Pioggia fine, insistente. Quella che non bagna davvero, ma ti entra lo stesso nelle ossa.
Il bar quasi vuoto è illuminato da luci al neon stanche che ronzano piano. 

Damian è seduto sullo sgabello di sempre, gomiti sul bancone, sguardo perso nel fondo di un Coca e Rum. Ha cinquantaquattro anni, ma ne dimostra di più. Le rughe intorno agli occhi sembrano incise con un coltello spuntato.
Entra un soffio d’aria fredda ogni volta che qualcuno arriva e porta con sé odore  di asfalto bagnato, di cappotti umidi, di solitudine invernale. Qualche cliente viene e va, ordina in fretta, esce in fretta. Nessuno si ferma davvero.
Poi entra lui.
Giacca lunga nera, un cappello Borsalino dello stesso colore. Niente ombrello, niente fretta. L’acqua che gocciola dalla tesa lascia tracce sul pavimento. Si siede proprio accanto a Damian senza chiedere permesso. Non ordina nulla. Appoggia solo le mani sul bancone, dita lunghe, pelle pallida.
Damian non si volta subito. Accenna però un mezzo sorriso, quasi impercettibile, come se lo stesse aspettando da una vita.
Dopo un lungo silenzio è lo sconosciuto a parlare per primo.
«Sai perché sono qui. Sai chi sono.»
Voce bassa, calma.
Damian alza finalmente gli occhi. Rauca, stanca, ma sicura, la sua risposta arriva piano.
«Ci hai messo parecchio tempo ad arrivare. Prendi qualcosa da bere, offro io.»
Un cenno al barista. 

«Altri due.»

 Lo sconosciuto non protesta.
«Ti aspettavo anni fa» e prende il bicchiere fresco che gli scivola davanti. «All’inizio lo dicevo così, per abitudine. “Vieni a prendermi, portami via”. Una frase buttata lì, quando la giornata pesava troppo. Poi è diventata sentita. Ogni sera prima di dormire speravo che mi ascoltassi.»
Lo sconosciuto beve un piccolo sorso. Non risponde subito, poi…
«Non era mai il momento giusto.»
Damian annuisce, come se quella fosse l’unica cosa possibile.
«Ora che sei qui, siediti. Facciamo due parole.» 

Il ticchettio dell’orologio a muro si mescola al rumore della pioggia contro i vetri. Damian guarda il proprio riflesso distorto nel bicchiere.
«Chi sono lo sai. Sono nato a Blackburn, un venerdì notte. Mio padre Samuel lavorava in fonderia, tre turni su tre. Mia madre è morta di parto quando è nata mia sorella Serena. Piccola… Lei è arrivata con un sacco di problemi al cervello. Non ha mai parlato. Non ha mai camminato.»
Fa un respiro lungo.
«Papà era sempre via. Quando tornava raccontava storie. Diceva che un giorno avremmo avuto una bella casa, un buon lavoro, niente più preoccupazioni. Ci faceva pregare prima di mangiare ed era sempre lo stesso stufato con fagioli e patate. Io chiedevo: “Perché preghiamo papà?”. “Per ringraziare Dio che ci ha dato da mangiare” Diceva lui. Ho pregato per Serena. Non è guarita.» Silenzio. «Papà mi diceva che ognuno ha la sua sfida. A Serena era toccata la più dura, ma Dio le aveva dato la forza per affrontarla e aveva ragione. Sono sempre stato curioso. È per quello che sono entrato in polizia. Reparto omicidi. Mi piaceva trovare indizi, dare un senso alle cose.»
Un altro sorso. Il Rum brucia meno di prima. 
«Ho avuto un collega speciale , Bob, più grande di me di una decina d’anni. Eravamo inseparabili. Facevamo coppia fissa nelle indagini. Passavamo le giornate a inseguire piste e le notti a rivedere fascicoli, caffè freddo e sigarette fino all’alba. Ridevamo delle idiozie che dicevano i superiori, ci coprivamo le spalle a vicenda. Mi ha insegnato tutto. Era come un fratello.» 

