È vero, ne posso parlare perché ci sono dentro appieno, anche se non mi sono vista arrivarci e non mi preoccupo più di tanto di esserci. È solo che in certi momenti mi sento giovane e selvaggia e al tempo stesso vecchia e opaca. E questa contraddizione che sento reale me la porto avanti, diciamo, con leggerezza. La percepisco come qualcosa che esiste senza conflitti, come quel passaggio dalla notte all’alba o dal crepuscolo alla sera dove i colori si preparano dolcemente e in modo impercettibilmente graduale a una trasformazione profonda. C’è una comunione così intima in quei passaggi che sembra sfuggire a un occhio umano che coglie più facilmente l’evento compiuto…

 

Posso anche cercare di guardar meglio per vedere cos’è, quel qualcosa di “vecchio e opaco”, ma non riesco a definirlo.
È forse il retaggio di millenni di generazioni che mi è entrato nelle ossa, assorbito col latte materno?
È forse il “risvolto” delle cose che comincio solo ora a vedere con una maggiore chiarezza ma che prima copriva di una patina opaca i miei occhi? E va al di là del mero livello fisico che è innegabilmente presente, quando i passi si possono contare tanto sono lenti e si evitano movimenti bruschi per non perdere l’equilibrio.

 

Mi sembra di intuire tuttavia che quel qualcosa di “vecchio” corrisponda a ciò che non è “mio”, a qualcosa che ho dato per buono, preso a prestito e assorbito da altri senza filtrarlo attraverso la mia consapevolezza.
E per verificare questa possibilità, una volta esaurita la ricerca all'esterno, non ho altra scelta che guardarmi dentro. Così succede che non mi sento più di mettere in primo piano le parole sagge di altri, ma preferisco vedere, sentire e ascoltare ciò che succede nel mio profondo.
Le parole dei maestri mi hanno sostenuto finora e hanno risvegliato in me l’urgenza di far risplendere la mia luce e dare la parola alla mia saggezza. Però la saggezza bisogna andarla a cercare.

 

Allora che fare? A questo punto scelgo di esporre con coraggio le mie “contraddizioni”: almeno so di cosa parlo e ne assumo la responsabilità. E scrivo per dare loro uno specchio, per prenderne atto e andare avanti. Se non sono vere si spengono da sole. E se risultano vere, ciò che scrivo continua il suo cammino silenzioso dentro di me, senza far nulla. L’unica mia preoccupazione è quella di essere onesta con me stessa.

 

La cosa buffa, in un certo senso, è che continuo ancora a pensare, nonostante tutto, di poter far coesistere la vecchiaia che avanza con una giovinezza selvaggia. Il mio cuore canta in sordina e arrivo persino a vedermi aprire le ali ora che le sento abbastanza robuste per volare. E ogni cosa è reale! Cercando di capire, vado avanti e mi muovo con cautela…

 

E intanto, pare che la mia vita si muova impercettibilmente dal chiaro allo scuro e dallo scuro al chiaro con tutte quelle sfumature dolcissime che riempiono il cuore di fiducia.

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