Davanti casa mia c'è un campetto di calcio. Erbetta sintetica e vecchia, le porte senza una rete. Sembra proprio un campetto abbandonato, ma ogni sera si riuniscono lì dei ragazzini con un pallone. È ben illuminato dai lampioni della strada, e essendo una zona che ha una brutta nomina in città, non passa quasi nessuno da lì. Ci sono loro, quel campetto abbandonato e il loro pallone. Non gli serve nient'altro. Scalciano e rincorrono la palla con tutta l'energia che hanno nel corpo, tra un riso smorzato e un urlo provocato dall'adrenalina. Cambiano ogni giorno squadre, non hanno ancora trovato l'assestamento più equilibrato e stimolante. Continueranno a cercarlo, forse senza mai trovarlo, ma non credo si arrenderanno. Sono ancora giovani, molto giovani, guardarli giocare dalla mia finestra, mentre fumo una sigaretta, mi fa salire la nostalgia di un tempo passato mai veramente vissuto. Li guardo giocare e mi chiedo sempre cosa farei io al loro posto. Il fumo si ferma davanti ai miei occhi per poi dissolversi nell'aria.

Sono in dieci, loro, il ruolo del portiere è a rotazione. Pochi si divertono stando fermi in porta, la maggior parte delle persone vuole correre, correre e ancora correre. Li vedo fare dei movimenti che io non ho mai avuto la pazienza di apprendere, gli stessi che rendono il tuo gioco più elegante, ma a volte meno funzionale allo scopo della partita: vincere. Loro sono giovani, sono la nuova generazione, hanno molta più scelta rispetto a ciò che ho avuto io. Loro giocando non puntano alla vittoria, ma al divertimento; segno che il mondo sta cambiando. Il reparto difensivo evita di fare interventi duri, quasi impauriti possano farsi del male; segno di un mondo che non è più lo stesso, non lo è mai. Chiudo gli occhi, aspiro un tiro dalla sigaretta, riapro lentamente gli occhi facendo uscire piano il fumo dalla bocca, e loro sono ancora là, su quel campetto al centro di un incrocio.

Vado davanti il computer, il lavoro mi attende, le scadenze si avvicinano. Per un attimo avevo creduto che quella partita cui stavo assistendo mi avesse dato l'ispirazione necessaria per un buon racconto. Non è stato così, il giusto gioco di luci, volontario o no non so, in quel campetto mi aveva ingannato, facendo riaffiorare dei vecchi ricordi in bianco e nero svaniti insieme al sogno di poter ricominciare, e non avere più paura.

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