Per evadere, mi dedico a una maratona di film che nemmeno Netflix regge il confronto: potrei fare un database, ma forse è più facile elencare quelli non visti. E quando chiudo gli occhi, sogno i figli a Roma e mia madre, una novantenne che dribbla il virus meglio di Ronaldo. Ma la videochiamata non basta più: li voglio abbracciare, mica solo vederli in pixel.

Come fare? Semplice: marito in divisa, esperto di cavilli e permessi, missione “vedere la famiglia”. Lo deve fare, lo pretendo. D’altronde, se non può lui, chi altro?

“Senti, hai ragione”, mi ha detto. “La voglia di vedere figli e mamma è più forte del lievito per la pizza. Ma dai, stanno bene! E poi, tra una ventina di giorni, magari ci regalano la riapertura dei contatti sociali, così potrai finalmente abbracciare qualcuno oltre me e il cuscino del divano. Il contagio scende, tu invece sali di livello nella sclerata: ormai sei pronta per la finale mondiale di un reality sui sopravvissuti al lockdown. Io, però, mi rifiuto di seguirti nella tua maratona di follia quotidiana”.

“Se proprio dobbiamo muoverci ai limiti della legalità, serve un piano degno di Mission Impossible. Venerdì prossimo, si parte per Roma! Ma non sia mai che ci becchino: prenoto una visita medica presso qualche cardiologo con studio privato a Roma, così almeno abbiamo una scusa “di cuore” per muoverci. Per tua madre, invece, ci inventiamo una falla idraulica nella nostra seconda casa: corriamo a chiudere l’acqua, magari chiamiamo pure l’idraulico, così sembriamo proprio disperati. Ovviamente, questi viaggi li facciamo in due venerdì diversi: mica vogliamo rischiare di diventare i Bonnie & Clyde delle autocertificazioni”.

Un trapano smette di ronzare mentre un camion passa a forte velocità e fa tremare i vetri della casa. Conto fino a tre, blocco ogni pensiero. Sono contenta, mio marito ha trovato la soluzione, spero che non cambi idea con una scusa di lavoro. 

Comunque, la promessa di sfidare il lockdown per andare a trovare mia madre e i figli mi distrae dal senso di inutilità che quotidianamente mi fa vacillare. 

Mi ricompongo rapidamente, accendo la radio e vado in cucina a preparare qualche pietanza da congelare e portare ai figli. 

La radio. Perché l’ho accesa, la notizia è cupa: il virus è cresciuto, si è ritirato, ha mutato, poi è ricomparso. La stampa riporta gli argomenti di esperti con opinioni diverse. 

Un gruppo crede che la pandemia sia letale, che le mascherine servano, che il distanziamento sociale faccia la differenza e che le persone stiano morendo inutilmente. Un secondo gruppo crede che tutto ciò sia solo una bufala, che le libertà civili siano compromesse e che il virus non sia più dannoso di qualsiasi altra influenza degli ultimi cento anni. 

Mi chiedo se qualcuno abbia almeno un po' di memoria storica: un ricordo almeno scolastico delle malattie che hanno decimato l’umanità: della “spagnola” o della poliomielite. Per non dimenticare il vaiolo, di cui noi boomer portiamo ancora il “marchio” indelebile della relativa vaccinazione in bella mostra sull’avambraccio.

Questo ambiguo comportamento delle persone mi fa venire voglia di infilarmi sotto le coperte del letto e non uscire mai o, almeno di uscire quando tutta l’umanità sarà morta: ma in quel caso sarei morta anch’io. 

No. No. Fra breve tornerò a rimettermi sulla strada. Mi sveglierò presto la mattina, prenderò la mia auto e andrò a lavorare, avrò un contatto diretto con i colleghi che con tutti i loro difetti mi mancano, ma soprattutto con i ragazzi ai quali dedico e dedicherò ogni minuto per l’insegnamento (La Didattica a distanza è la morte dell'insegnamento). E poi potrò viaggiare non per andare a girare per il mondo, mi basterà andare a Roma dai miei figli e poi, a Dio piacendo, chiunque e ovunque Egli sia, mi concederà di andare a trovare la mia mamma.

Non faccio in tempo a distrarmi che, ricevo una telefonata: È mia sorella che non mi lascia dire nemmeno “pronto chi è?” 

“Senti abbiamo ricoverato mamma in ospedale, ha avuto un piccolo mancamento. I dottori hanno detto che la tengono in osservazione ma che domani sarà dimessa. Le dimissioni sono per le 11,00. Stai tranquilla sta bene”.

