trattamento, perché la mia tenera età non mi permetteva ancora di godere dell’immunità maschile. Non ricordo di essere mai riuscito a chiamarlo zio, e per evitare anche la minima assonanza con questa parola l’avevo soprannominato il Vena.

Il Vena era sempre indaffarato con qualche conoscente. Seduto all’ombra della pergola sul terrazzo di pietra, occupava un vecchio tavolino scrostato e sedie di paglia con le giunture ciondolanti, alle quali affidavo le mie speranze alquanto perfide di assistere prima o poi a un sonoro tonfo.

Nessuno poteva azzardare un avvicinamento durante questi incontri, a meno che si trattasse di fornire generi di conforto quali caffè, vino o rosolio. Unica eccezione il gatto Pancetta, che si era guadagnato il nome per il color rame striato di bianco della pelliccia e per la rotondità che aveva alimentato tra le zampe nel corso degli anni. Di solito stazionava tra le gambe del Vena, se l’umore non era tempestoso.

Ogni anno venivano ospitate in casa del Vena lontane cugine, che collaboravano alla gestione della casa e alla soddisfazione dei capricci del Vena stesso.

Quell’estate c’era anche Rachele. Una ragazza taciturna e distratta che aveva avuto un moto di fastidio nel vedermi alloggiata dalla zia. Mi risultò subito antipatica per questo. Indossava abiti di un bianco latte sporco, drappeggiati male intorno al corpo informe. Si trascinava nel camminare indolente dentro gonne così lunghe che parevano ereditate dalle antenate della zia, le quali davano mostra di sé nelle foto sbiadite appese alle pareti del salone. Solo Pancetta amava quell’abbigliamento, che gli permetteva di giocare a nascondino quando gli prendeva la voglia. Il Vena non le aveva nemmeno chiesto il suo vero nome. Da quando era apparsa in casa, per lui era la Stupida.

            “Stupida porta il caffè” “Stupida toglimi questo gatto dai piedi” “Stupida hai stirato la mia camicia bianca?” e così via.

Inspiegabilmente Rachele non mostrava alcun fastidio. La cosa mi sorprendeva assai e portò delle conseguenze. Aumentò la mia antipatia verso di lei, perché la sua sottomissione assoluta la rendeva complice del Vena ai miei occhi. E diminuì la mia partecipazione alle attività della zia perché mi ero dato all’osservazione del comportamento della Stupida. Il mio istinto doveva essere cresciuto più in fretta di me, perché mi suggeriva che qualcosa non tornava….

La Stupida si perdeva spesso tra libricini e quaderni che sapevano di scuola e dai quali mi tenevo a distanza di sicurezza, ma mi ossessionava con la sua abitudine di fissare il mondo da una finestrella stretta che si apriva in alto su una parete del salone. Dovevo sapere cosa guardava con tanta insistenza. Un tardo pomeriggio, in cui pensavo di essere solo in casa, costruii una rudimentale scaletta impilando delle cassette e conquistai la finestrina. Inquadrava uno scorcio di mare che conoscevo molto bene. Un arbusto si inchinava alla volontà del vento e il dorso di una barca capovolta prendeva il sole sul lembo di spiaggia. Niente per cui perdere la testa, insomma. Stavo per scendere quando un flash di luce ripetuto attrasse la mia attenzione. Purtroppo una voce alle mie spalle ruppe l’incantesimo.

            “E’ pericoloso quello che stai facendo”

La Stupida mi fissava con aria materna e preoccupata. Mi venne da pensare che aveva una bella voce. Le sorrisi e allungai le braccia per farmi tirare giù. Il suo abbraccio indugiò in una coccola ma non poté nascondere un fremito di allarme. Parlai con la logica dei bambini:

            “Perché ho visto la luce?”

La Stupida girò il viso di colpo con la scusa di un rumore esterno, ma non mi sfuggì il colore di fragola che era salito alle sue guance. Irruppe in quel momento, di pessimo umore, il Vena.

Come vide le cassette impilate alzò il braccio per colpire la Stupida. Mi misi in mezzo:

            “No, zio, lei non c’entra. E’ venuto un ragazzo a portarti una cosa, ma era un po’ strano. Così per guardarlo mentre andava via mi sono costruito questa scaletta” mi doleva la gola per aver usato la parola zio.