Un sorso lungo. Gli occhi si velano.
«C’è stato un caso, uno che non dimenticherò mai. Un killer che sembrava sempre un passo avanti. Lasciava indizi che sembravano messaggi destinati a noi, ma ogni volta arrivavamo tardi. Corpi disposti con cura malata, come sculture. Nessuna impronta, nessun testimone, niente DNA che tenesse. Io mi rompevo la testa sulle mappe, sui turni, sui nomi. Bob invece… Bob aveva un’intuizione diversa. Vedeva cose che io non vedevo. “Non è caos, Damian. È uno schema. Dobbiamo solo trovarne il centro”.»
Ancora una pausa. Il bicchiere trema leggermente nella mano.
«Ha avuto ragione. Ha trovato il collegamento. Un vecchio edificio abbandonato alla periferia. Ci siamo andati da soli, senza aspettare rinforzi. Diceva che era l’unico modo per prenderlo vivo. Io ho esitato. Lui no  ed è entrato. Ho sentito uno sparo, un solo colpo. Quando sono arrivato… Bob era a terra, gola tagliata da orecchio a orecchio. Il killer era sparito. Di nuovo un passo avanti.»
Damian guarda di nuovo il bicchiere.
«L’hanno trovato morto due mesi dopo. Overdose. Non è servito a niente, Bob era morto per niente. Io… io ho voluto mollare tutto. Ho buttato il distintivo sulla scrivania del capo. “Non ce la faccio più” e sono andato via.»
L’uomo in nero ascolta. Non giudica. Solo ascolta.
«Al funerale di Stato di Bob c’eri anche tu ricordi? Eri in fondo, vicino alla porta. Cappotto nero, cappello… Non parlavi con nessuno ma eri lì. Alla fine sei come un amico di famiglia. Non conoscevi di persona Bob, ma sei venuto lo stesso perché sai quanto fa male.»
La pioggia aumenta. Il bar è ormai vuoto.
Damian continua con voce più bassa.
«Poi è arrivata la parte peggiore. Mia figlia, Alice. Leucemia. Aveva solo sette anni alla prima diagnosi.» 
Un respiro spezzato. 
«Dopo è volata via. Piano, in ospedale. Io tenevo la mano di mia moglie Laura mentre la luce negli occhi di nostra figlia si spegneva. Laura ha resistito altri due anni, poi un infarto. Troppo dolore accumulato. E sono rimasto solo.»
Damian alza gli occhi e per la prima volta si gira e lo guarda.
«C’eri anche ai loro funerali. Sempre in fondo. Stesso cappotto, stesso cappello. Mai una parola ma eri lì, sapevi quanto pesava.»
Silenzio lungo. Solo pioggia e orologio.
Damian ordina un ultimo Rum stavolta senza Coca, chiede il più pregiato. 
Lo beve in un sorso.
«Ora dimmi» sussurra con voce che trema, «com’è stato quando sei andato a prendere mia figlia e mia moglie? Sorridevano? Avevano un bel sorriso?»
L’uomo posa il bicchiere. Si toglie lentamente il cappello. Lo appoggia sul bancone. Capelli radi, grigi. Occhi che sembrano aver visto ogni addio del mondo.
«Non avevano paura, Laura ti teneva la mano, Alice ti guardava dalla finestra» risponde piano. «É l’unica cosa che posso dirti.»
Damian chiude gli occhi. Un sorriso stanco, ma finalmente leggero, senza peso.
«Grazie, almeno tu non mi ha mai tradito. Certo sei sempre arrivato nei momenti sbagliati, ma ci sei sempre stato. Ora portami da loro.»
Una pausa.
«Voglio rivederle.»
L’uomo allunga una mano, non per prendere ma per offrire.
Damian la guarda. Si alza, lascia qualche banconota sgualcita.
Escono insieme nella pioggia.
La porta si chiude piano alle loro spalle.
Il barista non alza lo sguardo.
C'è il bicchiere di Damian sul bancone. Resta lì, con il ghiaccio che si scioglie lentamente. 

Tutti i racconti

0
0
119

La linea 2/2

15 April 2026

Poi qualcosa successe anche al lavoro. Il capo lo sorprese una mattina seduto alla scrivania, con lo sguardo perso nel vuoto con una pila di documenti intatta. Sembrava che la sua mente fosse altrove, agganciata a qualcosa che nessuno poteva vedere. In realtà, stava pensando al libro e a quella [...]

Tempo di lettura: 2 minuti

0
1
108

Dolorosa: il prezzo del dolore (1/2)

Parte 1: salvo caso fortuito e forza maggiore

15 April 2026

Antefatto: Daredevil, alias Matt Murdock, è il nuovo guardiano di Gotham. Batman, prima di morire, gli ha lasciato Tau, una IA in grado di simulare la voce del padre, deceduto anni prima. Gotham, ore 10:30 pm, zona Grey Haven Piove da ore. Non la pioggia sottile di Hell’s Kitchen. No. Qui è [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

0
0
54

La linea 1/2

14 April 2026

Aveva scelto quei libri in biblioteca senza un motivo particolare. Voleva leggere qualcosa del genere appartenente al cosiddetto fantastico. Quella copertina lo aveva attratto subito. Vi era raffigurato un uomo con un cappotto, che teneva per mano un bambino anch’egli vestito con un cappotto nero. [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

7
5
74

La maga Malvina

Una maga strampalata che cura i malanni dei bambini insieme ai suoi fedeli amici Giulia la gatta e Carletto il folletto.

