“C’è una lettera nella cassetta della posta!”

Quante volte ho corso per intercettare quel prezioso plico, la risposta ad un mio scritto, preludio di una mia pronta risposta e così via, ogni amicizia divisa per elastico, per nome e per data (qualche volta anche per importanza).

Amici di penna sparsi per tutta Italia, preludio di Facebook ma più sentito, non c’erano i post in cui giornalmente raccontavamo i fatti nostri, quindi tutto quello che volevamo dire era racchiuso in quei fogli, un frammento di vita riversato in quelle righe scritte in bella (più o meno) calligrafia.

Io ero quello odiato, dicevano che “avrei potuto scrivere la Divina Commedia sul retro di un francobollo”, a differenza di mio nonno che era stato, in un epoca di analfabetismo, quello che “sapeva scrivere bene”, lettere tondeggianti in bella calligrafia.

A proposito di francobolli, la mia collezione iniziò per questo, tra lettere e cartoline era un flusso continuo… beh, ovviamente collezionavo anche cartoline, per metterle in ordine avevo un sistema tutto mio, latitudine e longitudine per avvicinare quelle che venivano da posti limitrofi, spedite da persone che neanche si conoscevano… già, perché piano piano costrinsi parenti ed amici a donarmele.

Due collezioni apparentemente inconciliabili, già perché in teoria bisognava tagliare la cartolina per salvare il francobollo… a meno che non si fossero messe su una pentola in bollitura, sfruttando il vapore che avrebbe sciolto la colla.

Povera cassetta della posta, un residuato amato nel passato e profondamente odiato nel presente, ormai mutata in portatrice di disgrazie, di pagamenti, di avvisi, di convocazioni, di tasse, guardata con orrore e sospetto per il suo contenuto, mai positivo.

“C’è una lettera nella cassetta della posta!”

“No! Cazz..volo!!!”

 

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