Ricordo lo studio dei verbi e delle poesie nostrane, le tabelline, i primi calcoli matematici e io che, dalla cattedra, assegnavo i compiti di storia o italiano per il giorno successivo. 

I compiti, secondo il Maestro Giorgio, era giusto che venissero assegnati dagli alunni ai compagni di classe. Lo facevamo a turno, basandoci sul programma di studio in corso.

 

Ricordo che a lezione, non solo si studiava Foscolo, Dante o Calvino, ma si discuteva di attualità, morale, educazione civica e si poteva raccontare come fosse stata la giornata precedente a casa. Leggevamo gli articoli di almeno un paio di giornali su carta stampata e li commentavamo insieme. Si parlava col maestro di ciò che avevamo sentito ai tg e, tra noi Compagni, quali in particolare guardassimo. 

Io amavo il Tg3...ero un fan dell'URSS, mi piaceva quell'idea dello stato socialista, di una società paritaria. E poi...quel simbolo su sfondo rosso...!

Quasi tutti in classe eravamo bolscevichi credo, anche chi proveniva dalla più alta borghesia.

Reagan e poi Bush senjor non me lo avrebbero perdonato...Cossiga e Andreotti? Anche no. Togliatti era morto da tempo e non mi poteva difendere. 

Nei tre anni in cui ho avuto Giorgio come insegnante ho imparato a leggere con gli occhi e la mente, porre quesiti a me stesso e agli altri, diffidare da molte parole dette e capirle nel loro contesto. Imparai a memoria svariati articoli della costituzione, tabelline, verbi e poesie...ho campato fino al diploma con quello che avevo imparato in 3^-4^ e 5^ elementare. Le medie hanno ampliato quello che già sapevo...Le superiori hanno aggiunto solo vino e sigarette.


 

Conobbi la musica ma continuai a leggere. Il cinema faceva già parte di me, ero un attore nel mascherare le "birichinate".

Per me possedere libri, VHS e dischi non è mai stato collezionismo. Ho sempre selezionato ciò che ritenevo bello da ciò che non mi piaceva. Un collezionista compra tutto quello che esiste di un determinato pittore o genere pittorico, scrittore, gruppo musicale o epoca storica. 

 

I Velvet underground. 

Il primo e il secondo album sono epocali. Brian Eno disse “chiunque abbia comprato quelle 30.000 copie dell’album vendute agli inizi ha fondato una band”. Avevo già la band quando li scoprii, ma non il senso della poesia in musica . 

Ad una mostra di Andy vidi il santo graal dei dischi, il primo dei Velvet. Copertina disegnata dal massimo esponente dell'arte popolare o pop art, quella banana che si sbucciava in copertina ammazzò gli anni '60. 

Quel disco ancora non l'ho. 

Mi chiama, lo voglio, è una sirena su uno scoglio e io Ulisse legato all'albero della nave. Perché lo ascolto in digitale e non su un giradischi? 

Non lo so, ho centinaia di dischi, Lui no. 

Avere una cosa che si desidera è quasi bello come desiderarla. Un puzzle ha senso fino a quando attacchi l'ultimo pezzo, dopo lo smonti e lo metti nella scatola ignorando i mesi impiegati per finirlo. 

Tutto si risolve a questo. 

Ho deciso che lo comprerò quando andrò in pensione all'età di 99 anni, quando lo capirò e gli renderò la giustizia che si merita. 

Forse sarò sordo e non sentirò nulla, vedrò la copertina e il disco girare e stop. 

Ricorderò, immaginerò quei suoni.

Magari comprerò anche un Kerouac in braille e solo allora capirò quello che (mi) voleva comunicare Jack. 

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