La scellerata e blasfema azione di bombardamento degli americani sull’Abbazia nel 1944 rase al suolo non solo un luogo di cultura millenaria, ma anche custode occulto di antichissimi volumi che documentavano religioni, credenze e pratiche mistiche antiche come l’umanità.

Scavando per rimuovere le macerie, durante i primi lavori sotto la direzione dell'ingegner Fratadocchi, scoprii una cripta segreta, sventrata dai crolli soprastanti, murata nel 952 AD durante la ricostruzione dell’edificio principale avvenuta a seguito dei danni perpetrati dai saraceni. Come si poteva leggere su una grande targa di marmo bianco incastonata sulla parete interna, la data era riportata in calce a un solenne ammonimento circa la pericolosità insita nel possedere e consultare il codice “De Veris Celatis” oltre a numerose preghiere e invocazioni latine di protezione dal Maligno.

Per mille anni quella stanza ha dunque celato al mondo un oscuro, terribile e arcano segreto, vale a dire un'edizione latina miniata del X secolo di un più antico grimorio pagano bizantino, unico nel suo genere. Il volume era conservato in una sorta di urna di pietra incisa con simboli esoterici di protezione su tutti i lati, e riuscii con fatica ad aprirla usando un bastone come leva per il coperchio.

Alla vista del volume, conservato innaturalmente bene, un brivido intenso quasi doloroso mi pervase il corpo e la mente… Compresi subito la gravità della situazione e occultai velocemente il tomo, distruggendo con un piccone la targa e l’urna che ne testimoniavano l’esistenza. Sarebbero di fatto arrivati tutti gli addetti ai lavori, poi i monaci, poi gli studiosi e una simile verità doveva rimanere celata, più che mai in quegli anni già dominati dalle tenebre.

Misi il volume, avvolto e protetto dalla giacca che indossavo, sul fondo di una carriola usata per il trasporto delle macerie, lo ricoprii con detriti vari inclusi i resti dell’urna e della targa e mi avviai facendomi strada tra i presenti verso la zona dove si accumulava il materiale dello sgombero. Lo sforzo fu notevole ed ebbi la netta sensazione che stessi trasportando un peso non solo fisico. Mi allontanai ulteriormente e non visto presi il volume dalla carriola, incamminandomi poi verso i miei alloggi. Entrato in camera chiusi a chiave e mi dedicai allo studio del testo per tutta la notte.

Compresi ben presto che era pertanto solo mio l'onere di custodire e occultare le empie conoscenze raccolte in questo codice, poiché uomini senza scrupoli e votati al Male avrebbero potuto scatenare grazie ad esse ben più di una guerra mondiale, ovverosia instaurare l’orrore del Regno di Ereškigal sulla terra!

Ora che la vista e la salute mi stanno abbandonando, come ha già fatto da tempo il vigore della gioventù, devo, e so che posso, chiederti l’immane sacrificio di continuare tu, caro Pietro, questa mia missione. Il volume non può rimanere incustodito, ti prego raggiungimi prima possibile. Sento di non avere molto tempo per prepararti. Giurami di non fare parola con nessuno, ripeto nessuno, di quanto hai appena appreso.

A presto.

 

Il tuo maestro,

Frate Guglielmo

Cassino, 6 giugno 1999

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