La gola si stringe. Faccio un paio di respiri lunghi e profondi e allontano la sedia dalla scrivania. Devo vedere subito mia madre: "Ciao. Domani vengo con mio marito all’ospedale. La accompagniamo noi a casa nostra madre".

"Va bene. Vi aspetto anch’io all’ospedale”.

Sebbene una notizia del genere, riferita ad una ultranovantenne è preventivabile, le parole sembrano ancora un pugno nello stomaco.

"Cosa è successo? Ha preso il virus?"

“Nessun virus, Lei è vaccinata. Ha avuto un piccolo abbassamento della pressione arteriosa. Ha sempre la sua età".

"A domani allora. Ciao. Contattatami per qualsiasi emergenza".

"Stai serena. Domani lei ti aspetterà per farsi riportare a casa".

Non appena riattacca il telefono, chiamo mio marito per “ordinargli” che il mattino presto del giorno successivo saremo stati all’ospedale di Nocera e prendere mia mamma per riaccompagnarla a casa sua. E al diavolo ogni restrizione sociale.

Alle 10,00 del giorno dopo, in viaggio a pochi chilometri dall’ospedale chiamo mia sorella. 

“Ciao. Siamo a circa dieci minuti dall’ospedale”. 

“Io e mamma vi stiamo aspettando. Adesso scendo nell’atrio dell’ospedale. Vi aspetto là”.

Sono serena. Potrò rivedere mia mamma.

Mi richiama mia sorella. Forse vuole dirmi che ci vediamo direttamente nella stanza di mia mamma per farsi aiutare a portare la valigia.

“Pronto Anna”. 

“Si. Dimmi”.

Mia sorella, singhiozzando: “Mamma non c’è più”.

Il mondo si spegne. “Ma che cazzo stai dicendo? Venti secondi fa era viva, ora non c’è più”.  

Nella mia testa la motosega, il trapano, la sparachiodi fanno rumore all’unisono. I ragazzi urlano alla playstation. Dentro la mia testa qualcuno sbatte le uova, il cervello è in fiamme.

Continuo a inveire al telefono contro mia sorella “C’era un essere umano vivo, ora parliamo di lei come di una formica calpestata per sbaglio. È morta di cosa? Non c’entra la pandemia. È morta e basta”.

La sparachiodi spara, sparando chiodo dopo chiodo dopo chiodo dopo chiodo e non smette mai.

Avevo sempre temuto di non rivederla viva e, in questa pandemia, quella brutta sensazione si era affacciata nella mia mente più volte. 

Di lei cosa mi resterà, i ricordi di una vita e uno scialle, il suo scialle, lo stringerò tra le mani, ne respirerò l’odore polveroso. Farò come mio marito, che nelle fredde serate invernali, si consola dell’assenza di sua madre raccogliendosi nel suo scialle. 

Ora, nella mia mente, la sega continua a ronzare, poi il suo ronzare si attenua lentamente.

Tutti i racconti

2
1
23

Ascia Nera - La tomba (1/2)

Dax
13 March 2026

Mentre saliva la scala di pietra con ritmo costante, la densa luce rossastra che illuminava l'ambiente fece pensare a Trom di stare attraversando una fornace. La daga appesa alla cintura tintinnava debolmente. Il gatto rosso, Fiammotto, era acciambellato sulla sua spalla. Il tempo si misurava in [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

1
1
25

Andrà tutto bene 2/2

La vita ai tempi del Covid

13 March 2026

Per evadere, mi dedico a una maratona di film che nemmeno Netflix regge il confronto: potrei fare un database, ma forse è più facile elencare quelli non visti. E quando chiudo gli occhi, sogno i figli a Roma e mia madre, una novantenne che dribbla il virus meglio di Ronaldo. Ma la videochiamata [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

4
5
628

In mezzo al prato 2/2

12 March 2026

«Abito qui di fronte. La casa dalla parte opposta della strada. Era dei miei nonni». Il Pedretti annuì, come se avesse capito di che cosa stava parlando la ragazza. In realtà, da buon cittadino, appena aveva notato uno spazio sotto un platano che cresceva nel cortile davanti all’osteria, ci aveva [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Rubrus: Grazie a tutti.
    WF a proposito dei dialetti: anni fa, dicesti che la IA [...]

  • Zio Rubone (Ezio Bruno): Complimenti, Rubrus. Bellissimo racconto, tradizioni popolari e dialetto qui [...]

