Negli anni ottanta del novecento una generazione di giovani visionari, intraprendenti oltre il limite del consentito, buttatti e “abbuttati” sulle scalinate di qualche chiesa storica o nei tavolini di un bar di provincia o del centro storico va sulle strade, si mescola all'indifferenza del quotidiano e, borchiati, trasandati e “malucumminati”,  un po’ sballati,  sembrano distratti e menefreghisti, ma sotto sotto sono consapevoli che qualcosa deve cambiare per poter sopravvivere.
Così sono i giovani della Palermo degli anni Ottanta. Un'atmosfera tra il punk, il dark ed il gothic. Un'alternativa da evitare e che si ribellava alla "fricchettoneria" del falso perbenismo e alla quotidianità immobile e giudicatrice della gente dei quartieri bene. Palermo era una città violentata, sotto assedio, molto diversa dal resto dell’Italia, era grigia, buia e desolata. Aveva bisogno di fermenti, di risvegli di coscienze, ma rimaneva impaurita, "scantata", spaventata, languidamente abbandonata con le ferite fresche della II guerra mondiale nel centro storico e non offriva proprio nulla per i giovani. Una generazione di annoiati, ma che fermentava un bisogno di ribellione agli omicidi quotidiani, alle ipocrisie politiche, alle manovre dei poteri, alle guerre civile per il dominio del territorio.

Insomma, una città che offriva solo buone ragioni per restare in disparate da tutto, o peggio, per andarsene via. Una Palermo che invogliava a decidere di scappare o di rimanere sulle barricate. Una città che ansiosa aspettava la dura decisione da prendere. E tanti sono rimasti ai loro posti, hanno combattuto con la loro silente ribellione come goccia che scava la pietra e che riesce a creare architetture inimmaginabili per risvegliare le coscienze e non arrendersi nella propria terra, nella madre città, dove si è nati e si è voluto e si continua a volere vivere in pace.

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