Hegel diceva che ogni qualvolta otteniamo qualcosa abbiamo la prova di esistere. Pirandello asseriva che viviamo quando ci rendiamo conto di non vivere, cioè quando siamo prigionieri delle convenzioni, del lavoro, etc. Basta un niente, come il fischio di un treno,  per risvegliarci alla realtà e lasciare tutto, abbandonare tutto per iniziare a vivere. Sono i cosiddetti momenti epifanici-

Io di questi momenti non ne ho mai avuti, in quanto essendo un uomo libero ho vissuto sempre 

facendo ciò che volevo in piena libertà di pensiero e di azione. 

Senza preoccuparmi delle regole convenzionali della società, senza indossare nessuna maschera ma agendo e lottando secondo i miei principi.

Sin da ragazzo sono stato ribelle. Nella vita di tutti c'è chi nasce per essere se stesso e chi nasce per diventare schiavo o vittima.

Ho sempre amato l'arte in genere, ed i libri. Ho sempre amato leggere e, viaggiare nei fantastici racconti ed immaginare fisicamente i protagonisti e la descrizione dei paesaggi, e grazie alla biblioteca di mia nonna paterna a 12 anni avevo letto il romanzo storico Giulietta e Romeo di Regnault Di Warrin (e non conoscevo il teatro di Shakespeare) in una bellissima edizione della casa Bideri del 1944, dalla Terra alla luna di Verner, e le novelle indiane di Visnusarma, sempre dalla biblioteca di mia nonna. E grazie sempre a mia nonna, autrice di sceneggiate e pianista, mi sono appassionato al teatro ed alla musica classica. 

A quattordici anni avevo già ascoltato e collezionato gli LP delle sinfonie di Beethoven. 

Ed ho appreso con il tempo che quando in una casa i ragazzi crescono circondati da libri, quadri, statue crescono con l'amore per l'arte e la cultura. E questo amore si tramanda di generazione in generazione. Nel mio caso cosi è stato (sia per me) che per i miei nipoti. 


 

Tutti i racconti

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