Sono le due di notte, Bruno è sul balcone di casa in cerca di fresco. Davanti ha un piccolo spazio con una manciata di alberi mezzi bruciati, quelli del posto lo chiamano parco. Alla sua sinistra una sequenza di palazzine popolari. Bruno è un settantenne ex operaio telefonico, pensionato da poco, ancora non entrato nell’ottica di chi, ora, non ha niente da fare. Dopo i tanti anni di lavoro non si capacita, sente il desiderio di fare, rendersi utile. Qualsiasi cosa pur di non restare inattivo. Il caldo torrido degli ultimi tempi, però, lo costringe a una inoperosità che non gradisce. Tutte le sere se ne sta sul balcone e osserva il mondo sottostante. Il parco non gli procura curiosità in quanto di notte non è frequentato. Solo qualche balordo che si nasconde fra le siepi per drogarsi. Ormai li conosce potrebbe denunciarli alla polizia ma preferisce non immischiarsi, questo gli evita grane a non finire. La parte interessante è il lato sinistro del complesso dove abita. Una fila di case popolari a tre piani. Là c’è sempre un gran movimento. Un via vai di persone che vive giorno e notte alla ricerca di sopravvivenza. Gli abitanti di quelle palazzine, erose dall'incuria amministrativa, sono una fetta di umanità che rappresenta buona parte della nazione. Vengono definite nelle discussioni oziose televisive come “gente comune”. Sarebbe opportuno sapere questi commentatori come si definiscono. 

È una sera calda e Bruno è seduto nella sua poltroncina di vimini sul balcone. Dalla seconda casa esce alle 22,30 precise Ciro. Deve avviarsi presto per raggiungere il posto di lavoro dall’altra parte della città. Il bus notturno passa poco prima delle undici come ultima corsa. Lui deve trovarsi pronto. Ciro è un operaio in una fabbrica di componenti auto e fa turni di notte. Non passano dieci minuti che Bruno avvista una persona che, a piedi, uscendo dal parco si avvia verso casa. È il figlio della signora Adinolfi  quella che abita al secondo piano della terza palazzina, una vedova che stenta a mantenere quel figlio, un mezzo scapestrato che le procura solo dispiaceri. Bruno conosce la storia di quella famiglia e prova simpatia per lei, ovviamente non può far molto, solo rammaricarsi di come va il mondo. Fa sempre più caldo e Bruno rientra in casa e ne riesce con una brocca piena di limonata fresca. Ora si avvicina il momento che lui predilige di più. Il cambio della guardia in casa Frascarelli. Lui, il marito, è uscito alla nove per andare al lavoro come guardia notturna nel piccolo supermercato che si trova oltre il parco a meno di cinquecento metri. Va a piedi portando con sé uno zainetto con bottiglia d’acqua, qualche biscotto e una fiaschetta con del vino robusto, dono di una zia pugliese. Sono le undici ed ecco la sagoma di un uomo che, camminando curvo e con circospezione, si avvicina veloce sfruttando i coni d’ombra dei lampioni. Va dritto al portoncino della casa all’incrocio. Due colpi e la porta si apre. Bruno sorride, la destinazione di quell’ombra furtiva è la signora Frascarelli. Libera da impegni, senza figli e con il marito al lavoro, ha tutta la notte per godere le avances del suo amante. È un collega del marito che fa i turni di giorno. Così non s’incontrano mai.

Mentre Bruno è intento a occuparsi dei movimenti notturni in atto nelle palazzine, sente il portone di casa aprirsi. Questa sì che è una novità. Nel suo fabbricato ci sono solo sei appartamenti e durante il suo controllo non ha mai notato movimenti inusuali. Si affaccia dal balcone per vedere cosa accade e intravede una figura femminile. Sembra, guardando i vestiti alla luce del lampione, la sagoma della figlia Alberta. Questa novità lo sconvolge, sua figlia che esce di casa a quell’ora. Dove va?  Gli sale il sangue alla testa. Inaudito, come mai non si è mai accorto di nulla, da quanto tempo va avanti questa storia. Mentre la vede allontanarsi piano verso la stradina che passa per il parco e prosegue verso il centro, rimugina. Quando lavorava era la moglie che gestiva il buon andamento della famiglia e anche adesso, che lui è a casa, le cose non sono cambiate. Ada la moglie provvede a tutto. Bruno è sconcertato, interdetto, si rende conto d’improvviso che della sua famiglia sa poco. Prima il lavoro forse poteva giustificare in parte, ma ora con tutto il tempo libero che ha, non ne dedica molto alla famiglia. La mattina esce e va in giro per il quartiere, si ferma ai cantieri a guardare, incontra qualche amico che lavora per strada e parlano dei tempi andati. La sera o televisione o la solita serata per spiare i fatti degli altri. Si rende conto che dedica poco spazio alla famiglia. La vista della figlia che esce a quell’ora lo ha scioccato. È necessario che recuperi il ruolo di capofamiglia. Promette a sé stesso che da domani si occuperà a tempo pieno dei suoi familiari. La moglie, la figlia e Roberto, il figlio maschio, che vede poco. Solo a pranzo e a cena. Cosa fa? Sapeva che aveva trovato posto come magazziniere nel supermercato, ma non aveva seguito poi il suo evolversi. Occupato a rimuginare questi pensieri non si è accorto che si è creato del trambusto presso la palazzina ad angolo. C’è gente in strada, le luci di molti appartamenti sono accese, arriva a sirene spiegate una gazzella dei carabinieri.

“Accidenti” - esclama, - mi sono così distratto che non ho visto cosa è successo. Dalle grida delle donne spaventate riesce a captare parole che formano una parvenza di ricostruzione dei fatti. Aguzzando la vista scorge dal portone aperto uscire il Frascarelli in manette. Viene messo in macchina e portato via. Poco dopo un carro nero e chiuso da ogni lato arriva e due giovani in tuta vanno dentro. Ne escono quasi subito potando una barella coperta con un lenzuolo. C’è un morto, deve essere di certo l’amante della signora Frascarelli. Ora il quadro è completo, storia di corna e di gelosia. Lui deve essere rientrato a sorpresa a casa e ha trovato la moglie a letto con l’amante. Uno sparo, che purtroppo Bruno non ha sentito, e la tragedia si è consumata. Ancora un po’ di confusione ma la gente rientra nelle case, le macchine vanno via e il silenzio torna a regnare in quel pezzo di strada. Domani i giornali avranno di come riempire le pagine. Comincerà anche in TV la stucchevole e noiosa rielaborazione dei fatti, commentati dai soliti sfaccendati, inutili opinionisti ai quali non sembrerà vero di parlare di quella “gente comune” che ancora reagisce alla gelosia. Loro sono immuni da queste piccolezze, per loro le corna, gli adulteri e il cambio semestrale dei compagni sono una normalità della vita di oggi.

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