            “E cosa ti ha dato questo ragazzo?” il Vena non aveva abbassato il braccio che ora incombeva su di me.

            “Queste”. Tirai fuori un mazzo di chiavi dalla tasca dei calzoni. Gliele avevo sottratte tempo prima per dispetto. Sorridevo dentro di me, la cosa si era rivelata utile due volte.

Il Vena si avventò sulle chiavi ringhiando:

            “Com’era sto ragazzo?”

            “Coi capelli rossi” l’unico che avessi mai visto con quei capelli era un mio compagno di scuola. Ma era troppo lontano per correre rischi. Il Vena avrebbe avuto da scervellarsi per i prossimi giorni. Abbassò il braccio pensieroso e rimbrottò la Stupida:

            “Portami del caffè freddo, anzi gelato. E leva quelle casse da lì” sibilò traghettando il suo furore in terrazzo.

La Stupida aveva recuperato il suo colore neutro e mentre spostava le cassette mi squadrò con un sorriso complice e mi fece l’occhiolino. Sentivo di aver raggiunto l’età anagrafica del mio istinto. Si piegò per avvicinare le labbra al mio orecchio e mi sussurrò:

            “Temevo per te quando sono arrivata, ma ora penso che la tua presenza possa essere risolutiva. Mi posso fidare di te?” annui con la testa perché la voce non collaborava.

            “Se farai quello che ti dico tuo zio smetterà presto di abitare qui e di fare paura a molte persone”. Sfilò una busta da una tasca invisibile tra le pieghe della gonna e me la consegnò.

            “Sai portarla dove hai visto la luce?”

            “Sì certo”

            “Bene. Diremo che il gatto è scappato e che lo vai a cercare. In verità lo custodisce il mio amico poliziotto. Te lo darà in cambio della busta”,

Il tempo e i luoghi erano diventati emanazione di Rachele. Mi lasciai infilare la busta sotto la maglietta e l’abbracciai forte, un po’ per la felicità un po’ per la paura. Aveva il volto acceso e fiducioso. Non c’era traccia di stupidità nel suo sguardo. Rachele era bellissima.

 

Tutti i racconti

0
0
35

Tutto il giorno stanco

09 April 2026

Era tutto il giorno che era stanco, aveva anche una certa età ormai e non si aspettava più nulla della vita. Aspettava solo Sorella Morte, che lo avrebbe liberato da quella stanchezza e, alla fine, da tutte le stanchezze. Ma c'era ancora qualcosa. C’era un sole abbagliante là, sulla piazza davanti [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

0
0
29

Amani (2/2)

il bambino di bronzo

09 April 2026

I due eserciti nemici decisero, in quel preciso momento, davanti all'ingresso della vecchia metropolitana, di congelare i propri rancori. Adesso avevano quasi capito che stavolta sarebbe stato diverso. L'aria era estremamente fredda, il vento radioattivo sembrava sospeso. Molti di loro tolsero [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
477

La Versione sTramba

Centrale paranoica n°10

08 April 2026

Hi, qui è la Centrale Paranoica... colpo grosso stanotte!! Sapete chi è il grande capo qui al Transcend Village? Come no!? È lui, il Dott. Stella. È a capo di un sistema di cura e protezione psichica dei picchiatelli tanto avanzato e tecnologico e tuttora mai replicato da nessuno. Immaginate: ogni [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

2
5
255

Amani (1/2)

il bambino di bronzo

08 April 2026

Il cielo era rimasto grigio per così tanto tempo che nessuno ricordava più il colore dell’alba. Non era un futuro distopico, quello immaginato mille volte nei film. Non era una vecchia serie televisiva. Fumi inquinavano l'aria, liquami di ogni genere l'acqua. Le città erano scheletri di cemento [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

2
3
286

L'Onore

07 April 2026

“Addio mia bella addio L’armata se ne va E se non partissi anch’io Sarebbe una viltà.” Così cantavano migliaia di giovani, spavaldi e sorridenti, affacciati ai finestrini dei treni che li portavano al fronte. Era una viltà non partire, restare a casa, mentre altri andavano inseguendo ideali e [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Paolo Ferazzoli PRFF: Perché nessuno parla oggi della grandezza e della lungimiranza di uomini [...]