2
4
451

Andrà tutto bene 1/2

La vita ai tempi del Covid

12 March 2026

I vicini ormai sono diventati rumorosi coinquilini: una coppia di coniugi quarantenni che fanno finta di lavorare da casa, ma in realtà stanno diventando chef stellati di pizze e dolci (la farina è il nuovo oro). I loro figli? Urlano come se stessero salvando il mondo… ma in realtà stanno solo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

4
4
260

In mezzo al prato 1/2

11 March 2026

Matteo Pedretti non sarebbe entrato nell’osteria se non fosse stato per la luce. Attraversava il vetro smerigliato della porta come se giungesse da una grande distanza. Anche la tinta era diversa. La riconobbe prima di posare la mano sulla maniglia. Lampadine a incandescenza. Erano sparite da anni, [...]

Tempo di lettura: 5 minuti

6
9
712

Lo hai trovato

11 March 2026

Lo hai trovato Lo hai trovato in un libro In una delle ultime pagine di un romanzo che parlava di un viaggio Verso un paese lontano che non avevi mai visto e solo sognato a occhi aperti Un piccolo fiore secco Che molto tempo prima avevi nascosto Per ritrovarlo solo ora che quel libro non aveva [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Riccardo: grazie ragazzi/e, sempre carinissimi 🤗

  • Rubrus: Be', sì, era relativamente comune una volta mettere un fiore o uno [...]

3
5
362

Mi chiamo Chiara e ho 19 anni

10 March 2026

Da quando vivo a Bologna ho imparato una cosa: i portici proteggono dalla pioggia, ma non dalle pessime decisioni sentimentali. Me ne accorgo ogni volta che resto ferma sotto uno di quegli archi, con lo zaino sulle spalle e il cuore che batte più forte del traffico di via Zamboni. I mattoni sopra [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Rubrus: "Di tal genere se non tali appunto". A volte crediamo che sia un [...]

  • Lawrence Dryvalley: Piaciuto molto. Bell'equilibrio di emozioni giovanili, cultura e nozioni [...]

2
3
160

Aurora Che Deflagra

10 March 2026

Nel fauto soffio del tuo nome, appendo sul cuore il giorno d'amore della mia ambascia di seta come una giacca di luce, e il sorriso labile del primo sole che rischiara boccioli di emozioni, nel refolo d'attesa, impara, tra cumulonembi a respirare dal tuo passo, drappo magnetico che [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • U2108: Brava. E' poesia.

  • Dax: Like...molto romantica

6
9
53

QUESTO CONDOMINIO S'HA DA RIFARE

Sfogo semi-serio ironico di un abitante di condominio urbano standard.

09 March 2026

Questo condominio s’ha da rifare Ma questo condominio è una gabbia di matti! Sicuramente, come ogni condominio che si rispetti, è una bella e brutta rappresentazione del variegato campionario di umanità, uno spaccato di vita per un curioso appassionato di studi sociologici. Tante tipologie di [...]

Tempo di lettura: 1 minuto

  • Lawrence Dryvalley: Quando si parla (o si scrive) di riunioni di condominio, subito torna alla [...]

  • Chichì: Grazie, Lawrence. È proprio una liturgia tra il tragico e il grottesco, [...]

5
4
828

Quasi cenere

09 March 2026

Lena aveva conosciuto Ivan su un vecchio forum di diorami che quasi nessuno frequentava più. Non sapeva nemmeno se Ivan fosse il suo vero nome. Lei era stata sincera: Lena, 35 anni, castana chiara. Quasi cenere. Il nome del supermercato dove lavorava come cassiera non lo aveva detto e lui non lo [...]

Tempo di lettura: 3 minuti

  • Chichì: Bello, scritto in modo coinvolgente.

  • Dax: Ma perché non si è presentato? Un'amicizia è dempre [...]

3
6
278

La partita infinita

08 March 2026

Due amici di pari forza sulla scacchiera, si sfidarono a una partita a scacchi. Decisero di non usare l’orologio, tempo di riflessione illimitato. La prima mossa del bianco fu due passi del pedone di Re. Superarono l’apertura uscendone in perfetto equilibrio di posizione e di pezzi. Nel centro [...]

Tempo di lettura: 4 minuti

  • Pietro Agus: Voglio dare una risposta comune, che tolga tutte le curiosità
    , [...]

  • Pietro Agus: Se la redazione gradisce, vi proporrò un altro racconto a breva.

5
6
592

Dolore e Memoria

08 March 2026

Vent’anni fa un ictus ha portato via mia madre, un ictus emorragico che le ha causato la morte improvvisa, mentre la guardavo impotente. Con lei se n’è andata la mia confidente più preziosa e una grossa parte della mia forza interiore. Crescevamo in un mondo dove le donne dovevano ancora affrontare [...]

Tempo di lettura: 30 secondi

Torna su