Learco Sperpera è ragioniere, e di professione consiglia agli altri come amministrare i propri risparmi: mutui, cambiali, piani di ammortamento, tutto ciò che riguarda il denaro altrui gli riesce con lucidità esemplare. Diverso è il caso del proprio, che gli sfugge di mano fin da quando, all'inizio della sua carriera, gli si aprirono nei palmi due piccoli fori, non più larghi di una lenticchia, dai quali cominciarono a colare monete a ogni movimento un po' brusco. Il fenomeno, dapprima contenuto, si è aggravato negli anni fino a produrre veri e propri passaggi, ordinati e quasi levigati ai bordi come feritoie di salvadanaio, attraverso i quali oggi non passa soltanto il denaro, ma qualunque cosa Sperpera tenti di trattenere a lungo: chiavi, biglietti, promesse.

Quando gli capita di stringere in mano lo stipendio appena riscosso, gli basta un tragitto a piedi fino a casa perché una parte consistente scivoli via, banconota su banconota, disseminata lungo il marciapiede come una scia di briciole.

I vicini di Sperpera hanno imparato a seguirlo a debita distanza, con aria distratta, raccogliendo quanto lui perde senza che nessuno si senta in obbligo di restituire nulla, giacché — dicono — non hanno rubato, hanno solo raccolto ciò che la strada offriva. Sperpera lo sa, e ogni tanto, per dispetto, cammina più in fretta del solito, così che il denaro schizzi fuori dai fori con violenza, colpendo alle caviglie chi lo segue troppo da vicino.

In famiglia la faccenda ha assunto, col tempo, un'aria tra l’evidente tragedia e la necessità di farfronte. La moglie e i tre figli di Sperpera si sono presi cura, ciascuno a modo suo, delle sue mani bucate: chi gli cuciva guanti foderati di tela cerata, chi gli proponeva astucci di metallo, chi — il più grande — si limitava a tenergli aperta la borsa sotto le dita, così che quel poco cadesse almeno dentro casa. Nessuno di questi rimedi ha mai funzionato più di una settimana, perché i fori, non appena tappati, si riaprono altrove sul palmo, in punti sempre nuovi, come se il corpo di Sperpera si ostinasse a voler restare in comunicazione col mondo. La famiglia continua tuttavia a escogitare e a riproporre quei rimedi, con la stessa cura sollecita ma al tempo stesso rassegnata. 

Una sera Sperpera si accorse che dal foro più recente, sul palmo destro, non uscivano più monete ma minuscoli fogli arrotolati, simili a scontrini: erano, se li si apriva con pazienza, gli appunti delle consulenze che avrebbe tenuto l'indomani ai clienti, già scritti, già firmati, con tanto di data. Non ne parlò con nessuno, per timore che qualcuno gli chiedesse di prevedere anche il proprio destino; si limitò a raccoglierli in una scatola di latta, insieme alle monete perdute e ritrovate, in attesa — diceva — che un giorno il foro si richiudesse da solo, come tutti gli altri, per riaprirsi in un altro punto.

Learco cominciò a prenderci gusto nel vaticinare il futuro. Ma, dopo un po’, si accorse che quel potere era svanito: i buchi sulle sue mani erano scomparsi e lui era tornato a prima che tutto cominciasse.

Ne fu sollevato, ma in fondo gli dispiacque anche.

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