Bess contemplava lo spazio aperto che aveva davanti, un'immensa radura lì nei luoghi della sua infanzia, staccando di tanto in tanto gli occhi da quel paesaggio per lanciare un'occhiataccia a quel terribile cane che non la smetteva di guaire, provando a focalizzare l'attenzione su quei funghi che erano pronti per essere raccolti, ma poi ricordava a sé stessa che forse la cosa migliore da fare era occuparsi di Pete, suo marito.

 

Bess: caro, che ne diresti di fare colazione e dopo uscire per quelle commissioni?

 

Pete: ancora? Ma non si era detto che il lunedì mattina ci si riposa e si sonnecchia fino a sera?

 

Bess: Potresti farlo, certo. Può darsi anche che io esca e tu rimanga qui, non ti pare?

 

Pete: fai come vuoi, ma rimani nei dintorni, rischierei di dover badare io per troppo tempo a quel cagnaccio...

 

Bess: va bene, sarò già di ritorno per le 18.00

 

Bess si diresse con una certa fretta verso la sua auto, accese il motore e partì. Non sarebbe stata di ritorno prima del pomeriggio, quindi pensò che avrebbe avuto tutto il tempo di fare le commissioni con calma e magari fermarsi a mangiare qualcosa a quel fast food all'angolo.

 

Sperava di incontrare qualche amica lungo il tragitto, ma si imbattè solo in sconosciuti che trovavano divertente che Bess si guardasse continuamente intorno, come una straniera - il fatto è che da quelle parti di stranieri neanche a pagarli oro, soprattutto in questo periodo dell'anno.

 

Quando arrivò al fast food, prima di poter gustare il suo panino preferito, compose il numero di casa per sentire se era tutto a posto.

 

Bess: ehi, caro, come va lì, hai per caso dimenticato di prendere le medicine?

 

Pete: no, Bess, le ho prese. Qui bene, è solo che non riesco a capire perché quella stramaledetta televisione continua a sfarfallare.

 

Bess: dovremmo chiamare l'antennista, ma tu dici sempre che non ti piace quel tipo; se solo tu riuscissi a salire su quella scala e raddrizzare l'antenna.

 

Pete: non credo sai che ci riuscirei. Dopotutto, ho sofferto spesso di vertigini, come potrei stare in equilibrio sopra una scala?

 

Bess: va bene, va bene. Vorrà dire che ci salirò io al mio ritorno.

 

Pete: va bene, ma non dimenticare di portarmi quei biscotti che mi piacciono tanto

 

Bess: già presi, a dopo.

 

Bess stava per rientrare a casa quando si ricordò di aver dimenticato di mettere il cibo al cane.

 

Aprì la porta di casa e si ritrovò il marito sull'uscio...

 

Pete: Bess, credo che tu abbia dimenticato di mettere il cibo per il cane.

 

Bess: si, lo so, me ne sono ricordata proprio poco fa; gliel'hai dato tu?

 

Pete: no, lui aspetta te.

 

Bess: va bene, vorrà dire che mentre gli preparo il cibo parliamo un pò di cosa hai fatto oggi, ti va?

 

Pete: l'importante è che tu non mi chieda di quella stramaledetta televisione...

 

Bess rise, poi disse: non lo farò, vorrei solo che tu sapessi quanto sono stata in pena mentre ero fuori. Ti pensavo tutto solo in questa casa, ma sai con tante di quelle cose che ci sono da fare non posso permettermi di rimanere qui, vicino a te.

 

Pete: ricominci? Credi che a me serva una moglie che mi stia vicino in questo modo? Io cerco altro da te...

Bess: e cosa cerchi da me? Sai che non riesco proprio a comprenderlo Pete.

 

Pete: lascia perdere, provo a vedere se riesco ad arrampicarmi su quella scala.

 

Pete ricordò, mentre era fuori per prendere la scala che non sarebbe mai stato più sereno di come era ora; era riuscito finalmente a ricordare ciò che lo turbava da quando la mattina Bess era uscita di casa. Posizionò la scala, salì sul terrazzo e raddrizzò l'antenna.

 

Era riuscito in qualcosa, pensò.

 

 

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