Il gatto e la volpe, Mangiafuoco, i Carabinieri, la balena: quanto sbattimento! Ora che Pinocchio dormiva abbracciato a Geppetto, il Grillo Parlante pensò di essersi meritato una serata di libertà. Eccolo in una cantina che si scola una bottiglia e canta una canzone dei Litfiba: “a volte uno strappo è una necessità”. Sul tardi, quando è bello e fuori come un balcone fiorito e l’oste guarda nervosamente l’orologio, il Grillo Parlante pensa saggiamente di togliere l’incomodo. Avvolto nella sua aura luminosa, eppur sbanda. Ora incorna un canale, ora si perde nell’edera di un palazzo. Ad un certo punto del suo non sapere dov’è e dove sta andando, vede un nasone riflesso in uno specchio illuminato da una candela e pensa di essere arrivato.
-Quale altra bugia hai detto ‘stavolta?- esordisce apparendo nella stanza.
-Chi sei?- si sente dire per tutta risposta.
-Andiamo, Pinocchio, è inutile che cambi voce e fai finta di non conoscermi– insiste il Grillo.
-Io davvero non ti conosco e poi non mi chiamo Pinocchio– reagisce la voce mezzo infastidita.
-E chi sei?- s’incuriosisce il Grillo.
-Io son Cyrano, poeta e primo spadaccino-
Il Grillo si struscia gli occhi e poi …
-E che ci fai a quest’ora davanti allo specchio?-
-Miro il mio tormento-
-Andiamo,su! Cosa saresti senza questo tuo nasone che tu chiami tormento?-
-Sarei stato felice!-
-Non saresti stato niente! Quanto avresti sfidato la morte fino a diventar primo spadaccino senza questo tuo nasone? E quanto avresti osato come uomo fino a diventar poeta senza questo tuo tormento?-
Cyrano tacque disarmato come giammai prima di allora e il Grillo cadde a terra, morto di sonno.

 

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