I vicini ormai sono diventati rumorosi coinquilini: una coppia di coniugi quarantenni che fanno finta di lavorare da casa, ma in realtà stanno diventando chef stellati di pizze e dolci (la farina è il nuovo oro). 

I loro figli? Urlano come se stessero salvando il mondo… ma in realtà stanno solo perdendo a FIFA alla playstation. 

E poi hanno la fortuna di avere il vecchio con loro, il nonno che si scopre architetto: dal garage escono suoni degni di una segheria industriale, tra trapano, seghe e sparachiodi elettrici che non danno tregua. Tutto il giorno, tutti i giorni. Altro che “salus per aquam”: qui si va di martello pneumatico!

Questi vicini, adesso li conosciamo per quello che sono, animali chiusi in gabbia.

Mio marito quando sente i suoi amici al telefono, si guarda bene dal lamentarsi. È uno dei fortunati: in questo periodo il suo lavoro lo fa anche e soprattutto in strada. Sì, lui è quello in divisa, autorizzato a controllare che nessuno si inventi la maratona sotto casa durante il lockdown. Ed è pure allegro! Dorme come un sasso, si risveglia pieno di energia, pronto a vincere la medaglia d’oro dell’isolamento. 

Il virus? Non lo ha ancora beccato e, grazie al suo lavoro, sarà tra i primi a essere vaccinato. Altro che VIP!

Le polemiche sui vaccini? Lo fanno ridere. Che arrivi pure quello che volete, anche acqua distillata va bene: basta che si torni alla consueta vita sociale.

La sua vita in questo momento è una pacchia, molto più di chi è costretto a stare chiuso in casa. I figli sono grandi, le videochiamate sono la nuova normalità. Il bar è chiuso? Nessun problema: lui si è creato il suo angolo caffè in ufficio. Le riunioni di lavoro, che prima erano mensili, ora sono quotidiane e le fa davanti alla macchinetta del caffè. Altro che lavoro lavoro online!

Ma la sera, quando torna a casa in macchina, si rende conto che, agli occhi degli altri, è l’uomo libero, quello da invidiare. Peccato che in realtà lui si senta più isolato di chi si fa la quarantena in pigiama tutto il giorno. Glielo ripeto sempre che è fortunato, sento di doverglielo dire, anche perché io, pur lavorando, sono chiusa in casa per il lockdown.

Ah, la gioia dell'isolamento domestico! Sveglia, non più via in macchina nella luce luminosa del mattino, ma Dio ce ne liberi. E poi la DAD, la Didattica a Distanza (Come può sostituire il rapporto e la comunicazione delle persone che si guardano veramente negli occhi) e subito la colonna sonora del giorno: il vociare degli alunni? No, la motosega del vicino, che ormai sogno pure di notte. 

Per non farmi mancare nulla, non mi bastano montagne di compiti da correggere e valutare on line, mi invento liste di cose da fare, ma il vero sport è schivare le raffiche della sparachiodi che parte all’improvviso, giusto per ricordarmi che la quiete è sopravvalutata.

Poi, per tenermi in forma, pratico la maratona dal frigorifero alla scrivania, con tappa obbligata al cassetto con i cioccolatini: la dieta? Un lontano ricordo, come la forza di volontà che ha deciso di mettersi in quarantena pure lei. Lo specchio? Meglio evitarlo, tanto la circonferenza della pancia si fa sentire anche senza guardarla, e poi con tute e pigiami non si vede.

Arriva il momento clou della settimana: la riunione telematica su Meet. Trucco il volto, scelgo la camicetta più elegante e gli orecchini colorati (tanto sotto c’è sempre il pigiamone, ormai divisa ufficiale della pandemia) e mi preparo allo spettacolo, provo il microfono e la camera, controllo che si veda la parte migliore della stanza: una giungla di colleghi gesticolanti senza audio, altri nascosti dietro la telecamera spenta. Risate? No, affatto, nessuno ha voglia di ridere, solo smorfie e un po’ di nostalgia per le vere riunioni, quelle con il caffè.

I mesi passano e il pigiamone diventa seconda pelle, sopra e sotto. Il vicino non molla la motosega, i ragazzi urlano alla playstation e io ho perso il senso del tempo: si mangia quando si ha fame, si dorme quando si crolla, si vive… boh, si sopravvive, speriamo.

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