C’era una volta nonna Rosa Consolazione, mamma di papà, non bellissima e raffinata come nonna Rosa Notaro, la mamma di mamma, ma simpaticissima e cazzutissima, un po’ tracagnottella, un po’ da Far West siciliano.

Tanto per dirne una, aveva sfilato di mano e buttato sul bancone della sua tabaccheria la pistola agitata da un mafiosetto di quartiere che la minacciava adducendo motivi di protezione. Storica la frase rimasta negli annali di famiglia, frase che a dire di nonna annientò il malcapitato:

- E’ chidda da fiera?-

Che tradotto significa più o meno pistola giocattolo. Ma non era certo la prima sfida della sua vita. Vado a narrare.

Diventata appunto vedova prestissimo, era rimasta sola sola con papà di due anni e zio di tre e mezzo in una Palermo anteguerra dove normalmente le giovani vedove avevano due opzioni e basta: la prima , murarsi a casa dei suoceri o dei genitori per mantenimento a vita, la seconda, trovare altro vedovo con figli in cerca di sostituta per accudimento di sé stesso e della prole.

Lei invece mandò tutti a……sì proprio lì….e aprì una tabaccheria in via Pindemonte, senza peraltro aver mai avuto la minima esperienza non solo di tabacchi, ma di commercio in generale, anche perché era entrata nel matrimonio direttamente dal collegio da cui era appunto uscita per sposarsi. La sua infatti era stata proprio un’infanzia da libro cuore. Mamma subito persa, padre libertino morto anche lui dopo qualche anno per, si mormorava, eccessi venerei, quattro fratelli molto più grandi, affettuosi ma inadeguati al suo accudimento.

In collegio, a suo dire, era la dannazione delle sorveglianti, ma tutto sommato non ci si trovava poi tanto male e quando la vennero a prendere per farle conoscere un probabile fidanzato di ottima famiglia, giurò che lei quello lì lo avrebbe mandato subito a….sì, anche lui proprio lì …

Ma poi avvenne il piccolo immenso miracolo dell’amore a sorpresa, perché Ludovico Marineo era tanto placido e paziente quanto lei fumantina e scalmanata. Tanto dolce e passionale quanto lei nevrotichella e ruvida. Insomma si compensavano a meraviglia ed è proprio vero che quest’incantevole nonno adorava alla follia la sua piccola e insopportabile Rosa, che me l’ha fatto rivivere lo stesso in ogni parola e in ogni gesto con i suoi racconti, anche se purtroppo non l' ho mai conosciuto,,. Quindi so tutto del piccolissimo laboratorio che nonno si era fatto in casa per dar sfogo al suo hobby: forgiare e cesellare in vari metalli tanti oggettini, soprattutto zuccheriere e tazzine. So anche tutto delle passeggiate notturne in carrozzella sul lungomare palermitano, più che a scopo romantico a scopo terapeutico perché nonna aveva sempre i nervi e contrariamente agli odierni consigli, i medici dell’epoca avevano prescritto come calmante iodio in grandi quantità. So anche tutto delle pregiate stoffe che nonno le acquistava per i suoi vestiti, compreso l’ultimo che poi però le fece odiare per sempre il colore viola, perché nonno morì all’improvviso proprio il primo e ultimo giorno in cui lei lo indossò.

Sì, è stato bellissimo crescere nei suoi racconti, sempre così ricchi, pieni di dettagli che mi facevano sbalordire perché piombavano da un mondo per me totalmente incredibile e sconosciuto. Quanti altri personaggi e stranezze sgusciavano fuori dalle sue storie. Per esempio quello stravagante principe che girava ancora per Palermo cavalcando come un “gattopardo” . Anche nella tabaccheria entrava senza smontare da cavallo.......ma con mezzo e basta. Non tutto. Nonna gli permetteva solo testa e un po’ di sella. Culo fuori per motivi precauzionali. E il Principe obbediva.

Nonna si divertiva molto con lui e qualche volta i sigari glieli regalava. Ma un giorno invece non dette più il pacchetto di Macedonia a un “pittorucolo” che aveva già una lista lunga lunga di sigarette a credito. Fu durissima quella volta. Non accettò nemmeno un disegno in cambio. ACCIDENTI A LEI! Fu così che un Renato Guttuso, ai suoi primi passi artistici, appena evaso da Bagheria cambiò tabaccheria.

Vedi che succede a sviluppare il lato commerciale? Ma era comunque generosissima. Non dico solo per bontà, soprattutto per quello che chiamo danno genetico e solo chi è siciliano può capirmi e sapere quanto per noi esser generosi in maniera addirittura asfissiante sia imprescindibile e nulla, veramente nulla ha a che vedere con le possibilità economiche.

Altra sue immense doti erano un’ironia e una simpatia travolgente, assolutamente involontarie. Battute fulminanti di cui non si rendeva assolutamente conto. Tipo quella turbolenta notte al campeggio, quando in roulotte papà fu colto da un violentissimo attacco di gastrite che sembrava infarto e mentre il medico lo visitava nonna espletava tutto il lamento siculo improvvisamente riaffiorato da secoli stratificati di lontanissime geremiadi greco-arabo-spagnole. Un vero mantra a base di NO SIGNORE MIO PICCARITA’ PIGGHIATIVI A MIA, ME FIGGHIU NO ( in sintesi Dio prendi me non mio figlio).

Detto e ripetuto fino all’asfissia, fino a quando dopo l’ennesimo NO SIGNORE MIO PICCARITA’ PIGGHIATIVI A MIA, ME FIGGHIU NO,

s’interruppe di colpo e poi aggiunse una volta sola e con tono timoroso ma pratico…SE E’ STRETTAMENTE NECESSARIO.

Epica.

Quante e quante cose ancora avrei da raccontare di te nonna mia adorata, ma mi fermo qui con l’ultimo terribile ricordo di me, a singhiozzare da sola sul gradino di un marciapiede interno del Policlinico. Te n’eri andata per sempre senza aspettarmi, dopo mesi in cui non ti avevo lasciato praticamente mai.

Ciao nonna. Quando ti penso sento di nuovo il tuo particolarissimo profumo di saponetta e cipria, quello che i primi tempi mi arrivava addosso all’ improvviso quando la tua mancanza diventava più forte.

Fammelo sentire sempre. Fammi ridere ancora.

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