  • Dax: Triste verità...la guerra fa piangere tanti e ridere pochi, di norma [...]

8
9
329

Fillus de anima

07 April 2026

L’appartenenza non è solo condividere la stessa casa. È avere gli altri dentro, come radici nella stessa terra. Un tempo, nelle campagne di Sardegna, bastava uno sguardo per cambiare un destino. Non c’erano firme, né documenti. C’era la parola data e quella bastava. Così nascevano i fillus de [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

3
5
325

Il bicchiere mezzo pieno

Il mare a giugno

06 April 2026

Matteo abitava in un posto particolare, di quelli che sembrano messi lì apposta per rendere inutile qualsiasi tipo di lamentela. Una terra un po' “storta”, Devia, con il mare talmente vicino che, a forza di guardarlo ogni giorno, aveva smesso di considerarlo una conquista. Stava lì, come una sedia [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

3
4
100

Prima guida

06 April 2026

L’auto arrivò con qualche minuto di ritardo. Una Panda vecchia, di quelle che sembrano sempre sul punto di spegnersi. Si fermò davanti a me con un leggero strappo del motore, poi silenzio. Dal finestrino uscì un braccio che salutava. «Sei tu quello per Monza?» chiese il conducente. Annuii. Me l’aveva [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • U2108: Descrizione brillante di una esperienza di viaggio particolare. Bravo

  • Dax: Bello. Ma il protagonista è un ragazzo o una ragazza?Guido che guida....like

5
5
82

Il tributo

05 April 2026

L’ uomo emerge dall’oscurità del sottopassaggio. Sale con passi lenti e respiro pesante le scale che lo separano dal binario. Il buio senza luce del tardo pomeriggio invernale sembra una propaggine della voragine oscura che incombe sulla sua anima. Sulla banchina c’è solo la ragazza, con i suoi [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Luigia: Ho rimosso il commento perché di questo pezzo si è occupato un [...]

  • Dax: Un racconto interessante... più vhe una bestia è uno.psicopstico....like

5
5
103

Vi racconto la storia dell'abbottonatura (2/2)

La differenza tra uomo e donna

05 April 2026

Tutti i giorni ci vestiamo, abbottoniamo i nostri abiti, le donne a sinistra e gli uomini a destra. Gesti semplici, quotidiani. Ma perché c'è questa differenza tra uomo e donna? Cercherò di spiegarlo in questa seconda parte. La scelta di abbottonare i vestiti a destra o a sinistra risale a pratiche [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: E abnottonate al centro?Like

  • Riccardo: sempre interessanti i tuoi scritti. ciao caro Gennaro 👌

4
11
190

La furbizia delle donne

Ste
04 April 2026

È sicuro che già ai tempi degli Egizi le donne rimproverassero gli uomini, un amico archeologo mi parlava di diverse testimonianze sul tema. Dei greci sappiamo, uno su tutti, Socrate quando parlava della moglie. In epoca romana Giulio Cesare accettò di andare al senato per farsi pugnalare, pur [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • La Gigia: Caro (e stimato) Rubrus, concordo con la maggior parte di ciò che hai [...]

  • Rubrus: Ma certamente! I commenti servono per l'appunto a stimolare un confronto [...]

4
4
378

Vi racconto la storia dell'abbottonatura (1/2)

Come nasce e come si evolve l'abbottonatura maschile e femminile

04 April 2026

L'abbottonatura, un elemento fondamentale nell'abbigliamento quotidiano, ha una storia affascinante e complessa che si intreccia con le evoluzioni culturali, sociali e artistiche dell'umanità. Sebbene oggi possa sembrare un dettaglio marginale, l'abbottonatura è portatrice di significati profondi, [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Gennarino: Paolo Ferazzoli PRFF: Gentile amico. Grazie per aver letto e commentato. Sicuramente [...]

  • Gennarino: Maria Merlo: Grazie di cuore. Auguri di buona Pasqua

Torna su