“Se davvero mi vorrai...” ti dice attraverso le volute del cancello di ferro.

È una casa che ha conosciuto tempi più felici. Cinquant’anni fa la frequentavano in tanti, chi per attraversare il giardino recandosi al lavoro nei campi, chi per chiedere udienza al padrone con qualche lamentela da fare o favori da chiedere. Ora questa sensuale signora Liberty è rimasta sola. Sola a difendersi dall’assalto dei temporali, dalla paziente opera dei topi, dall’abbraccio mortale del silenzio che la sprofonda anno dopo anno in una cupa disperazione.

Se è così bella, perché l’hanno abbandonata? Se la sua magia cullava gli ospiti nel piacevole torpore meridiano, perché se ne sono andati tutti?

Lei non può sapere che il suo primo proprietario era un gerarca fascista caduto in disgrazia alla fine della guerra, né che le liti degli eredi hanno bloccato per trent’anni qualsiasi compratore, per quanto ben intenzionato. Poi è arrivato il momento nel quale tutti hanno esclamato: “Troppo tardi!”, chiudendo il cancelletto dopo una veloce e distratta ispezione.

Ma ora sei capitato tu. L’hai guardata di nuovo con amore (era tanto che non sentiva un sentimento così forte) e ti sei lasciato trasportare dal sogno d’averla per sempre con te.

È normale che tentenni, calcolando mentalmente l’enormità della cifra che dovrai spendere in manutenzione e restauri, ma lei ti sta chiamando e tu, lo sai, poche volte hai sentito una voce così conturbante e stregata. E poi, se la guardi un po’ in tralice, dall’insolita posizione delle finestre e del balconcino centrale vedrai nascere un caldo sorriso.

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