La tristezza e la gioia

 

Una volta un vecchio mi disse che camminano una a fianco dell’altra
E non ci lasciano mai, durante tutta la nostra vita
Come fossero due sorelle, che a volte vogliamo bene e a volte meno
Io non capii bene
E poi era solo un vecchio, stanco anche solo nel poterle dire quelle parole
Seduto su quella panchina che picchiettava a terra il suo bastone
E dava da mangiare a piccioni metropolitani
Lo incontravo nel giro del parco a corsa
Un’alzata di mano mia ed un cenno del suo viso ossuto lui
Non mi fermai mai, se non quella volta che si slacciarono le stringhe davanti a lui
E usai la panchina per allacciarle
Lui mi guardò
Io lo guardai
Uno sguardo di generazioni che si incontravano e si studiavano
Forse per trovare le parole adatte ad iniziare un discorso
Ma con un semplice “come sta? risolvemmo immediatamente la cosa
E parlammo per un po'
Lo trovai piacevole
A volte lo seguivo meno quando distribuiva “perle di vita”
Non capivo ancora 
Lo avrei fatto molto più avanti
Come pensare alla tristezza alla mia età
Vedevo solo rosa
E gioia in quello che ero e quello che facevo
Anche questo, quello di vedere solo me stesso, era quel passo che mi mancava
Uno dei passi che arrivano solo quando è il momento
Solo quando hai sorriso, ed un istante dopo il tuo volto è divenuto triste
Come i peli sul viso
Bisogna attendere
Seguirono ancora tante corse e altre scarpe allacciate
E tante chiacchiere
Tra amici
Dopo aver dimenticato entrambi la propria età
Dopo aver aperto il proprio cuore ad un’altra persona
Ma quando quel giorno, correndo con un sorriso, felice di poter incontrare quell’uomo
Ecco che la panchina era vuota
Quando domandai al chiosco mi dissero che il suo cuore aveva scelto di fermarsi
E cosi arrivò, subito dopo il sorriso, anche la sorella tristezza
Camminai piano fino a casa, senza correre, volevo fissare bene in mente quel volto
E anche questa storia, di due sorelle che dicono camminino nella vita una a fianco dell’altra
 

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