14 April 2026

In un luogo assai lontano c'era una volta, moltissimo tempo fa, un villaggio su una collina un po' bislacca, ma assai carina con un imponente castello, decisamente strano e un po' mattarello. Il maniero, infatti, era solito cambiare colore a seconda del proprio umore... Ieri rosso, oggi verde [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Dax: Davvero carina. like

  • Teo Bo: Originale e simpatica l'idea di raccontare in rima le imprese di Malvina. [...]

2
3
144

Saltai giù dall’autobus

13 April 2026

Saltai giù dall’autobus troppo in fretta e inciampai nello zaino di qualcuno. C’era gente alla fermata, e tutti si misero a fissarmi. Soprattutto lui, il ragazzo del bar all’angolo che salutavo ogni mattina. Si mise a ridere come se avessi fatto chissà quale cosa comica, come se aspettasse proprio [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

  • GianniNapolitano: racconto interessante e incisivo. complimenti;)

  • AliDiNotte: grazie a tutti si in effetti voltaire e compagnia per certa arguzia tutta settecentesca [...]

5
5
99

Le migliori intenzioni

13 April 2026

Qualche giorno fa ero al lavoro in trasferta, ad un centinaio di chilometri da casa. Era una giornata autunnale delle peggiori, con pioggia torrenziale, lampi e tuoni che a tratti illuminavano a giorno la sala dove si svolgeva una sonnacchiosa ed inutile riunione con alcuni clienti della nostra [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • sibenik: grazie Richard, cambiato 😁

  • U2161: bellissimo racconto

3
2
53

Aurora

12 April 2026

Aurora era tutto fuorché quello che a Bernardo piaceva in una donna. Aveva quell’altezza scomposta che non diventa mai eleganza: gambe lunghissime e ginocchia spigolose come avessero qualcosa da rivendicare. Aveva i capelli neri, lunghi fino alla vita, li lasciava crescere per pigrizia e li raccoglieva [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

7
7
48

Bidonville

12 April 2026

Se cerchi un vicolo malfamato a New Orleans dove grattarti la rogna in santa pace e imbarcare scarafaggi nelle mutande devi raggiungere la Holy Cross School, voltare per Crescent Street, trovare un lurido buco per piazzare il tuo cartone e stravaccarti a terra. Quando tutto è cominciato ero lì, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Lawrence Dryvalley: Bella Teo! Ho trovato questa citazione sul jazz, di George Gershwin (musicista [...]

  • Teo Bo: Grazie a tutte le penne eccellenti che mi hanno letto e commentato. Aspetto [...]

12
15
221

Vera dei miracoli

11 April 2026

Vera ha i capelli biondi come paglia bagnata, un groviglio che il vento sembra non abbandonare mai. I suoi occhi grigi, troppo grandi per quel viso sottile, hanno la stanchezza delle cose dimenticate: spicchi di cielo d’inverno, limpidi e immobili, così profondi da temere di cadervi dentro. Vera [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

  • Rubrus: Mi è piaciuto leggerlo tanto quanto penso sia a te piaciuto scriverlo.

  • Dario Mazzolini: ringrazio anche Dax e Rubrus per i commenti. Onestamente, gentile Rubrus mi [...]

7
9
80

Io Soram e tu

Una cotta impossibile, un filosofo danese e il dramma assoluto di essere adolescenti.

Miu
11 April 2026

Avevo tredici anni, facevo la terza media in una scuola privata, portavo una divisa blu, il colletto inamidato e soffrivo già di una forma acuta di angoscia. Non era ancora quella metafisica. Era più concreta, più scolastica, più umiliante. Si chiamava Lucio, aveva quattordici anni, i capelli biondi [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Dax: Che altro dire? Divertente....e troppo vero.Like

  • Smoki: Amo tutto smodatamente.
    Abbiamo avuto tutte un Lucio creatore di angoscia [...]

6
6
240

Dov'è la fede di un marito fedifrago?

10 April 2026

Marco aveva smesso da tempo di indossare la fede. Nessun orologio, nessun bracciale, nessuna collanina. Tutto lo infastidiva. Sara si era dispiaciuta per un breve periodo, ma poi lo aveva accettato con tranquillità. Si era sempre detta che contavano i sentimenti e non i simboli. Ora però, dopo [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Gì: @dax è davvero così. Un lutto che Sara fatica ad accettare perchè [...]

  • Miu: Bell'immagine quella delle due fedi.

3
6
161

L’amore che resta Capitoli 5 e 6

10 April 2026

Capitolo 5 — Le dimissioni (dentro di me) C’è stato un tempo in cui non riuscivo a stare ferma. La fermezza, per me, era vuoto. E il vuoto faceva paura. Allora mi inventavo dei gesti. Piccoli, segreti. Gesti che sembravano amore e invece erano ansia. Una volta sono andata sotto casa sua con una [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

Torna su